Mafia, parla Giovanni Brusca: “Le stragi volevano favorire la discesa in campo di Berlusconi”
Continua la sfilata di collaboratori di giustizia al processo in corso a Firenze
contro Salvatore Baiardo, storico favoreggiatore dei boss stragisti di Cosa
Nostra Giuseppe e Filippo Graviano, imputato per favoreggiamento e calunnia, con
novità importanti sul fronte delle dichiarazioni rese. A parlare in qualità di
testimone davanti ai giudici è stato infatti ieri il pentito Giovanni Brusca, ex
boss mafioso considerato il “boia” della strage di Capaci. Come già fatto da
numerosi altri collaboratori di giustizia nell’ambito del medesimo processo,
anche Brusca si è soffermato sui legami tra Cosa Nostra e l’ex premier
Berlusconi, che a suo dire avrebbero avuto conseguenze importanti sulla campagna
stragista del ’92-’93, che Cosa Nostra avrebbe in quella fase consumato per
agevolare il Cavaliere e «orientare la sua entrata in politica».
Parlando degli attentati effettuati da Cosa Nostra nei primi anni Novanta,
Brusca ha dichiarato che «nelle discussioni con Bagarella dicevamo di usarli
come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra» così da
favorire Silvio Berlusconi per la sua discesa in campo, avvenuta nel 1994. Uno
scenario che, se mai venisse confermato (si tratta, a oggi, solo delle parole di
un collaboratore di giustizia), consentirebbe di tratteggiare una sorta di
prosecuzione non solo esecutiva, ma anche strategica e “narrativa”, della
strategia della tensione degli anni del terrorismo. In cui, lo ricordiamo,
l’obiettivo dei promotori era proprio quello di scaricare sulle sinistre le
responsabilità di sanguinari attentati in realtà decisi ed eseguiti da ben altre
aree di riferimento. Brusca ha inoltre raccontato come, in seguito all’arresto
di Leoluca Bagarella (1995), gli uomini di Cosa Nostra si incontrarono in
occasione di una partita di poker, dove «Messina Denaro ci disse che Giuseppe
Graviano aveva visto al polso di Silvio Berlusconi un orologio da 500 milioni di
lire. È la prima volta che io sento di questo contatto con Berlusconi». Brusca
aveva già raccontato di questo presunto episodio alcuni anni fa al processo
sulla “‘Ndrangheta stragista”, in cui lo stesso Giuseppe Graviano ha affermato
di avere incontrato più volte Berlusconi quando era latitante. «Io sono
appassionato di orologi – ha aggiunto – e l’argomento mi è venuto facile
crederlo, il discorso c’è stato quando ci siamo messi a parlare dei nostri
orologi».
I legami tra il Silvio Berlusconi imprenditore e la mafia sono stati
ufficialmente storicizzati dalla sentenza con cui, nel 2014, la Suprema Corte ha
inflitto all’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, già suo braccio
destro nella vita pre-politica, la condanna a 7 anni di carcere per concorso
esterno. Nel 1974, in occasione di un incontro tenutosi a Milano tra Silvio
Berlusconi, Marcello Dell’Utri, l’allora capo di Cosa Nostra palermitana Stefano
Bontate e il mafioso Francesco di Carlo, fu infatti sancito un “patto di
protezione” che rimase effettivo almeno fino al ’92 (l’anno delle stragi).
«Grazie all’opera di intermediazione svolta da Dell’Utri veniva raggiunto un
accordo che prevedeva la corresponsione da parte di Silvio Berlusconi di
rilevanti somme di denaro in cambio della protezione da lui accordata da Cosa
Nostra palermitana. Tale accordo era fonte di reciproco vantaggio per le parti
che a esso avevano aderito grazie all’impegno profuso da Dell’Utri: per Silvio
Berlusconi esso consisteva nella protezione complessiva sia sul versante
personale che su quello economico; per la consorteria mafiosa si traduceva
invece nel conseguimento di rilevanti profitti di natura patrimoniale», si legge
nella sentenza.
A garanzia della protezione di Berlusconi fu innestato direttamente nella villa
dell’allora imprenditore Vittorio Mangano, boss del mandamento di Porta Nuova.
Un uomo che, a detta di Brusca, sarebbe ritornato centrale come tramite nei
rapporti col Cavaliere nell’epoca delle stragi. «C’è un incontro per dargli (a
Mangano, ndr) l’incarico. Mangano poi ci fece sapere che aveva avuto un contatto
che lo aveva fatto sapere a Berlusconi o tramite Dell’Utri o altri canali, e ci
riportò che Berlusconi aveva ringraziato e che quanto prima ci avrebbe dato una
mano». Brusca ha aggiunto che «gli mandammo anche una minaccia velata», cioè
«che se non ci avesse dato una mano, avremmo messo altre bombe per metterlo
politicamente in difficoltà».
Nelle scorse settimane, altri pentiti avevano evidenziato i legami che si
sarebbero venuti a creare nel tempo tra Cosa Nostra e la creatura politica di
Berlusconi. Ciro Vara, storico capo della cosca di Vallelunga Pratameno, ha
confermato come nel 1994 «tutte le famiglie, i mandamenti e le province» di Cosa
Nostra votarono Forza Italia, partito politico che andò a «sostituire la
Democrazia Cristiana (tradizionale referente politico di Cosa Nostra fino alla
fine degli anni Ottanta, ndr) in tutto». «C’era molta soddisfazione» ha aggiunto
il collaboratore di giustizia, poiché «si sapeva in Cosa nostra che anche
Berlusconi aveva avuto rapporti con noi, c’era un’aspettativa perché si potevano
aggiustare le cose». Emanuele Celona, ex capomafia di Gela, ha affermato di aver
saputo, quando si trovava in galera, che Cosa Nostra sostenne Forza Italia alle
elezioni del ‘94 con lo scopo di ottenere un alleggerimento delle misure
antimafia. A testimoniare è stato anche Gaspare Spatuzza, esecutore della strage
di via D’Amelio, il quale – come già in altri precedenti processi – ha fatto
riferimento al suo appuntamento al Bar Doney di Roma del gennaio 1994 con
Giuseppe Graviano: «Dopo aver fatto il punto della situazione di quello che era
il preparativo per l’attentato all’Olimpico (bomba che doveva esplodere il 23
gennaio 1994, ma la strage fallì, ndr) mi dice che avevamo chiuso tutto e
ottenuto quello che cercavamo, che ci eravamo messi il Paese nelle mani […]. Mi
fa il nome di Berlusconi, che io tanto tendo a dire che se era quello del Canale
5 […]. Che c’era di mezzo un nostro compaesano, Marcello Dell’Utri. Quindi
avevamo chiuso tutto, eravamo felici, ci eravamo messi il Paese nelle mani». Ora
toccherà ai giudici trovare eventuali riscontri a queste dichiarazioni, che
riaprono uno squarcio sulle dinamiche politico-criminali a cavallo tra Prima e
Seconda Repubblica.
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in campo di Berlusconi” appeared first on L'INDIPENDENTE.