
Gli USA cancellano i limiti alle emissioni di gas serra nelle centrali fossili
L'INDIPENDENTE - Friday, September 18, 2026L’amministrazione Trump dà un nuovo impulso alla sua agenda, allentando le norme ambientali negli Stati Uniti. L’Environmental Protection Agency (EPA) ha infatti deciso di cancellare i limiti alle emissioni di gas serra prodotte dalle centrali elettriche alimentate a carbone e gas. Nel motivare la sua decisione, l’agenzia federale sostiene che eliminerà oltre 300 miliardi di dollari di costi per il settore industriale. Il risparmio economico sarà pagato da cittadini e ambiente, visto l’impatto dei gas serra sui cambiamenti climatici. Il bilancio si aggrava se si considera la mole della produzione energetica statunitense. Nel 2022, proprio uno studio dell’EPA, rivelò come il settore rappresentasse il 25% di tutte le emissioni di gas serra prodotte dal Paese — secondo solo alla Cina in termini di impatto totale. L’intervento dell’agenzia federale allontana di un altro passo l’amministrazione Trump dalle precedenti, come quella di Joe Biden, che per ultima aveva fissato limiti stringenti alle emissioni di gas serra.
L’EPA ha scelto la strada della deregolamentazione totale. Saranno le varie aziende a decidere, in maniera del tutto autonoma, la gestione delle centrali elettriche, non badando più ai vincoli ambientali sui gas serra. «L’amministrazione sta tutelando l’energia americana da una guerra al carbone. Gli americani godranno di una riduzione dei prezzi dell’elettricità, ma questo è solo l’inizio. Stiamo lavorando per andare ancora oltre, affinché il potenziale dell’energia americana possa essere pienamente sprigionato. Realizzare appieno tale potenziale significa più posti di lavoro, prezzi più bassi e un’America più prospera». Con queste parole Lee Zeldin, amministratore dell’EPA scelto da Trump, ha commentato l’intervento pubblico.
Soltanto due anni fa, con Joe Biden a Washington, le centrali erano state costrette a catturare il 90% delle proprie emissioni, ricorrendo a sistemi di stoccaggio, pena la chiusura degli impianti. Le centrali alimentate a carbone e gas naturale dominano il settore energetico statunitense, che rappresenta circa il 25% di tutte le emissioni di gas serra prodotte dal Paese. Il totale ammonta a oltre 4,8 miliardi di tonnellate di CO2, guadagnando il secondo posto in questa speciale classifica, guidata dalla Cina con più di 12,6 miliardi di tonnellate di CO2.
Soltanto pochi giorni fa un tribunale federale aveva stabilito che l’attuale Dipartimento dell’Energia avesse oltrepassato i propri poteri imponendo la prosecuzione dell’attività della centrale a carbone J.H. Campbell in Michigan oltre la chiusura prevista. La Corte d’appello del Distretto di Columbia, chiamata in causa da tre Stati e gruppi ambientalisti, ha escluso l’esistenza di una vera emergenza che giustificasse il provvedimento. Secondo la sentenza, i poteri d’emergenza previsti dalla legge sono uno strumento eccezionale. Il mantenimento dell’impianto sarebbe costato almeno 135 milioni di dollari nel 2025.
Il caso, non isolato, rientra in un disegno politico più ampio, arricchito ora dall’ultima decisione dell’EPA, che fa degli USA il simbolo della deregolamentazione ambientale. Nel primo giorno del suo secondo mandato, Trump ha ritirato il Paese dall’Accordo di Parigi, adottato nel 2015 per fermare il riscaldamento globale. Il tycoon ha poi accelerato sulle fonti fossili, potenziando ad esempio l’estrazione di petrolio, gas e minerali in Alaska.
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