
Brasile, invasa l’area indigena Ituna Itatá: incendi e disboscamento in aumento
L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 16, 2026Nelle ultime settimane centinaia di persone hanno occupato il territorio indigeno Ituna Itatá, nello Stato brasiliano del Pará. Parte della foresta è stata abbattuta per fare spazio a strade propedeutiche ad attività agricole, industriali e minerarie — previste dalla legge statale n. 11.665/2026. Con quest’ultima, il governo del Pará ha dato il via libera allo sfruttamento dell’area, nonostante si sovrapponga al territorio ancestrale degli Igarapé Ipiaçava, popolazione nativa in isolamento volontario. Per fermare l’invasione, il 26 agosto scorso un tribunale federale ha disposto il dispiegamento della polizia. Gli agenti avrebbero dovuto arrivare entro 48 ore, ma dal governo presieduto da Lula non è giunto alcun ordine. Dopo giorni di rimpalli istituzionali, a muoversi sono stati i funzionari dell’Istituto brasiliano dell’ambiente e delle risorse naturali (IBAMA), impegnati nei primi sopralluoghi. Di tutta risposta, gli occupanti hanno appiccato diversi incendi, aggravando l’impatto sul territorio.
Quella istituita nel Pará con la legge n. 11.665/2026 è l’Area di Protezione Ambientale (APA) di Bacajai. A dispetto del nome — che suggerirebbe la tutela del territorio — un’APA consente diverse attività potenzialmente impattanti, nonché l’insediamento umano. Peccato che l’Area di Protezione Ambientale (APA) di Bacajai inglobi un territorio già abitato, dall’alto valore storico e culturale, che si estende per oltre 142mila ettari tra i Comuni di Altamira e Senador José Porfírio. Si tratta dell’Ituna Itatá degli Igarapé Ipiaçava, che da anni si trovano a fare i conti con minacce e invasioni. Nel 2019 — come denuncia Survival International — l’Ituna Itatá è diventata «la terra indigena più deforestata del Brasile. Dal 2011, questo territorio indigeno è protetto da un’Ordinanza di Protezione Territoriale: una misura che vieta l’ingresso di terzi e lo sfruttamento delle risorse naturali, riducendo i rischi di invasione, violenza e contatti forzati».
Nonostante ciò, il governo del Pará ha approvato la legge n. 11.665/2026, provocando la recente incursione che ha visto come protagoniste circa 500 persone, intente a disboscare la foresta per aprire varchi strategici. Dai sopralluoghi effettuati dall’IBAMA sarebbero lunghe almeno 30 chilometri le strade realizzate con mezzi pesanti. Il danno all’ecosistema si aggrava con i diversi incendi appiccati come ritorsione all’intervento dell’agenzia governativa. Gli occupanti hanno inoltre minacciato e aggredito i dipendenti della FUNAI, la fondazione che si occupa di proteggere i popoli indigeni. A mettere ordine nella controversia giuridica scaturita dalla legge n. 11.665/2026 è stata la Corte Federale del Pará, dichiarando la sua incostituzionalità. Lo Stato non ha infatti l’autorità per ridurre delle tutele riconosciute ai popoli indigeni a livello centrale. Tuttavia, la situazione sul campo resta drammatica, come confermato a L’Indipendente da Survival International. Il movimento per i diritti dei popoli indigeni fondato nel 1969 ha attestato che gli invasori sono ancora nel territorio Ituna Itatá. La procura federale (MPF) ha chiesto l’immediata esecuzione dell’ordine del tribunale e il dispiegamento della Força Nacional. Nell’attesa i magistrati propongono di sanzionare il governo federale con una multa giornaliera da 50mila Real (pari a circa 8,5mila euro). L’esecutivo centrale ha puntato il dito contro la mancata collaborazione dello Stato del Pará, sottolineando che senza di essa era impossibile procedere con la richiesta — una posizione respinta dai procuratori federali, secondo i quali, in casi simili, è possibile l’azione diretta.
I fatti di Ituna Itatá non sono un caso isolato, piuttosto si inseriscono in un mandato presidenziale fatto di luci e ombre, nonostante le numerose promesse ecologiste di Lula. L’anno scorso, il Brasile ha ad esempio messo all’asta oltre 170 blocchi petroliferi offshore, molti dei quali situati in aree incontaminate, incontrando la protesta delle popolazioni indigene. Le trivelle sono state approvate anche nel Rio delle Amazzoni, a ridosso di una delle più grandi riserve di mangrovie al mondo. Sotto il mandato di Lula è stata poi costruita l’Avenida Liberdade, un’autostrada a quattro corsie, lunga 13,6 chilometri, nel cuore della Foresta Amazzonica.
Tra tre settimane i brasiliani saranno chiamati alle urne. Lula è tallonato da Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Evidentemente, per tenere insieme quanti più interessi nella volata per il quarto mandato, Lula ha scelto la moderazione per affrontare l’emergenza di Ituna Itatá, tenendo fede a quell’equilibrismo ecologista che lo ha accompagnato negli ultimi quattro anni.
The post Brasile, invasa l’area indigena Ituna Itatá: incendi e disboscamento in aumento appeared first on L'INDIPENDENTE.