Come si rischia la vita lavorando (in nero) a Gabicce: lettera di una cameriera a L’Indipendente

L'INDIPENDENTE - Monday, September 14, 2026

Il pomeriggio del 16 luglio Naomi R. si trova nella sua camera al quinto piano dell’hotel Plaza di Gabicce. Ha appena 20 anni, viene da Roma, e da fine maggio lavora nella struttura come cameriera di sala per la stagione estiva. Sono le 4 di pomeriggio e si sta riposando tra il turno del pranzo e quello della cena quando sente squillare il telefono. È un suo collega che le dice che nella lavanderia, a pochi metri da dove si trova lei, si è scatenato un incendio: «Provai ad uscire dalla camera ma una fiammata mi investì in pieno. Richiusi la porta e richiamai il mio collega, ero terrorizzata. Bloccata in una camera che si era trasformata in una trappola» racconta lei stessa in una lettera inviata a L’Indipendente, nella quale ha scelto di raccontare quanto le è accaduto per denunciare non solo le condizioni di sicurezza dell’albergo in cui ha rischiato di morire, ma anche quelle del suo contratto di lavoro, che, stando alle sue dichiarazioni, semplicemente non esisteva. Sui giornali locali è stata chiamata per settimane «la ferita» o «la dipendente intrappolata all’ultimo piano». In realtà Naomi ha una storia che comincia molto prima del rogo e che le cronache di quei giorni non hanno raccontato.

Quel giovedì di metà luglio la colonna di fumo si era alzata in cielo all’improvviso. Il nero si vedeva anche dalle spiagge di Cattolica e Misano, e qualche bagnante l’aveva presa per le griglie della rustida dei bagnini prevista per la sera. In albergo c’erano un’ottantina di ospiti, quasi tutti al mare. Il personale invece riposava nelle camere dello staff, che al Plaza stanno tutte all’ultimo piano, accanto alla lavanderia e al deposito della biancheria da cui, per un cortocircuito di una lavatrice, sono partite le fiamme. Naomi si era addormentata. Dopo la fiammata sulla porta, il fumo ha fatto il resto: «Persi i sensi per le esalazioni. Mi hanno estratta i pompieri poco dopo, per mia fortuna o sarei morta. O per meglio dire lo ero già» continua nella sua lettera. I vigili del fuoco hanno sfondato la porta e l’hanno trovata a terra. Rianimata in ambulanza, intubata per l’intossicazione, ricoverata in prognosi riservata all’ospedale di Pesaro: «Presento ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 60% del corpo, inclusa la faccia – scrive – con una prognosi superiore ai sessanta giorni e le cure ancora davanti». Nel tentativo di raggiungerla il manutentore dell’hotel, Tommy Nuotatore, è svenuto sulle scale per il fumo ed è caduto, rompendosi otto costole.

La stanza in cui Naomi ha rischiato di morire gliel’aveva assegnata la direttrice dell’hotel, che è anche socia della struttura: «Una camera piccola, senza aria condizionata, diventava un forno nel pomeriggio». Qualche settimana prima, racconta, l’Ispettorato del lavoro era passato e aveva giudicato non idonei sia gli alloggi dello staff sia la lavanderia, «con apparecchiature obsolete e danneggiate». Il 16 luglio erano ancora lì, identici.

Naomi era arrivata a Gabicce dopo un colloquio con la direttrice, che aveva assunto lei in sala e sua madre alle camere. La madre è stata licenziata dopo pochi giorni: «Nonostante le varie richieste non mi è stato mai fatto vedere un contratto di lavoro». Di stipendi, dice, non ne ha visto uno: «Dal 20 giugno non ero in regola, tecnicamente in nero, a mia insaputa». Al risveglio dopo l’incidente, i suoi documenti, i vestiti e le altre cose personali non c’erano più. Nel frattempo, ai giornalisti arrivati davanti all’hotel, la stessa direttrice aveva dato la sua versione: «Dichiarò che non ero una dipendente, ma ero lì solo in appoggio». E, sempre secondo Naomi, avrebbe presentato una denuncia contro ignoti per la presenza di uno sconosciuto entrato in albergo: «Dichiarazioni false per allontanare le indagini dalla sua persona».

L’incendio all’Hotel Plaza

Quello che è successo nelle due settimane successive lo raccontano gli atti pubblici, e non è molto diverso per tono. Il Plaza ha riaperto due giorni dopo il rogo. Poi i vigili del fuoco sono dovuti tornare per una fuga di gas. La sindaca Marila Girolomoni ha chiesto le certificazioni sul ripristino degli impianti. Ha ricevuto e ha firmato un’ordinanza di chiusura che è rimasta lettera morta finché, il 22 luglio, polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e pompieri non si sono presentati davanti all’ingresso per sgomberarlo. Trentacinque persone tra ospiti e lavoratori sono state ricollocate in altri alberghi della città. Fuori da ogni ricollocazione sono rimasti i due che si erano fatti male: Tommy Nuotatore, con un contratto in scadenza il 31 luglio e la malattia fino a metà agosto, e Naomi, dimessa e in malattia, finita in una sistemazione provvisoria, senza stipendio. La Procura di Pesaro ha aperto un’inchiesta sulle cause del rogo e sulle responsabilità verso ospiti e dipendenti.

A quasi due mesi di distanza, nulla si è ancora mosso. Lo conferma a L’Indipendente Gianluca Di Sante, segretario confederale della CGIL di Pesaro, che segue Tommy Nuotatore per l’infortunio. «L’infortunio è chiuso – spiega – Ha chiesto il pagamento diretto all’INAIL e dopo dovrebbe ricevere quanto gli spetta dalla ditta. Ma l’hotel non risponde più al telefono. Dopo l’incendio non sappiamo cosa stia succedendo. Sono semplicemente spariti». Anche L’Indipendente ha provato a contattare il Plaza per avere maggiori chiarimenti sulla vicenda. Non è mai arrivata risposta. L’albergo è ancora chiuso e i lavoratori sono stati tutti mandati a casa senza che nessuno sappia con quale formula. «Quando succedono eventi inattesi di questo tipo può essere prevista la cassa integrazione. Sappiamo che l’azienda non l’ha attivata, quindi non sappiamo come siano stati sistemati i lavoratori». Alla CGIL Naomi non è mai arrivata: Di Sante la conosce solo di nome. 

L’avviso presente sul sito dell’Hotel Plaza

Il caso del Plaza, per il sindacalista, è la punta di qualcosa che a Gabicce e in tutta la Riviera si vede ogni autunno negli uffici del patronato: «Il lavoro stagionale è infestato di lavoro sommerso. Lo vediamo dagli stagionali che vengono a fare la domanda di disoccupazione. Ogni anno la Naspi diventa più bassa. Significa che rispetto alle ore lavorate quelle dichiarate sono sempre in calo». Gli strumenti per invertire la rotta esisterebbero: «Si parla tanto di intelligenza artificiale, si potrebbe usare anche per migliorare la legalità del lavoro, un po’ come succede in edilizia con il badge di cantiere, che registra le ore che il lavoratore fa davvero. Il progresso non dovrebbe essere sfruttato solo a livello commerciale. Se si vogliono adottare provvedimenti di questo tipo, si possono adottare. Chiaramente ci vuole la volontà». 

La volontà, per ora, non si vede. Il tavolo con gli operatori turistici che la sindaca aveva promesso per i primi di settembre non è stato ancora fissato. Nel frattempo Settembre è arrivato, la stagione a Gabicce si sta chiudendo come si chiude ogni anno, e del Plaza resta un albergo sbarrato, un telefono che non risponde e un’inchiesta di cui nessuno sa nulla. La lettera di Naomi si chiude con una domanda che suona come una profezia: “Scommettiamo che alla fine la cosa sarà archiviata o portata a scadenza termini?”. Per ora nessuno ha ancora risposto alla scommessa.

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