Come si rischia la vita lavorando (in nero) a Gabicce: lettera di una cameriera a L’Indipendente
Il pomeriggio del 16 luglio Naomi R. si trova nella sua camera al quinto piano
dell’hotel Plaza di Gabicce. Ha appena 20 anni, viene da Roma, e da fine maggio
lavora nella struttura come cameriera di sala per la stagione estiva. Sono le 4
di pomeriggio e si sta riposando tra il turno del pranzo e quello della cena
quando sente squillare il telefono. È un suo collega che le dice che nella
lavanderia, a pochi metri da dove si trova lei, si è scatenato un incendio:
«Provai ad uscire dalla camera ma una fiammata mi investì in pieno. Richiusi la
porta e richiamai il mio collega, ero terrorizzata. Bloccata in una camera che
si era trasformata in una trappola» racconta lei stessa in una lettera inviata a
L’Indipendente, nella quale ha scelto di raccontare quanto le è accaduto per
denunciare non solo le condizioni di sicurezza dell’albergo in cui ha rischiato
di morire, ma anche quelle del suo contratto di lavoro, che, stando alle sue
dichiarazioni, semplicemente non esisteva. Sui giornali locali è stata chiamata
per settimane «la ferita» o «la dipendente intrappolata all’ultimo piano». In
realtà Naomi ha una storia che comincia molto prima del rogo e che le cronache
di quei giorni non hanno raccontato.
Quel giovedì di metà luglio la colonna di fumo si era alzata in cielo
all’improvviso. Il nero si vedeva anche dalle spiagge di Cattolica e Misano, e
qualche bagnante l’aveva presa per le griglie della rustida dei bagnini prevista
per la sera. In albergo c’erano un’ottantina di ospiti, quasi tutti al mare. Il
personale invece riposava nelle camere dello staff, che al Plaza stanno tutte
all’ultimo piano, accanto alla lavanderia e al deposito della biancheria da cui,
per un cortocircuito di una lavatrice, sono partite le fiamme. Naomi si era
addormentata. Dopo la fiammata sulla porta, il fumo ha fatto il resto: «Persi i
sensi per le esalazioni. Mi hanno estratta i pompieri poco dopo, per mia fortuna
o sarei morta. O per meglio dire lo ero già» continua nella sua lettera. I
vigili del fuoco hanno sfondato la porta e l’hanno trovata a terra. Rianimata in
ambulanza, intubata per l’intossicazione, ricoverata in prognosi riservata
all’ospedale di Pesaro: «Presento ustioni di secondo e terzo grado su oltre il
60% del corpo, inclusa la faccia – scrive – con una prognosi superiore ai
sessanta giorni e le cure ancora davanti». Nel tentativo di raggiungerla il
manutentore dell’hotel, Tommy Nuotatore, è svenuto sulle scale per il fumo ed è
caduto, rompendosi otto costole.
La stanza in cui Naomi ha rischiato di morire gliel’aveva assegnata la
direttrice dell’hotel, che è anche socia della struttura: «Una camera piccola,
senza aria condizionata, diventava un forno nel pomeriggio». Qualche settimana
prima, racconta, l’Ispettorato del lavoro era passato e aveva giudicato non
idonei sia gli alloggi dello staff sia la lavanderia, «con apparecchiature
obsolete e danneggiate». Il 16 luglio erano ancora lì, identici.
Naomi era arrivata a Gabicce dopo un colloquio con la direttrice, che aveva
assunto lei in sala e sua madre alle camere. La madre è stata licenziata dopo
pochi giorni: «Nonostante le varie richieste non mi è stato mai fatto vedere un
contratto di lavoro». Di stipendi, dice, non ne ha visto uno: «Dal 20 giugno non
ero in regola, tecnicamente in nero, a mia insaputa». Al risveglio dopo
l’incidente, i suoi documenti, i vestiti e le altre cose personali non c’erano
più. Nel frattempo, ai giornalisti arrivati davanti all’hotel, la stessa
direttrice aveva dato la sua versione: «Dichiarò che non ero una dipendente, ma
ero lì solo in appoggio». E, sempre secondo Naomi, avrebbe presentato una
denuncia contro ignoti per la presenza di uno sconosciuto entrato in albergo:
«Dichiarazioni false per allontanare le indagini dalla sua persona».
L’incendio all’Hotel Plaza
Quello che è successo nelle due settimane successive lo raccontano gli atti
pubblici, e non è molto diverso per tono. Il Plaza ha riaperto due giorni dopo
il rogo. Poi i vigili del fuoco sono dovuti tornare per una fuga di gas. La
sindaca Marila Girolomoni ha chiesto le certificazioni sul ripristino degli
impianti. Ha ricevuto e ha firmato un’ordinanza di chiusura che è rimasta
lettera morta finché, il 22 luglio, polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e
pompieri non si sono presentati davanti all’ingresso per sgomberarlo.
Trentacinque persone tra ospiti e lavoratori sono state ricollocate in altri
alberghi della città. Fuori da ogni ricollocazione sono rimasti i due che si
erano fatti male: Tommy Nuotatore, con un contratto in scadenza il 31 luglio e
la malattia fino a metà agosto, e Naomi, dimessa e in malattia, finita in una
sistemazione provvisoria, senza stipendio. La Procura di Pesaro ha aperto
un’inchiesta sulle cause del rogo e sulle responsabilità verso ospiti e
dipendenti.
A quasi due mesi di distanza, nulla si è ancora mosso. Lo conferma a
L’Indipendente Gianluca Di Sante, segretario confederale della CGIL di Pesaro,
che segue Tommy Nuotatore per l’infortunio. «L’infortunio è chiuso – spiega – Ha
chiesto il pagamento diretto all’INAIL e dopo dovrebbe ricevere quanto gli
spetta dalla ditta. Ma l’hotel non risponde più al telefono. Dopo l’incendio non
sappiamo cosa stia succedendo. Sono semplicemente spariti». Anche L’Indipendente
ha provato a contattare il Plaza per avere maggiori chiarimenti sulla vicenda.
Non è mai arrivata risposta. L’albergo è ancora chiuso e i lavoratori sono stati
tutti mandati a casa senza che nessuno sappia con quale formula. «Quando
succedono eventi inattesi di questo tipo può essere prevista la cassa
integrazione. Sappiamo che l’azienda non l’ha attivata, quindi non sappiamo come
siano stati sistemati i lavoratori». Alla CGIL Naomi non è mai arrivata: Di
Sante la conosce solo di nome.
L’avviso presente sul sito dell’Hotel Plaza
Il caso del Plaza, per il sindacalista, è la punta di qualcosa che a Gabicce e
in tutta la Riviera si vede ogni autunno negli uffici del patronato: «Il lavoro
stagionale è infestato di lavoro sommerso. Lo vediamo dagli stagionali che
vengono a fare la domanda di disoccupazione. Ogni anno la Naspi diventa più
bassa. Significa che rispetto alle ore lavorate quelle dichiarate sono sempre in
calo». Gli strumenti per invertire la rotta esisterebbero: «Si parla tanto di
intelligenza artificiale, si potrebbe usare anche per migliorare la legalità del
lavoro, un po’ come succede in edilizia con il badge di cantiere, che registra
le ore che il lavoratore fa davvero. Il progresso non dovrebbe essere sfruttato
solo a livello commerciale. Se si vogliono adottare provvedimenti di questo
tipo, si possono adottare. Chiaramente ci vuole la volontà».
La volontà, per ora, non si vede. Il tavolo con gli operatori turistici che la
sindaca aveva promesso per i primi di settembre non è stato ancora fissato. Nel
frattempo Settembre è arrivato, la stagione a Gabicce si sta chiudendo come si
chiude ogni anno, e del Plaza resta un albergo sbarrato, un telefono che non
risponde e un’inchiesta di cui nessuno sa nulla. La lettera di Naomi si chiude
con una domanda che suona come una profezia: “Scommettiamo che alla fine la cosa
sarà archiviata o portata a scadenza termini?”. Per ora nessuno ha ancora
risposto alla scommessa.
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