L’Unione europea sta preparando una stretta agli affitti brevi
Centri storici presi d’assalto, affitti sempre più cari e rete dei servizi sotto
stress. La condizione vissuta da anni dalle città europee è una conseguenza del
turismo di massa, che attrae capitale (straniero e non) in cambio
dell’espulsione dei residenti. Si moltiplicano i tentativi degli enti locali di
contrastare il fenomeno, tanto in Italia quanto nel resto d’Europa, soprattutto
meridionale, riunitasi nella Rete SET (Sud Europa di fronte alla
Turistizzazione). Per provare a mettere ordine tra i vari interventi, la
Commissione europea ha preparato un regolamento che presenterà nei prossimi
giorni ai Paesi membri. Un criterio unico definirà le aree sotto stress
abitativo, all’interno delle quali sarà pienamente legittimo porre dei freni
agli affitti brevi.
L’Affordable Housing Act è in dirittura d’arrivo. Ad aprile si è conclusa la
fase di consultazione pubblica, dove i soggetti più disparati — cittadini, enti,
associazioni e imprese — hanno potuto condurre la propria attività di lobbying
sulla Commissione europea. Il risultato di questi interessi contrapposti verrà
presentato il 9 settembre. Nodo cruciale sarà la definizione di area sotto
stress abitativo. Secondo una bozza del regolamento visionata dall’ANSA, lo
status emergenziale dovrebbe scattare nel momento in cui «il prezzo medio di
transazione di un’abitazione, rapportato al reddito disponibile medio della
popolazione di tale area (“rapporto prezzo-reddito”), è pari o superiore alla
soglia di 8». Una condizione che potrebbe verificarsi ad esempio se il prezzo
medio delle transazioni immobiliari in una città o in un quartiere fosse di
240mila euro e il reddito medio degli abitanti di 30mila.
In questo scenario servirebbero 8 anni di stipendio (senza contare tasse o spese
di vita) per comprare una casa. Parliamo di una condizione di severa
inaccessibilità abitativa. Almeno considerando i principali studi in materia, a
partire dalla scala di Demographia, che fissa a 3 la soglia di un rapporto
prezzo-reddito accessibile. Da 5 in poi, invece, il rapporto denota una
condizione di forte stress abitativo, con la vita dei residenti minacciata un
contesto immobiliare insostenibile. Se la bozza circolata dovesse essere
confermata dalla Commissione, potrebbe materializzarsi il rischio di un
intervento parziale, lasciando fuori quartieri o città a rischio.
Ad ogni modo, i territori che ricadranno nella fattispecie di area sotto stress
abitativo saranno legittimati a salvaguardare il diritto alla città — per dirla
alla Lefebvre — adottando misure quali la limitazione degli affitti brevi.
Firenze e Verona si sono già mosse verso questa direzione. In Europa la
Catalogna detta la linea, ponendosi come avanguardia nella lotta alla
speculazione immobiliare. Gli enti locali che si sono mossi autonomamente lo
hanno fatto accettando il rischio di eventuali contenziosi basati sul diritto
europeo. Si pensi ad esempio alla Direttiva Servizi, che definisce la locazione
a breve termine un’attività economica senza particolari vincoli, nonostante
l’impatto sulla quotidianità di milioni di persone. Sul tema si sprecano gli
studi di sociologi e urbanisti. Nel 2020 Miquel‐Àngel Garcia‐López ha dimostrato
che mediamente, a Barcellona, l’attività di Airbnb ha aumentato gli affitti
dell’1,9% e i prezzi di transazione del 4,6%. Per i quartieri con la più alta
concentrazione di annunci Airbnb si stima che gli affitti siano aumentati del
7%.
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