Campi Flegrei: a oltre un mese dal terremoto sono più di 4mila gli sfollati

L'INDIPENDENTE - Wednesday, September 2, 2026

È passato più di un mese da quando, la sera del 31 luglio, la terra ha tremato violentemente ai Campi Flegrei, colpendo soprattutto la città di Pozzuoli. La scossa, di magnitudo 4.7, è stata la più forte degli ultimi 40 anni. Ha danneggiato centinaia di edifici — interessati da crolli parziali e crepe — che ancora oggi risultano inagibili. Ciò ha comportato lo sgombero di più di 4mila persone, costrette a dormire per strada, in auto, o in appoggio ad amici e familiari. Con il contributo offerto dallo Stato, le famiglie non riescono infatti a coprire le spese per un alloggio, scontrandosi con la realtà di un mercato immobiliare ormai alla deriva. La rabbia dei cittadini è stata portata in piazza durante tutto il mese di agosto. Lunedì i comitati hanno partecipato al tavolo in prefettura guidato dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi, denunciando a margine un generale disinteresse da parte delle istituzioni.

Un lungomare preso d’assalto da auto parcheggiate e brandine arrangiate, 217 edifici dichiarati inagibili, oltre 4mila sfollati e servizi che funzionano a singhiozzo. Così si presenta Pozzuoli a un mese dalla scossa del 31 luglio scorso, la più forte degli ultimi 40 anni — un “record” aggiornato soltanto lo scorso anno con due terremoti, uno a marzo e l’altro a giugno, entrambi di magnitudo 4.6. Nel 2024 altre due scosse con una magnitudo superiore a 4. A riprova della strutturalità del bradisismo flegreo, cresciuto in termini di frequenza e intensità negli ultimi anni. I cittadini pretendono pertanto risposte adeguate, non più interventi sconnessi tra loro. Lo hanno ribadito anche lunedì scorso, al tavolo in prefettura con cui Piantedosi ha raccolto le richieste provenienti dal territorio in vista della conversione del decreto-legge Campi Flegrei — l’ennesimo provvedimento d’emergenza. Gli abitanti hanno chiesto sostegno a lavoratori e imprese colpiti dalle conseguenze del sisma; congelamento delle tasse e soprattutto un piano di messa in sicurezza idrogeologica del territorio, «perché qui siamo nati e qui vogliamo vivere».

Lo scetticismo è alto, soprattutto considerando i precedenti. Nell’ultimo decreto-legge, il governo Meloni ha previsto un sostegno parziale alle ristrutturazioni, che oscilla tra il 50 e il 70 per cento della spesa sostenuta. I cittadini attendono però ancora il rimborso degli interventi effettuati a seguito dei terremoti del 2024. La messa in sicurezza degli edifici sgomberati resta invece a carico degli abitanti, alimentando la loro frustrazione. A questi ultimi è stato offerto un contributo statale di 200 euro a persona — più eventuali integrazioni per anziani e bambini — per cercare una soluzione abitativa altrove. Cittadini e comitati denunciano l’inadeguatezza della misura, incapace di coprire gli affitti imposti da un mercato immobiliare che, tra Napoli e provincia, risulta sempre più in balia di turistificazione e gentrificazione.

L’associazione Pozzuoli esiste ancora riporta annunci da 1000 euro mensili per un bilocale in zona Varcaturo, a dieci minuti di auto dal centro flegreo. Ciò ha portato gli sfollati ad arrangiarsi, rivolgendosi ad amici e familiari. C’è chi dorme ancora in auto o su una brandina sul lungomare. La protezione civile ha allestito un centro a Monterusciello, mentre un centinaio di persone sono state sistemate in strutture alberghiere della provincia napoletana, lasciando ai cittadini l’onere della spola tra famiglia e lavoro.

Negli ultimi due anni, i cittadini flegrei si sono mossi da un disagio all’altro, senza poter contare su risposte strutturali delle istituzioni. C’è l’emergenza, a cui segue il clamore mediatico e politico, infine si staglia graduale l’abbandono senza soluzioni definitive: quella di Pozzuoli, e in generale dell’intera area dei Campi Flegrei, è una storia che racconta la modalità, tutta italiana, di affrontare problemi e storture. Pertanto si ripete altrove. Lo sanno bene anche ad Amatrice, che di recente ha “celebrato” i dieci anni dal violento terremoto dal 2016. Il paese è ancora tutto un cantiere, gli abitanti vivono nella precarietà, con servizi a singhiozzo e un sentimento generale di abbandono dello Stato.

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