
La guerra politica sui migranti tra Italia e Spagna non è ancora finita
L'INDIPENDENTE - Tuesday, September 1, 2026Un mese di controlli alle frontiere non è stato sufficiente, secondo il governo italiano, a contenere il rischio di gravi «infiltrazioni», a cominciare da quella «jihadista» provenienti dalla Spagna. Così, il ministero dell’Interno ha deciso di prorogare di ulteriori 15 giorni la sospensione dell’accordo Schengen, introdotta lo scorso 1° agosto. Non avendo Italia e Spagna confini condivisi, il provvedimento si concretizza in maggiori controlli sui documenti delle persone che vogliono fare ingresso nel nostro Paese via mare o via aerea. Nulla di cui preoccuparsi per il turismo, assicura Piantedosi: ad essere controllati saranno solamente i cittadini dei Paesi terzi. Nemmeno a dirlo, la risposta della Spagna non si è fatta attendere: i controlli saranno prorogati anche da Madrid di un periodo equivalente.
Il pretesto della crisi diplomatica è quanto avvenuto nell’exlave spagnola di Ceuta nel luglio di quest’anno, quando circa 72mila migranti hanno superato a nuoto in poche ore il confine che la separa dal Marocco. La stragrande maggioranza di queste (almeno 70mila persone) è stata rimpatriata immediatamente. Tuttavia, quanto accaduto rappresenta per Roma un rischio tale da dover ricorrere a misure straordinarie di sicurezza. E non solo per il mese di agosto, ma almeno fino alla metà di settembre. «Il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid», sostiene Piantedosi, ma «nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata». Ad essere temuta è l’infiltrazione, sul suolo italiano, di elementi jihadisti: d’altronde, «diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista».
La scelta di proseguire i controlli, fa sapere il Viminale, è l’esito delle valutazioni del Comitato analisi immigrazione e sicurezza alle frontiere, il quale ritiene permangano gli elementi che hanno portato il governo a prendere questa decisione in prima istanza. Una scelta giusta, commenta il ministro degli Esteri Tajani, «provvisoria e motivata dalla necessità di garantire la sicurezza delle frontiere italiane ed europee, e impedire qualsiasi infiltrazione, a cominciare da quella jihadista». La decisione di agosto, funzionale al governo a mostrare l’impegno nel controllo delle frontiere del Paese e nel «contrasto all’immigrazione illegale», è stata tuttavia preludio di una lunga serie di problemi per l’Italia, proprio sul fronte dei flussi migratori. Anche in capo alla nuova normativa prevista dal Patto europeo sulle migrazioni, numerosi Paesi europei hanno infatti annunciato l’intenzione di voler riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, ovvero di coloro che, dopo aver fatto ingresso in Italia ed aver presentato qui domanda di asilo, si sono trasferiti verso altri Paesi UE. Se gli annunci hanno turbato il governo, Meloni non ha certo dato l’intenzione di darlo a vedere: il nuovo Patto, sostiene, segna una svolta positiva per l’Italia, la cui prerogativa è sempre e comunque quella del «contrasto all’immigrazione illegale di massa».
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