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La guerra politica sui migranti tra Italia e Spagna non è ancora finita
Un mese di controlli alle frontiere non è stato sufficiente, secondo il governo italiano, a contenere il rischio di gravi «infiltrazioni», a cominciare da quella «jihadista» provenienti dalla Spagna. Così, il ministero dell’Interno ha deciso di prorogare di ulteriori 15 giorni la sospensione dell’accordo Schengen, introdotta lo scorso 1° agosto. Non avendo Italia e Spagna confini condivisi, il provvedimento si concretizza in maggiori controlli sui documenti delle persone che vogliono fare ingresso nel nostro Paese via mare o via aerea. Nulla di cui preoccuparsi per il turismo, assicura Piantedosi: ad essere controllati saranno solamente i cittadini dei Paesi terzi. Nemmeno a dirlo, la risposta della Spagna non si è fatta attendere: i controlli saranno prorogati anche da Madrid di un periodo equivalente. Il pretesto della crisi diplomatica è quanto avvenuto nell’exlave spagnola di Ceuta nel luglio di quest’anno, quando circa 72mila migranti hanno superato a nuoto in poche ore il confine che la separa dal Marocco. La stragrande maggioranza di queste (almeno 70mila persone) è stata rimpatriata immediatamente. Tuttavia, quanto accaduto rappresenta per Roma un rischio tale da dover ricorrere a misure straordinarie di sicurezza. E non solo per il mese di agosto, ma almeno fino alla metà di settembre. «Il problema non risiede nell’impegno delle autorità di Madrid», sostiene Piantedosi, ma «nell’oggettiva ingovernabilità di una crisi di tale portata». Ad essere temuta è l’infiltrazione, sul suolo italiano, di elementi jihadisti: d’altronde, «diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista». La scelta di proseguire i controlli, fa sapere il Viminale, è l’esito delle valutazioni del Comitato analisi immigrazione e sicurezza alle frontiere, il quale ritiene permangano gli elementi che hanno portato il governo a prendere questa decisione in prima istanza. Una scelta giusta, commenta il ministro degli Esteri Tajani, «provvisoria e motivata dalla necessità di garantire la sicurezza delle frontiere italiane ed europee, e impedire qualsiasi infiltrazione, a cominciare da quella jihadista». La decisione di agosto, funzionale al governo a mostrare l’impegno nel controllo delle frontiere del Paese e nel «contrasto all’immigrazione illegale», è stata tuttavia preludio di una lunga serie di problemi per l’Italia, proprio sul fronte dei flussi migratori. Anche in capo alla nuova normativa prevista dal Patto europeo sulle migrazioni, numerosi Paesi europei hanno infatti annunciato l’intenzione di voler riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, ovvero di coloro che, dopo aver fatto ingresso in Italia ed aver presentato qui domanda di asilo, si sono trasferiti verso altri Paesi UE. Se gli annunci hanno turbato il governo, Meloni non ha certo dato l’intenzione di darlo a vedere: il nuovo Patto, sostiene, segna una svolta positiva per l’Italia, la cui prerogativa è sempre e comunque quella del «contrasto all’immigrazione illegale di massa». The post La guerra politica sui migranti tra Italia e Spagna non è ancora finita appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 1, 2026
L'INDIPENDENTE
Professoressa bloccata in aeroporto perché ritenuta “pericolosa”. Extinction Rebellion denuncia decine di fermi illegittimi in due anni
Bloccata per la terza volta in sei mesi al controllo passaporti dell’aeroporto di Malpensa, perché segnalata come “persona pericolosa”: professoressa di Extinction Rebellion decide di denunciare l’accaduto. Il movimento denuncia decine di fermi simili negli ultimi due anni, senza la redazione di verbale e tutti effettuati su persone incensurate, violando le garanzie previste a tutela della libertà personale. Lo scorso venerdì mattina, una professoressa di Torino di rientro da Montreal – dove si era recata per assistere il marito vittima di un incidente – è stata bloccata e perquisita dalla polizia di stato al controllo passaporti all’aeroporto di Milano Malpensa, poiché apparentemente risultava segnalata come “persona pericolosa”. La denuncia dell’accaduto arriva da Annalisa, una persona attiva in Extinction Rebellion senza precedenti penali, che ha deciso di rendere pubblico quanto le è successo, dopo l’ennesimo fermo ingiustificato a persone attive nel movimento: “È la terza volta in sei mesi che vengo bloccata al controllo passaporti, uscendo o rientrando in Italia dall’area Schengen. Chiaramente non si tratta di controlli doganali a campione in quanto la lettura del mio passaporto attiva un allerta della Polizia di Stato che fa scattare il fermo e la perquisizione” – dichiara Annalisa –  “Ma io non ho condanne di nessun tipo, non sono nemmeno mai stata rinviata a giudizio e nessun agente mi ha spiegato quale sia la ragione di questi fermi, né quale sia la lista che stanno consultando.”. Il caso di Annalisa non è isolato. Extinction Rebellion riporta infatti, negli ultimi due anni, decine di segnalazioni di blocchi al controllo passaporti, in uscita e rientro nell’area Schengen, per persone che hanno anche solo occasionalmente partecipato a proteste del movimento. In tutti i casi, come è successo ad Annalisa, al controllo del passaporto si viene bloccati, per essere accompagnati in una stanza per un’attesa che dura anche ore, per essere poi condotti al controllo doganale del bagaglio. Nei casi più gravi si è arrivati alla perquisizione corporale, alle minacce di denunce per resistenza o, in un caso, a far perdere il volo o a far scendere le persone dal treno. “Gli agenti che eseguono il fermo, tuttavia, anche di fronte a domande precise e circostanziate, non spiegano le ragioni del controllo, non indicano quali sarebbero i presunti profili di rischio, giustificando l’operazione come una perquisizione casuale” commenta ancora Annalisa. “Di fronte alla richiesta di verbale la risposta è sempre stata un rifiuto, giustificato da un generico ‘non è previsto’”. Venerdì tuttavia, dopo molto insistenze, Annalisa ha ottenuto il rilascio di un documento della Polizia di Frontiera, indirizzato alla Dogana di Malpensa, con cui si chiede “ai sensi degli art. 12 e/o 13 del D. Lgs. 141/24 TUD di sottoporre a visita e controllo del bagaglio e degli altri oggetti in possesso della predetta passeggera, nonché a volerla invitare a esibire gli oggetti e i valori portati sulla persona”. Il verbale farebbe quindi riferimento a una perquisizione doganale casuale, fattispecie che Extinction Rebellion, insieme ai suoi legali, ha adesso deciso di mettere in dubbio, alla luce della frequenza di questi controlli a persone legate al movimento e, soprattutto, al ripetersi del controllo a carico della stessa persona nel giro di pochi mesi. Extinction Rebellion è un movimento internazionale che utilizza la disobbedienza civile nonviolenta per fare pressione sui governi affinché intraprendano azioni incisive e immediate per fermare la distruzione degli ecosistemi e il caos climatico, come si può leggere sul sito dell’organizzazione. Il movimento è attivo in Italia dal 2019 e in questi anni ha portato l’attenzione sulle responsabilità, nel nostro paese, nel mantenere e promuovere un’economia basata sui combustibili fossili, attraverso azioni dirette rigorosamente nonviolente, dal grande impatto visivo, che attirano l’attenzione e che, volutamente, portano disturbo, ma nel corso delle quali non si è mai verificato alcun danno a cose o persone. Nonostante questo, nella Relazione per il 173esimo anniversario della Polizia di Stato, aggiornato al 31 dicembre 2024,  Extinction Rebellion viene citata per avere attuato “proteste che hanno portato, come conseguenza delle condotte violente registratesi, al deferimento di 114 attivisti“.  Proteste che, al contrario, hanno invece registrato centinaia di archiviazioni da parte della magistratura che ha più volte riconosciuto la legittimità delle proteste nell’ambito del diritto di manifestazione e espressione del pensiero garantiti dalla Costituzione, e decine di annullamento dei fogli di via notificati dalle Questure di Torino e Bologna dai TAR Piemonte e Emilia Romagna. In alcune di queste, sono stati inoltre registrati fermi di polizia illegittimi, durati ore, in alcuni casi sfociati in perquisizioni corporali ingiustificate, come a Bologna, nel Tutte situazioni ora al vaglio della magistratura in seguito agli esposti presentati dalle persone che hanno subito tali trattamenti. È quindi probabile che le persone che hanno partecipato a manifestazioni di Extinction Rebellion, anche se non sottoposte a procedimenti penali, siano finiti in un registro riservato delle Forze dell’Ordine che dà loro pieni poteri su come controllare queste persone, senza il parere di un giudice. “È per me incomprensibile come la Polizia di uno stato democratico possa interferire in maniera così invasiva sulla libertà di una persona incensurata e dei suo famigliari senza spiegarne il motivo e senza rispettare l’obbligo di rilasciare un verbale circostanziato o di comunicare l’accaduto a un magistrato” conclude Annalisa. “E’ mio diritto, e di tutte le persone di Extinction Rebellion, sapere perché accade questo. Per questa ragione sto valutando con gli avvocati se ci siano gli estremi per depositare un esposto e invito chiunque a denunciare pubblicamente quanto sta succedendo, prima che sia troppo tardi per la nostra democrazia” Extinction Rebellion
June 12, 2026
Pressenza