Sudafrica, sentenza storica: bloccate le esplorazioni di Shell per gas e petrolio

L'INDIPENDENTE - Friday, August 28, 2026

La Corte costituzionale del Sudafrica ha annullato in via definitiva il progetto per la ricerca di petrolio lungo la Wild Coast, la costa selvaggia dell’Eastern Cape, chiudendo una battaglia legale aperta nel dicembre 2021 dalle comunità di pescatori e dalle organizzazioni ambientaliste contro il colosso Shell e il suo partner locale, Impact Africa. La sentenza, redatta dal giudice Narandran “Jody” Kollapen, mette fine a un contenzioso durato cinque anni e cancella ogni possibilità per le aziende di rinnovare il permesso.

Amandla, in lingua zulu, significa “potere”. Fu il grido di battaglia dei cortei contro l’apartheid, a cui la folla rispondeva in coro ngawethu, “è nostro”. Sazise Maxwell Pekayo, pescatore di Kei Mouth tra i ricorrenti della causa, lo ha ripetuto subito dopo la lettura della sentenza, raccontando come l’unità tra le comunità costiere e i loro legali abbia impedito che i fondali finissero trivellati, anche contro alcuni capi locali favorevoli alle compagnie. La parola che univa i sudafricani contro il regime segregazionista torna oggi a segnare una vittoria collettiva, questa volta contro un colosso energetico.

La vicenda comincia nel 2014, quando il ministero sudafricano delle Risorse minerarie concede a Impact Africa il diritto di cercare gas e petrolio nei fondali della Wild Coast; nel 2021 metà di quel diritto passa a Shell, che pianifica un’indagine sismica con cannoni ad aria compressa. Le comunità ottengono un’interdizione d’urgenza a dicembre dello stesso anno. Nel settembre 2022 l’Alta Corte di Makhanda dichiara il permesso illegittimo: mancava una consultazione reale, e non erano stati considerati gli effetti su culture, pratiche spirituali e mezzi di sussistenza legati al mare. Nel 2024 la Corte d’appello conferma l’illegittimità del titolo ma lo sospende invece di annullarlo, concedendo alle società un’ultima possibilità di rinnovo tramite nuova consultazione: pesa, nella decisione, anche il miliardo e cento milioni di rand – circa 59 milioni di euro – investiti dalle aziende dal 2012.

È proprio questo l’argomento accolto dalla Corte costituzionale, chiamata in causa da Sustaining the Wild Coast, Natural Justice, Greenpeace Africa, lo studio legale All Rise e un gruppo di pescatori locali: i ricorrenti erano riusciti a dimostrare che il diritto concesso a Impact Africa, e poi trasferito in parte a Shell, fosse illegittimo perché era mancata una consultazione pubblica adeguata e non erano stati considerati i diritti costituzionali delle comunità coinvolte. Nella motivazione, Kollapen scrive che ammettere una consultazione tardiva equivarrebbe a legittimare la violazione già avvenuta: coinvolgere le comunità, sostiene il giudice, non è un adempimento procedurale ma un modo per riconoscerne la dignità e includerle nelle decisioni che le riguardano da vicino. La sentenza richiama anche il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2025 sugli obblighi climatici degli Stati, e ribadisce un principio che attraversa l’intero pronunciamento: un investimento economico, per quanto ingente, non può mai prevalere su una violazione costituzionale accertata.

Le reazioni critiche non sono mancate. L’African Energy Chamber definisce la sentenza un colpo alla sicurezza energetica del continente, accostandola a un uso strumentale delle aule giudiziarie; l’associazione di settore EnerGeo Alliance chiede regole più chiare e tempi certi per le attività di esplorazione mentre Shell si è limitata a prendere atto della sentenza.

Tra i legali che hanno seguito la causa, Lucien Limacher di Natural Justice ha dichiarato che la sentenza conferma come l’articolo 24 della Costituzione – il diritto a un ambiente non dannoso per la salute o il benessere – non sia «una promessa sulla carta»: è vincolante, ha aggiunto, e si applica anche contro i più potenti interessi industriali. Ha inoltre sottolineato che la pronuncia crea un precedente che va ben oltre i confini sudafricani, e rende evidente a governi e aziende che una consultazione con le comunità interessate non è facoltativa. Sulla stessa linea la Legal Resources Centre, che ricorda come nessuna decisione sulle risorse possa più essere presa senza consultare chi quelle risorse le vive e le tutela ogni giorno.

Foto di copertina: Greenpeace Africa

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