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“La pace richiede giustizia”
La motivazione ufficiale del Premio Nobel per la pace 2026, Conferito a Navi Pillay Il Premio Nobel per la Pace di quest’anno va a una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha indicato la strada verso un ordinamento giuridico globale più completo. La vincitrice di quest’anno ha avuto un […] L'articolo “La pace richiede giustizia” su Contropiano.
October 11, 2026
Contropiano
[radio africa] Radio Africa: Etiopia, Marocco, Sudafrica
Etiopia: a quasi quattro anni dalla firma di un fragile accordo di pace a Pretoria nel novembre 2022, la guerra è tornata nel nord dell'Etiopia. La nuova coalizione all'offensiva in Tigray, Afar e Amhara è il risultato di un'inaspettata riconfigurazione delle alleanze tra gruppi armati che si sono scontrati in passato. Tutti condividono un unico nemico: il Primo Ministro Abiy Ahmed, contro il quale promettono una "guerra totale". La ripresa dei combattimenti sta già suscitando i peggiori timori. Con oltre 600.000 vittime, il precedente conflitto tra il braccio armato del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) e le Forze di Difesa Nazionali Etiopi (ENDF) è stato considerato uno dei conflitti più sanguinosi dell'inizio del XXI secolo. Ex nemici, i gruppi armati ora alleati sembrano intenzionati a seguire le orme della coalizione formata dal TPLF, che rovesciò l'ex dittatore Mengistu Haile Mariam, nel 1991. Il comunicato che annuncia la formazione dell'Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza descrive il governo di Abiy Ahmed come un "regime personalista, dittatoriale e genocida". La ripresa dei combattimenti s’inserisce in un quadro regionale estremamente complesso, che rischia di far esplodere la regione del Corno d’Africa. Marocco: il Marocco si sta risvegliando in un panorama politico in fermento, dopo le elezioni legislative del 23 settembre caratterizzate da un'affluenza alle urne ai minimi storici. La partecipazione ha superato di poco il 38%; bisogna risalire al 2007 per trovare una cifra inferiore. Il voto ha confermato la crisi di fiducia che affligge da anni il rapporto tra i marocchini e la classe politica. A causa della mancata risposta della classe politica ai problemi sociali che affliggono la popolazione marocchina come disoccupazione, perdita del potere d'acquisto, servizi pubblici insufficienti, molti elettori sono rimasti a casa. Questo drastico calo ha favorito il Partito Autenticità e Modernità (PAM), legato alla monarchia ma anche, e soprattutto, il Partito Giustizia e Sviluppo (PJD). Il partito islamista, spazzato via alle elezioni parlamentari del 2021, dove era sceso a 13 seggi, ha visto quadruplicare la propria rappresentanza. Ma i problemi del Marocco, dalla disoccupazione giovanile alle disparità dello sviluppo rimangono irrisolti. Sudafrica: i migranti africani in Sudafrica temono nuove proteste e possibili violenze alla scadenza del 30 settembre, fissata dal movimento anti-immigrazione March and March per chiedere agli stranieri senza documenti di lasciare il Paese. L’ultimatum ha accresciuto la preoccupazione soprattutto a Durban, dove nelle ultime settimane si sono già verificati scontri tra attivisti del movimento, rifugiati e richiedenti asilo. L’ostilità nei confronti degli stranieri starebbe colpendo anche persone regolarmente presenti nel Paese. Il movimento March and March ha organizzato proteste ben coordinate in tutto il paese. I suoi leader provengono dal KwaZulu-Natal, la roccaforte politica di Zuma, l’ex presidente. In Sudafrica, una serie orribile di femminicidi ha sconvolto la regione di Johannesburg. In soli tre mesi, otto donne sono state trovate morte, in un raggio di poche decine di chilometri. Questa ondata di omicidi ha suscitato indignazione e numerose richieste di intervento, soprattutto perché la lotta contro la violenza di genere è stata dichiarata una priorità nazionale dal presidente sudafricano.
September 30, 2026
Radio Onda Rossa
Sudafrica, la Wild Coast non è una terra di conquista
Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale sudafricana ha annullato il diritto di Shell a esplorare la Wild Coast alla ricerca di petrolio e gas. A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso dell’Eastern Cape del Sudafrica. Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del governo norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali, “la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento” (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso in modo diverso da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino, ma solleva una questione giuridica fondamentale, ossia se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza, basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima: “Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini” (paragrafo 21). Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto a “una reale consulta” di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana (paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Flikr di William Murphy Il Ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA, Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido, “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L’operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid. Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban. Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. [LB1]National Environmental Management Act Comune-info
August 31, 2026
Pressenza
La Wild Coast non è una terra di conquista
CON UNA SENTENZA STORICA, LA CORTE COSTITUZIONALE SUDAFRICANA HA ANNULLATO IL DIRITTO DI SHELL A ESPLORARE LA WILD COAST ALLA RICERCA DI PETROLIO E GAS. LA DECISIONE LEGA TUTELA DELL’AMBIENTE, PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ, DIRITTI CULTURALI E GIUSTIZIA CLIMATICA, STABILENDO CHE LO SVILUPPO ECONOMICO NON PUÒ PREVALERE SULLA DIGNITÀ DELLE PERSONE E SUI DIRITTI DELLE GENERAZIONI FUTURE “ZeroHour-4-5-1090294” di Mark Dixon, CC BY 2.0 A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast Sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso del Eastern Cape del Sudafrica.  Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del Governo Norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali ´la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento´ (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso differentemente da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino ma solleva una questione giuridica fondamentale ossia, se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza , basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima ´ Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini` (paragrafo 21).  Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto ad ´una reale consulta` di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle ´pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana ( paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Fliker di William Murphy Il Ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA[LB1]  Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L´operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente Africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid.  Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban.  Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. --------------------------------------------------------------------------------  [LB1]National Environmental Management Act L'articolo La Wild Coast non è una terra di conquista proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
Sudafrica, sentenza storica: bloccate le esplorazioni di Shell per gas e petrolio
La Corte costituzionale del Sudafrica ha annullato in via definitiva il progetto per la ricerca di petrolio lungo la Wild Coast, la costa selvaggia dell’Eastern Cape, chiudendo una battaglia legale aperta nel dicembre 2021 dalle comunità di pescatori e dalle organizzazioni ambientaliste contro il colosso Shell e il suo partner locale, Impact Africa. La sentenza, redatta dal giudice Narandran “Jody” Kollapen, mette fine a un contenzioso durato cinque anni e cancella ogni possibilità per le aziende di rinnovare il permesso. Amandla, in lingua zulu, significa “potere”. Fu il grido di battaglia dei cortei contro l’apartheid, a cui la folla rispondeva in coro ngawethu, “è nostro”. Sazise Maxwell Pekayo, pescatore di Kei Mouth tra i ricorrenti della causa, lo ha ripetuto subito dopo la lettura della sentenza, raccontando come l’unità tra le comunità costiere e i loro legali abbia impedito che i fondali finissero trivellati, anche contro alcuni capi locali favorevoli alle compagnie. La parola che univa i sudafricani contro il regime segregazionista torna oggi a segnare una vittoria collettiva, questa volta contro un colosso energetico. La vicenda comincia nel 2014, quando il ministero sudafricano delle Risorse minerarie concede a Impact Africa il diritto di cercare gas e petrolio nei fondali della Wild Coast; nel 2021 metà di quel diritto passa a Shell, che pianifica un’indagine sismica con cannoni ad aria compressa. Le comunità ottengono un’interdizione d’urgenza a dicembre dello stesso anno. Nel settembre 2022 l’Alta Corte di Makhanda dichiara il permesso illegittimo: mancava una consultazione reale, e non erano stati considerati gli effetti su culture, pratiche spirituali e mezzi di sussistenza legati al mare. Nel 2024 la Corte d’appello conferma l’illegittimità del titolo ma lo sospende invece di annullarlo, concedendo alle società un’ultima possibilità di rinnovo tramite nuova consultazione: pesa, nella decisione, anche il miliardo e cento milioni di rand – circa 59 milioni di euro – investiti dalle aziende dal 2012. È proprio questo l’argomento accolto dalla Corte costituzionale, chiamata in causa da Sustaining the Wild Coast, Natural Justice, Greenpeace Africa, lo studio legale All Rise e un gruppo di pescatori locali: i ricorrenti erano riusciti a dimostrare che il diritto concesso a Impact Africa, e poi trasferito in parte a Shell, fosse illegittimo perché era mancata una consultazione pubblica adeguata e non erano stati considerati i diritti costituzionali delle comunità coinvolte. Nella motivazione, Kollapen scrive che ammettere una consultazione tardiva equivarrebbe a legittimare la violazione già avvenuta: coinvolgere le comunità, sostiene il giudice, non è un adempimento procedurale ma un modo per riconoscerne la dignità e includerle nelle decisioni che le riguardano da vicino. La sentenza richiama anche il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2025 sugli obblighi climatici degli Stati, e ribadisce un principio che attraversa l’intero pronunciamento: un investimento economico, per quanto ingente, non può mai prevalere su una violazione costituzionale accertata. Le reazioni critiche non sono mancate. L’African Energy Chamber definisce la sentenza un colpo alla sicurezza energetica del continente, accostandola a un uso strumentale delle aule giudiziarie; l’associazione di settore EnerGeo Alliance chiede regole più chiare e tempi certi per le attività di esplorazione mentre Shell si è limitata a prendere atto della sentenza. Tra i legali che hanno seguito la causa, Lucien Limacher di Natural Justice ha dichiarato che la sentenza conferma come l’articolo 24 della Costituzione – il diritto a un ambiente non dannoso per la salute o il benessere – non sia «una promessa sulla carta»: è vincolante, ha aggiunto, e si applica anche contro i più potenti interessi industriali. Ha inoltre sottolineato che la pronuncia crea un precedente che va ben oltre i confini sudafricani, e rende evidente a governi e aziende che una consultazione con le comunità interessate non è facoltativa. Sulla stessa linea la Legal Resources Centre, che ricorda come nessuna decisione sulle risorse possa più essere presa senza consultare chi quelle risorse le vive e le tutela ogni giorno. Foto di copertina: Greenpeace Africa The post Sudafrica, sentenza storica: bloccate le esplorazioni di Shell per gas e petrolio appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 28, 2026
L'INDIPENDENTE
[radio africa] Radio Africa: Mali,Burkina Faso,Uganda,Tanzania,Sudafrica
MALI: nuovo attacco della coalizione tra FLA (Fonte di liberazione dell’Azawad) e JNIM (Gruppo di Sostegno all'Islam e ai musulmani ) contro le basi dell’esercito maliano e dei russi dell’Africa Corps .Gli attacchi lanciati sabato 4 luglio contro diverse città maliane sono stati respinti, ma continuano a imperversare i combattimenti per il controllo della strategica città di Anéfis mentre la calma sembra tornata nella maggior parte delle aree colpite. La coalizione JNIM-FLA, che ha fatto ampio uso di droni kamikaze, autobombe e ordigni esplosivi improvvisati, ha inflitto alle forze governative ingenti perdite materiali. L'obiettivo dell'alleanza tra separatisti e jihadisti è duplice: conquistare Anéfis per completare la riconquista della regione di Kidal, e al contempo stabilire una testa di ponte per avanzare in altre aree del Mali settentrionale, in particolare a Gao. Per le autorità maliane, la priorità è evitare ulteriori perdite e mantenere questa posizione strategica in preparazione di una potenziale operazione per la riconquista della regione di Kidal. BURKINA FASO: la giunta militare guidata da Ibrahim Traoré ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia. Le autorità burkinabé accusano Parigi di un "attivismo incessante" contro i loro interessi, a seguito di diversi anni di crescenti tensioni tra i due Paesi. La giunta accusa inoltre la Francia di nutrire "manifestamente ambizioni neocoloniali , sostenendo attivamente reti sovversive e terroristi che stanno causando tanta sofferenza nel Burkina faso e nel Sahel". Il comunicato del governo ribadisce inoltre che questa decisione "non mette in discussione in alcun modo i legami storici, umani, culturali e sociali che uniscono i popoli burkinabé e francese". Questa rottura arriva in concomitanza con l'adozione, il 18 giugno, di una risoluzione del Parlamento europeo che denuncia il deterioramento della situazione dei diritti umani in Burkina. Il testo era stato sponsorizzato da un eurodeputato francese anche se questa rottura diplomatica non significa che tutti i legami bilaterali scompaiano da un giorno all'altro . UGANDA: Muhoozi Kainerugaba il figlio di Museveni ha ordinato la chiusura del principale gruppo mediatico indipendente ugandese, domenica 28 giugno le sedi del principale gruppo editoriale sono state messe sotto assedio da parte dell'esercito dopo che Muhoozi Kainerugaba ha ordinato la chiusura del canale televisivo NTV Uganda e del quotidiano Daily Monitor, entrambi di proprietà del Nation Media Group. Il figlio di Museveni sta acquisendo sempre più potere e si presenta come possibile successore dell’anziano presidente mentre s’intensifica la repressione contro gli oppositori. TANZANIA: in Tanzania, negli ultimi giorni, si sono moltiplicati sui social media gli appelli a manifestare martedì 7 luglio, esortando la popolazione a scendere in piazza per protestare contro la repressione politica, chiedere una nuova Costituzione e assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze passate. La data del 7 luglio, nota come "Saba Saba" per questa manifestazione, non è stata scelta a caso: si riferisce alla lotta democratica e all'indipendenza del Paese. Tuttavia, queste manifestazioni sono state vietate dalle autorità, che hanno deciso di schierare un ingente contingente di polizia. Questi appelli a manifestare giungono quindi in un clima di persistente paura, a seguito della sanguinosa repressione delle proteste contro le elezioni dell'ottobre 2025. SUDAFRICA: in Sudafrica continuano le manifestazioni xenofobe contro gli immigrati, il paese non riesce ad arginare una disoccupazione di massa del 42% che mantiene le classi lavoratrici in precarietà e alimenta un senso di ingiustizia e abbandono. La rabbia si sta spostando sugli immigrati, e la classe politica sta cavalcando questa frustrazione per generare guadagni elettorali . In vista delle elezioni locali del 4 novembre sono emersi nuovi movimenti anti-immigrazione sopratutto nella zona del Kwa Zulu Natal .I movimenti anti-immigrazione hanno dato ai cittadini stranieri senza documenti tempo fino al 30 giugno per lasciare il Sudafrica. Di fronte alla crescente retorica xenofoba, oltre 15.000 malawiani hanno scelto di partire, testimoniando la crescente pressione che li costringe ad abbandonare il Sudafrica.  
July 8, 2026
Radio Onda Rossa
SUDAFRICA: MIGLIAIA DI MIGRANTI E RIFUGIATI IN FUGA DALLA VIOLENZA XENOFOBA DI “MARCH AND MARCH”
Nelle città sudafricane, le attività commerciali sono state chiuse e la polizia è stata dispiegata per le strade a seguito delle manifestazioni anti-immigrazione che si sono svolte in tutto il paese. Scade infatti oggi la deadline fissata al governo sudafricano da “March and March”, organizzazione dai marcati tratti xenofobi. Entro oggi, secondo l’organizzazione, tutti i migranti irregolari dovrebbero lasciare il paese. March and March è stata protagonista negli ultimi mesi di campagne di intimidazione che hanno alimentato violenze contro migranti africani in diverse aree del paese. March and March è nata nel marzo 2025 ed è guidata da Jacinta Ngobese-Zuma, ex giornalista radiofonica. Radicata soprattutto in KwaZulu-Natal, con epicentro a Durban, il movimento sembra essere appoggiato, a detta di diversi osservatori, da sponde politiche come il MK Party dell’ex presidente Jacob Zuma, ActionSA e l’Inkatha Freedom Party (zulu conversatore). L’obiettivo dichiarato è l’espulsione di tutti i migranti irregolari. Il governo Ramaphosa ha di fatto un atteggiamento ambivalente. Da quando le proteste contro migranti e rifugiati sono riesplose sono aumentati gli arresti e i rimpatri di persone irregolari, guidati soprattutto dal Department of Home Affairs: oltre centomila deportazioni dall’insediamento del governo di unità nazionale nel 2024. Deportazioni che sono drasticamente accelerate nelle ultime settimane. Al contempo, il governo, assieme alle agenzie ONU, ha avviato incontri istituzionali a cui siedono allo stesso tavolo rappresentanti delle comunità migranti e portavoce delle proteste xenofobe. Migliaia di persone hanno intanto deciso di lasciare il paese. Secondo Al Jazeera i manifestanti provengono sia dalla classe media sudafricana ché dalla classe operaia e appartengono a diverse comunità del paese. Molti di loro sono laureati ma non riescono a trovare un lavoro. In Sudafrica il tasso di disoccupazione è superiore al 30%; tra gli under 35, sfiora il 45%. Da Nairobi Alberto Magnani giornalista e africanista Ascolta o scarica 
June 30, 2026
Radio Onda d`Urto
La banca dei Brics compie dieci anni…
…: alternativa al sistema o nuovo attore globale? di Luca Garibaldi (*) Da decenni, accanto al Fondo monetario internazionale (Fmi) e alla Banca mondiale, si è sviluppato un insieme di istituzioni finanziarie multilaterali a vocazione regionale: la Banca europea per gli investimenti (Bei) per l’Europa, la Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (Aiib) per l’Asia, la Banca africana di sviluppo (Afdb) per l’Africa, la Banca interamericana