Sudafrica, sentenza storica: bloccate le esplorazioni di Shell per gas e petrolio
La Corte costituzionale del Sudafrica ha annullato in via definitiva il progetto
per la ricerca di petrolio lungo la Wild Coast, la costa selvaggia dell’Eastern
Cape, chiudendo una battaglia legale aperta nel dicembre 2021 dalle comunità di
pescatori e dalle organizzazioni ambientaliste contro il colosso Shell e il suo
partner locale, Impact Africa. La sentenza, redatta dal giudice Narandran “Jody”
Kollapen, mette fine a un contenzioso durato cinque anni e cancella ogni
possibilità per le aziende di rinnovare il permesso.
Amandla, in lingua zulu, significa “potere”. Fu il grido di battaglia dei cortei
contro l’apartheid, a cui la folla rispondeva in coro ngawethu, “è nostro”.
Sazise Maxwell Pekayo, pescatore di Kei Mouth tra i ricorrenti della causa, lo
ha ripetuto subito dopo la lettura della sentenza, raccontando come l’unità tra
le comunità costiere e i loro legali abbia impedito che i fondali finissero
trivellati, anche contro alcuni capi locali favorevoli alle compagnie. La parola
che univa i sudafricani contro il regime segregazionista torna oggi a segnare
una vittoria collettiva, questa volta contro un colosso energetico.
La vicenda comincia nel 2014, quando il ministero sudafricano delle Risorse
minerarie concede a Impact Africa il diritto di cercare gas e petrolio nei
fondali della Wild Coast; nel 2021 metà di quel diritto passa a Shell, che
pianifica un’indagine sismica con cannoni ad aria compressa. Le comunità
ottengono un’interdizione d’urgenza a dicembre dello stesso anno. Nel settembre
2022 l’Alta Corte di Makhanda dichiara il permesso illegittimo: mancava una
consultazione reale, e non erano stati considerati gli effetti su culture,
pratiche spirituali e mezzi di sussistenza legati al mare. Nel 2024 la Corte
d’appello conferma l’illegittimità del titolo ma lo sospende invece di
annullarlo, concedendo alle società un’ultima possibilità di rinnovo tramite
nuova consultazione: pesa, nella decisione, anche il miliardo e cento milioni di
rand – circa 59 milioni di euro – investiti dalle aziende dal 2012.
È proprio questo l’argomento accolto dalla Corte costituzionale, chiamata in
causa da Sustaining the Wild Coast, Natural Justice, Greenpeace Africa, lo
studio legale All Rise e un gruppo di pescatori locali: i ricorrenti erano
riusciti a dimostrare che il diritto concesso a Impact Africa, e poi trasferito
in parte a Shell, fosse illegittimo perché era mancata una consultazione
pubblica adeguata e non erano stati considerati i diritti costituzionali delle
comunità coinvolte. Nella motivazione, Kollapen scrive che ammettere una
consultazione tardiva equivarrebbe a legittimare la violazione già avvenuta:
coinvolgere le comunità, sostiene il giudice, non è un adempimento procedurale
ma un modo per riconoscerne la dignità e includerle nelle decisioni che le
riguardano da vicino. La sentenza richiama anche il parere consultivo della
Corte internazionale di giustizia del luglio 2025 sugli obblighi climatici degli
Stati, e ribadisce un principio che attraversa l’intero pronunciamento: un
investimento economico, per quanto ingente, non può mai prevalere su una
violazione costituzionale accertata.
Le reazioni critiche non sono mancate. L’African Energy Chamber definisce la
sentenza un colpo alla sicurezza energetica del continente, accostandola a un
uso strumentale delle aule giudiziarie; l’associazione di settore EnerGeo
Alliance chiede regole più chiare e tempi certi per le attività di esplorazione
mentre Shell si è limitata a prendere atto della sentenza.
Tra i legali che hanno seguito la causa, Lucien Limacher di Natural Justice ha
dichiarato che la sentenza conferma come l’articolo 24 della Costituzione – il
diritto a un ambiente non dannoso per la salute o il benessere – non sia «una
promessa sulla carta»: è vincolante, ha aggiunto, e si applica anche contro i
più potenti interessi industriali. Ha inoltre sottolineato che la pronuncia crea
un precedente che va ben oltre i confini sudafricani, e rende evidente a governi
e aziende che una consultazione con le comunità interessate non è facoltativa.
Sulla stessa linea la Legal Resources Centre, che ricorda come nessuna decisione
sulle risorse possa più essere presa senza consultare chi quelle risorse le vive
e le tutela ogni giorno.
Foto di copertina: Greenpeace Africa
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