Meta patteggia nella causa sui danni ai bambini, ma non ammette colpe

L'INDIPENDENTE - Thursday, August 27, 2026

Meglio pagare miliardi che lasciare a un tribunale il compito di stabilire se Facebook e Instagram siano stati deliberatamente progettati per creare dipendenza nei minori. A poco più di una settimana dall’inizio del processo di Oakland, Meta ha raggiunto un patteggiamento con una coalizione bipartisan di procuratori generali americani: verserà fino a 16,68 miliardi di dollari e introdurrà nuove tutele per gli adolescenti. L’accordo pone fine al procedimento, evita a Mark Zuckerberg di testimoniare e, soprattutto, non contiene alcuna ammissione di responsabilità. Quella che il New York Times ha definito una “drammatica capitolazione” assume così anche i contorni di una costosissima operazione di contenimento del danno.

Il patteggiamento coinvolge 47 Stati, il Distretto di Columbia e tre territori americani, per un totale di 51 amministrazioni, ed è stato approvato dal tribunale federale di Oakland. Le contestazioni erano pesantissime: secondo gli Stati, Meta avrebbe violato le norme federali sulla privacy dei minori e quelle statali a tutela dei consumatori, inducendo bambini e adolescenti a trascorrere sempre più tempo sulle proprie piattaforme attraverso notifiche, riproduzione automatica dei contenuti, scorrimento infinito e sistemi di ricompensa sociale. Secondo gli Stati, non si sarebbe trattato di conseguenze impreviste, ma del risultato di precise scelte industriali compiute mentre l’azienda disponeva già di studi interni sugli effetti di Instagram e Facebook sulla salute mentale dei più giovani. «L’obiettivo di questo caso era proteggere i nostri figli», ha dichiarato in un comunicato il procuratore generale del Colorado, Phil Weiser. Il processo, paragonato alle storiche cause contro le multinazionali del tabacco, avrebbe potuto aprire un varco nel modello economico dei social network e quattro Stati si preparavano a chiedere sanzioni per quasi 200 miliardi di dollari. In aula, erano attese le testimonianze dei vertici del gruppo, compresa quella di Zuckerberg. Meta ha preferito chiudere la partita prima che il dibattimento proseguisse, evitando di esporre ulteriormente in aula le scelte interne e i meccanismi di progettazione dell’azienda. «Meta non avrebbe patteggiato se non avesse visto chiaramente come si stavano mettendo le cose e non si fosse sentita davvero esposta», ha osservato Nora Freeman Engstrom, docente di diritto a Stanford.

La cifra appare enorme soltanto se isolata dalle dimensioni del colosso di Menlo Park. La capitalizzazione di Meta si aggira intorno ai 1.470 miliardi di dollari: l’esborso massimo rappresenterebbe poco più dell’1% e sarà diluito nell’arco di dieci anni. Per ora, inoltre, il gruppo pagherà circa 11,66 miliardi garantiti. Altri cinque miliardi circa saranno versati soltanto se Snap, TikTok e YouTube adotteranno protezioni analoghe. Il conto definitivo dipende dunque anche dal comportamento dei concorrenti. Non stupisce che, dopo l’annuncio, il titolo Meta sia salito: per gli investitori il patteggiamento rimuove un’incognita che avrebbe potuto costare molto di più e produrre conseguenze difficilmente calcolabili per il modello di business. Restano inoltre escluse dall’accordo le cause promosse da privati cittadini e distretti scolastici, mentre Florida e New Mexico hanno scelto di proseguire separatamente. La somma concordata non è quindi irrilevante, ma per un’impresa di queste proporzioni rischia di trasformarsi nel prezzo necessario per limitare il contraccolpo reputazionale e rassicurare i mercati.

La parte decisiva del patteggiamento riguarda le modifiche promesse. «Meta ha accettato di introdurre trasformazioni radicali che ridurranno il rischio di danni provocati dalle sue piattaforme, e lo farà nel giro di pochi mesi», ha spiegato il procuratore generale della California Rob Bonta, firmatario dell’accordo. Per gli account degli adolescenti sarà attivato automaticamente un limite giornaliero di due ore, riducibile a un’ora qualora anche le altre piattaforme aderissero all’intesa. Sono previsti il blocco notturno tra mezzanotte e le sei, la sospensione delle notifiche durante l’orario scolastico, controlli più rigorosi sull’età, maggiori strumenti di supervisione per i genitori e il divieto dei filtri che simulano interventi estetici, la disattivazione del conteggio visibile dei “like” e ulteriori restrizioni sulle funzionalità ritenute dannose. I limiti di utilizzo e il blocco notturno potranno essere modificati soltanto con il consenso dei genitori.

Sulla carta è una svolta; nella pratica, bisognerà verificare quanto le nuove misure riusciranno a incidere sul modello economico delle piattaforme, fondato sulla cattura dell’attenzione, sulla raccolta dei dati e sui ricavi pubblicitari. L’attuazione sarà sottoposta al controllo di un revisore indipendente e degli Stati firmatari, ma il patteggiamento evita comunque una sentenza di merito sulle responsabilità di Meta. Più che una resa, è una ritirata strategica: pagare una frazione della propria capitalizzazione e accettare correzioni vincolanti per sottrarre al giudizio del tribunale l’architettura stessa del profitto digitale.

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