Nei Paesi del G7 il debito pubblico sta crescendo a ritmo incessante

L'INDIPENDENTE - Monday, August 24, 2026

L’attuale scenario internazionale segnato da guerre, crisi energetica e voracità di capitali per finanziare la corsa all’IA presenta l’ennesimo conto economico: la crescita incessante del debito pubblico. Gli Stati Uniti hanno appena superato la soglia record dei 40mila miliardi di dollari. E non va meglio per le altre economie del G7, a partire dall’Italia, su cui grava un debito pubblico pari a 3.207 miliardi di euro. All’orizzonte, almeno per il momento, non si profilano cambi di rotta, con i tassi di interesse sul debito — i famosi rendimenti — protagonisti di una corsa globale al rialzo. L’aumento dei rendimenti è lo strumento al quale i governi si rivolgono per spingere gli investitori a sfidare l’incertezza internazionale e comprare i propri titoli di Stato: debito per finanziare altro debito.

Dopo anni segnati dall’austerità e da una generale tendenza a contrarre la spesa pubblica, sottofinanziando settori cruciali quali la sanità e l’istruzione, i Paesi del G7 sono tornati a premere sul pedale del debito pubblico. Non per finanziare la spesa sociale, ma per far fronte alla corsa al riarmo (tutti i Paesi del G7, tranne il Giappone, fanno parte della NATO e di recente hanno assunto nuovi impegni di spesa militare) nonché per provare a mettere una toppa alla crisi energetica innescata dall’aggressione israelo-americana all’Iran. A ciò si aggiunge la ricerca di nuovi investimenti per essere competitivi nel settore dell’IA, tra sviluppo di software e realizzazione della rete infrastrutturale che passa per i discussi data center.

I primi a pagare il conto delle incertezze internazionali sono gli Stati Uniti, il cui debito pubblico ha raggiunto la soglia record dei 40mila miliardi di dollari, pari al 125,8% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Maya MacGuineas, presidente dell’ong Committee for a Responsible Federal Budget, ha dichiarato: «il debito pubblico lordo è raddoppiato negli ultimi dieci anni. In meno di vent’anni si è quadruplicato». Solo negli ultimi cinque mesi ha compiuto il salto dai 39 ai 40mila miliardi di dollari.

Per finanziare il debito, il Tesoro americano ha emesso nuovi titoli di Stato, con rendimenti da record, pari al 5,3 per cento, il livello più alto degli ultimi 20 anni. Gli elevati tassi di interesse servono a superare le rimostranze degli investitori, che di fronte a scenari così incerti tendono a prestare meno il proprio denaro, preferendo la liquidità. Per risultare competitive rispetto agli USA, anche le altre economie del G7 hanno alzato i rendimenti dei propri titoli di Stato. Al costo del debito in sé si aggiunge dunque quello degli interessi. Negli USA gli interessi annuali sul debito valgono 1.200 miliardi di dollari ed entro la fine del 2026 potrebbero raggiungere la soglia dei 1.400 miliardi.

Secondo uno studio del Sole 24 Ore, quest’anno i Paesi del G7 spenderanno circa 2mila miliardi di dollari soltanto per pagare gli interessi sul debito. Dopo gli Stati Uniti, con un fardello da 144 miliardi, si posiziona il Regno Unito. A Londra il debito pubblico ammonta a 2.980 miliardi di sterline, pari al 94% del PIL, in aumento di circa 100 miliardi rispetto al 2025. Nella classifica dei Paesi G7 colpiti dalla crescente pressione sugli interessi l’Italia si posiziona terza, con la sua spesa annuale fissata a 111 miliardi di euro. A giugno, il nostro Paese ha raggiunto un nuovo massimo storico per il debito pubblico, pari a 3.207 miliardi di euro, 135 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Entro la fine dell’anno, il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrebbe attestarsi al 138,6%, il valore più alto dell’Unione europea.

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