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Fisco & Debito: la Costituzione tradita
Il 2 giugno 2026 ricorrerà l’80° anno dell’elezione dell’Assemblea Costituente, che elaborò la Costituzione della Repubblica italiana. Purtroppo sono ancora molte le “promesse” della Carta in attesa di essere attuate. Addirittura ce ne alcune che sono palesemente tradite: 1. L’art. 53, comma 1: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Stando alla Costituzione il criterio per il pagamento delle imposte dovrebbe essere la capacità contributiva. Nella realtà il criterio principale è il reddito lordo, con scarsa considerazione sia delle spese necessarie per vivere (in modo da considerare come imponibile il reddito netto) sia del patrimonio (che è tassato in modo marginale). Inoltre, le imposte sui redditi variano in base alla tipologia di reddito: da lavoro dipendente e da pensione, da lavoro autonomo, da locazione, da capitale, ecc., applicando percentuali diverse a parità di reddito, violando l’equità orizzontale. Non solo: non esiste il cumulo dei redditi, il che favorisce i più ricchi che hanno varie fonti di entrate. Dalla una ricerca sulla disuguaglianza di redditi in Italia, pubblicata nel 2024 da alcuni docenti dell’Università Sant’Anna di Pisa e di Milano Bicocca, emerge con chiarezza come il 5% dei contribuenti con redditi più elevati paghi complessivamente meno imposte in percentuale rispetto al resto dei contribuenti meno abbienti. 2. L’art. 53, comma 2: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Negli ultimi decenni il criterio della progressività sui redditi delle persone è stato sempre più attenuato: da 32 scaglioni (con aliquote dal 10 al 72%) si è scesi a tre (dal 23 al 43%). Inoltre, l’imposta progressiva non è più la regola, ma l’eccezione del sistema tributario. Tutte le altre imposte sono proporzionali e a tassazione separata (regime forfettario, cedolare secca, redditi da capitale, ecc.). In un recente “data room” del Corriere della Sera Simona Ravizza ha scritto: “Il risultato è un sistematico smantellamento dell’IRPEF, che avviene un pezzo alla volta. È come se le fondamenta di un edificio venissero progressivamente picconate, lasciandolo poggiare su una base sempre più precaria. Considerando solo i regimi di favore che incidono sull’imposta personale sul reddito si contano 194 agevolazioni fiscali, di cui 125 quantificabili, per 68,8 miliardi di mancato gettito. Nel 2024 il minore gettito era di 60,7 miliardi. Insomma: l’Irpef, nata come imposta per tutti, è diventata la tassa di chi non ha alternative”. 3. Art. 81, secondo comma: “Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali”. È del tutto evidente che in Italia il ricorso all’indebitamento è a ciclo continuo, a prescindere dal ciclo economico e dal verificarsi di eventi eccezionali. Ogni anno il bilancio dello stato chiude in deficit senza eccezioni. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano ha messo a confronto la spesa per interessi sul debito pubblico in relazione al Prodotto Interno Lordo tra i Paesi dell’Unione Europea: nel 2025 il primato spetta all’Italia con il 3,8%, seguita dalla Grecia con il 3,2%, la Spagna con il 2,1%. La media dell’Euro Zona è all’1,7%, cioè meno della metà della percentuale pagata dall’Italia. In valore assoluto l’Italia nel 2025 ha speso per interessi quasi 90 miliardi di euro, il quadruplo dell’ultima legge di bilancio che ammontava a circa 22 miliardi di euro. 4. Art. 97, primo comma: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”. Secondo le previsioni del “fiscal monitor” del Fondo Monetario Internazionale nel 2026 l’Italia diventerà il Paese europeo con il più alto rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo, raggiungendo il 138,4%, scavalcando anche la Grecia che arriverà al 136,9%. I dati ISTAT certificano che il debito pubblico italiano negli ultimi anni è in aumento: nel 2014 era al 134,7% del PIL, nel 2015 al 137,1%. L’aumento del debito – a parità di contesto finanziario – comporterà un ulteriore incremento della spesa per interessi. Di conseguenza sarà ancora più difficile assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico stabilito dalla Costituzione. Rocco Artifoni
April 21, 2026
Pressenza
Note al rapporto Censis 2025 – di Gianni Giovannelli
L’età selvaggia, del ferro e del fuoco (prima e seconda parte del rapporto)   I sat upon the shore Fisching, with the arid plain behind me Shall I at least set my lands in order? (Sedetti sulla riva Pescando, con l’arida pianura alle spalle: Riuscirò infine a mettere ordine nella mia terra?) Thomas Stearns [...]
April 20, 2026
Effimera
Razionamenti e limiti ai condizionatori. Ma l’austerità non si tocca
Il Commissario UE per l’Energia, Dan Jørgensen, ha lanciato un monito molto chiaro alle capitali europee, attraverso delle dichiarazioni al Financial Times: evitare che lo shock energetico si trasformi in una crisi del debito. La Commissione Europea sta premendo sui membri UE affinché i sussidi, i tagli alle accise e […] L'articolo Razionamenti e limiti ai condizionatori. Ma l’austerità non si tocca su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
Il declino dei conti pubblici italiani
Ci sono due numeri (recentemente indicati dall’ISTAT) che in modo chiaro mostrano come i conti pubblici italiani stiano peggiorando. Nel 2025 in relazione al Prodotto Interno Lordo (PIL) la pressione fiscale è salita al 43,1% (nel 2024 era al 42,5% e nel 2023 al 41,5%) e il debito pubblico è arrivato al 137,1% (nel 2024 era al 134,7%). In sintesi, c’è stato un aumento sia delle tasse sia del debito delle amministrazioni pubbliche. A conferma che la situazione finanziaria italiana non è positiva è anche il dato del 3,1% del rapporto deficit/PIL nel 2025. I patti dell’Unione Europea prevedono che non venga superato il 3% e di conseguenza per l’Italia resta aperta la procedura di infrazione delle regole europee. Guardando all’anno in corso e al prossimo, le prospettive sembrano ancora peggiori. Le previsioni segnalano un PIL in rallentamento o in calo. Non solo: nel 2026 l’Europa chiuderà il rubinetto del PNRR (oltre 200 miliardi di euro), che dalla pandemia ad oggi ha consentito un segno più davanti al dato del PIL. Il rischio è che senza la spinta del PNRR i prossimi PIL riportino un segno meno, che significherebbe recessione. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (OCPI) dell’Università Cattolica di Milano ha messo a confronto la spesa per interessi sul debito pubblico dei Paesi dell’Euro in relazione al PIL. Il grafico è impietoso: l’Italia in percentuale spende più di tutti gli altri Paesi. Facile comprendere perché il debito pubblico sia aumentato. Ci sono anche molte questioni di dettaglio che hanno contribuito a questo evidente declino. Ad esempio: la recente riforma della Corte dei Conti che ha limitato fortemente le risorse recuperabili del danno erariale per colpa grave, il mancato adeguamento all’inflazione dei tetti degli scaglioni IRPEF che ha aumentato le imposte a quattro milioni tra lavoratori e pensionati, la diminuzione dell’aliquota IRPEF per i ceti più abbienti che di fatto ha incrementato il debito pubblico di quasi 3 miliardi di euro, la flat tax per i lavoratori autonomi fino a 85 mila euro che ha sottratto significative risorse alle entrate, la mancata apertura alla concorrenza per gli stabilimenti balneari che ha favorito i profitti degli operatori privati a scapito dell’interesse pubblico. È appena il caso di ricordare che nel programma di governo presentato al Parlamento nel 2022 è stato indicato l’obiettivo di “ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie attraverso una riforma all’insegna dell’equità”. Mentre a proposito della riduzione del debito è stato scritto che “la strada maestra, l’unica possibile, è la crescita economica, duratura e strutturale”. Entro il prossimo 10 aprile il governo dovrà presentare al Parlamento il Documento di Economia e Finanza (DEF). Sarà interessante verificare quali sono le previsioni per il 2026 e per gli anni a venire. E soprattutto capire dove il governo pensa di trovare le risorse per evitare ulteriori aumenti del deficit/debito pubblico e della pressione fiscale. Dato che al massimo la legislatura durerà ancora per un anno, c’è il rischio che per ragioni elettorali si cerchi di minimizzare i risultati negativi dei conti pubblici, facendo finta che tutto stia andando bene e che in qualche modo i problemi verranno risolti. Nascondere la polvere sotto il tappeto e la testa sotto la sabbia. Sarebbe un comportamento irresponsabile. Rocco Artifoni
April 2, 2026
Pressenza
La bancarotta in pillole n. 10
L’economia mondiale naviga verso il disastro come una nave verso lo stretto di Hormuz. L’economia degli USA rischia il tracollo, opportunamente celato dalle agenzie di rating (a loro volta controllate dai grandi fondi USA). L’economia israeliana si regge solo grazie alle decine di miliardi annui di finanziamenti statunitensi, e se tracollano gli USA tracolla anche lei. E a noi mancano
La guerra all’Iran costa agli USA quasi un miliardo al giorno
Il Center for Strategic and International Studies (CSIS) è un importante think tank con sede a Washington. È considerato tra i migliori al mondo, e l’allineamento con la politica statunitense è evidente nella sua storia (fondato da un ammiraglio, Kissinger tra i consiglieri, la NATO tra chi lo ha sovvenzionato) […] L'articolo La guerra all’Iran costa agli USA quasi un miliardo al giorno su Contropiano.
March 10, 2026
Contropiano
Silicio e sangue. La strategia contro la furia del debitore armato
Nella stessa giornata, qualche giorno fa, l’osservatore che ha sfogliato la stampa internazionale si è trovato di fronte a una dissonanza cognitiva quasi perfetta. Da un lato, il Wall Street Journal pubblica in prima pagina un’autopsia dell’economia cinese intitolata A Doom Loop of Deflation (Una spirale negativa di deflazione), descrivendo […] L'articolo Silicio e sangue. La strategia contro la furia del debitore armato su Contropiano.
February 1, 2026
Contropiano
Oro e riarmo, la strada per l’inferno
La ferocia sempre più esplicita di Trump è la faccia truce di un paese in profonda crisi che deve fronteggiare enormi minacce. Una, su cui ho scritto a più riprese, è quella del possibile default del debito federale in questa fase sottoposto ad un fenomeno vistosissimo. La lievitazione esplosiva del […] L'articolo Oro e riarmo, la strada per l’inferno su Contropiano.
January 29, 2026
Contropiano
Esiste davvero un “bazooka” finanziario UE contro gli USA?
Al World Economic Forum di Davos, il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha deciso oggi di smorzare le preoccupazioni sulle possibili ritorsioni europee che alcuni commentatori e analisti economici hanno ipotizzato potrebbero essere usate per far fronte alle minacce sulla Groenlandia (che poi è la minaccia di far morire […] L'articolo Esiste davvero un “bazooka” finanziario UE contro gli USA? su Contropiano.
January 22, 2026
Contropiano
Cala lo spread, ma non per merito del governo
La recente “promozione” dei conti pubblici italiani da parte di Moody’s (da Baa3 a Baa2) e la riduzione dello spread sono stati salutati dal Governo come successi storici. Una verifica più attenta di ciò che è successo può, però, indurre a dubitare dell’interpretazione dell’Esecutivo. Vediamo perché. Innanzitutto, va messo in […] L'articolo Cala lo spread, ma non per merito del governo su Contropiano.
December 3, 2025
Contropiano