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Praticamente in tutto il mondo sta crollando il valore dei titoli di Stato
In tutto il mondo si sta verificando a partire da martedì una massiccia svendita dei titoli di Stato che sta provocando un aumento record dei rendimenti obbligazionari con importanti conseguenze per il rifinanziamento pubblico e l’economia reale. Uno scenario che è destinato a dispiegare i suoi effetti su consumatori e imprese e che è strettamente legato alle turbolenze della politica internazionale, agli alti livelli di indebitamento degli Stati – in particolare con la crescita esponenziale del debito pubblico statunitense – e soprattutto allo scardinamento progressivo dei meccanismi della gl... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Praticamente in tutto il mondo sta crollando il valore dei titoli di Stato appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Nei Paesi del G7 il debito pubblico sta crescendo a ritmo incessante
L’attuale scenario internazionale segnato da guerre, crisi energetica e voracità di capitali per finanziare la corsa all’IA presenta l’ennesimo conto economico: la crescita incessante del debito pubblico. Gli Stati Uniti hanno appena superato la soglia record dei 40mila miliardi di dollari. E non va meglio per le altre economie del G7, a partire dall’Italia, su cui grava un debito pubblico pari a 3.207 miliardi di euro. All’orizzonte, almeno per il momento, non si profilano cambi di rotta, con i tassi di interesse sul debito — i famosi rendimenti — protagonisti di una corsa globale al rialzo. L’aumento dei rendimenti è lo strumento al quale i governi si rivolgono per spingere gli investitori a sfidare l’incertezza internazionale e comprare i propri titoli di Stato: debito per finanziare altro debito. Dopo anni segnati dall’austerità e da una generale tendenza a contrarre la spesa pubblica, sottofinanziando settori cruciali quali la sanità e l’istruzione, i Paesi del G7 sono tornati a premere sul pedale del debito pubblico. Non per finanziare la spesa sociale, ma per far fronte alla corsa al riarmo (tutti i Paesi del G7, tranne il Giappone, fanno parte della NATO e di recente hanno assunto nuovi impegni di spesa militare) nonché per provare a mettere una toppa alla crisi energetica innescata dall’aggressione israelo-americana all’Iran. A ciò si aggiunge la ricerca di nuovi investimenti per essere competitivi nel settore dell’IA, tra sviluppo di software e realizzazione della rete infrastrutturale che passa per i discussi data center. I primi a pagare il conto delle incertezze internazionali sono gli Stati Uniti, il cui debito pubblico ha raggiunto la soglia record dei 40mila miliardi di dollari, pari al 125,8% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Maya MacGuineas, presidente dell’ong Committee for a Responsible Federal Budget, ha dichiarato: «il debito pubblico lordo è raddoppiato negli ultimi dieci anni. In meno di vent’anni si è quadruplicato». Solo negli ultimi cinque mesi ha compiuto il salto dai 39 ai 40mila miliardi di dollari. Per finanziare il debito, il Tesoro americano ha emesso nuovi titoli di Stato, con rendimenti da record, pari al 5,3 per cento, il livello più alto degli ultimi 20 anni. Gli elevati tassi di interesse servono a superare le rimostranze degli investitori, che di fronte a scenari così incerti tendono a prestare meno il proprio denaro, preferendo la liquidità. Per risultare competitive rispetto agli USA, anche le altre economie del G7 hanno alzato i rendimenti dei propri titoli di Stato. Al costo del debito in sé si aggiunge dunque quello degli interessi. Negli USA gli interessi annuali sul debito valgono 1.200 miliardi di dollari ed entro la fine del 2026 potrebbero raggiungere la soglia dei 1.400 miliardi. Secondo uno studio del Sole 24 Ore, quest’anno i Paesi del G7 spenderanno circa 2mila miliardi di dollari soltanto per pagare gli interessi sul debito. Dopo gli Stati Uniti, con un fardello da 144 miliardi, si posiziona il Regno Unito. A Londra il debito pubblico ammonta a 2.980 miliardi di sterline, pari al 94% del PIL, in aumento di circa 100 miliardi rispetto al 2025. Nella classifica dei Paesi G7 colpiti dalla crescente pressione sugli interessi l’Italia si posiziona terza, con la sua spesa annuale fissata a 111 miliardi di euro. A giugno, il nostro Paese ha raggiunto un nuovo massimo storico per il debito pubblico, pari a 3.207 miliardi di euro, 135 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Entro la fine dell’anno, il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrebbe attestarsi al 138,6%, il valore più alto dell’Unione europea. The post Nei Paesi del G7 il debito pubblico sta crescendo a ritmo incessante appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 24, 2026
L'INDIPENDENTE
La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia
In data 15 luglio 2026, il governo italiano ha formalizzato la prenotazione di 14,9 miliardi di euro destinati al piano straordinario di riarmo e potenziamento della difesa nazionale, segnando il culmine di una complessa manovra finanziaria avviata nel biennio precedente. Questa cifra imponente, originariamente accantonata attraverso la rimodulazione dei fondi […] L'articolo La più grande spesa militare compiuta dal dopoguerra in Italia su Contropiano.
August 23, 2026
Contropiano
Il debito pubblico italiano supera i 3.200 miliardi ed è sempre più in mano agli stranieri
Oltre un terzo del debito pubblico italiano è in mano ai non residenti. È quanto emerge dagli ultimi dati forniti dalla Banca d’Italia, relativi al mese di giugno, che confermano la crescita del debito pubblico nazionale. Il debito ha infatti superato per la prima volta quota 3.200 miliardi di euro, aumentando di 26,2 miliardi rispetto a maggio e di circa 136 miliardi rispetto a un anno fa. Dall’inizio dell’anno, il ritmo di crescita è stato costante, con un aumento del debito di circa 20 miliardi al mese, con un’unica eccezione ad aprile. L’aumento è stato trainato dal fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e, secondo i dati della Banca d’Italia, è prevalentemente imputabile alle amministrazioni centrali. I dati di Bankitalia confermano la tendenza di crescita che caratterizza il debito italiano da inizio anno: dopo una battuta d’arresto a dicembre 2025, infatti, il debito pubblico del Belpaese ha iniziato a crescere in maniera pressoché costante. L’unica battuta d’arresto è stata registrata ad aprile, quando il debito è diminuito di 4 miliardi rispetto a marzo, pur registrando un aumento di 100 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo scorso giugno, il debito pubblico ha toccato quota 3.207,2 miliardi di euro, riflettendo il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 13,3 miliardi, l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, pari a 61,7 miliardi, 9,8 miliardi in più rispetto allo scorso maggio, e gli effetti delle operazioni di emissione e rimborso dei titoli, delle rivalutazioni e delle variazioni dei cambi, pari a 3,1 miliardi. Si tratta del nuovo record assoluto, trainato dal fabbisogno delle Amministrazioni centrali, pari a 26,9 miliardi. I numeri di giugno confermano un’altra tendenza del debito pubblico italiano: la sua crescente concentrazione nelle mani degli investitori stranieri. La quota di debito detenuta dalla Banca d’Italia è infatti in continua diminuzione e a giugno è scesa al 16,7%, dal 17,2% di maggio. Analogamente, diminuisce la quota detenuta da famiglie e imprese, passata dal 14,7% di maggio al 14,5% di giugno, mentre restano invariate le percentuali detenute da banche e istituti finanziari nazionali, rispettivamente al 20,3% e al 12,1%. I portafogli degli investitori esteri detengono invece il 35,9% del debito, in aumento rispetto al 35,7% del mese precedente. A fine maggio, l’ammontare di debito detenuto dagli investitori esteri aveva raggiunto i 1.140 miliardi di euro, 922 miliardi dei quali sotto forma di titoli di Stato: si tratta di 77 miliardi in più rispetto alla fine del 2025. La situazione, osserva un’analisi del Sole 24 Ore, è la più alta mai rilevata dall’ottobre 2011, «il mese precedente la grande bufera che aveva interessato le finanze del nostro Paese, culminata con l’arrivo di Mario Monti alla guida del Governo». The post Il debito pubblico italiano supera i 3.200 miliardi ed è sempre più in mano agli stranieri appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 17, 2026
L'INDIPENDENTE
La guerra degli USA. Oltre la superficialità dei media…
Ciò che gli Stati Uniti stanno facendo attualmente è una rapida ristrutturazione per adattarsi a condurre una prolungata guerra di logoramento nella regione mediorientale. Chiunque pensi che gli Stati Uniti non possano impegnarsi in guerre di logoramento, che fanno parte della loro dottrina militare, si sbaglia. Ma la domanda più […] L'articolo La guerra degli USA. Oltre la superficialità dei media… su Contropiano.
July 25, 2026
Contropiano
Patrimonio privato e debito pubblico
La patrimoniale in Italia è un passatempo. Per qualche giorno il dibattito politico si è incentrato su una eventuale imposta patrimoniale, poi tutto è finito nel dimenticatoio. È come il sudoku o le parole crociate, che si utilizzano nel periodo delle vacanze per poi rimetterli nel cassetto insieme alla matita. Eppure, guardando gli ultimi dati resi noti dalla Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI) sul patrimonio finanziario dei cittadini italiani, ci sarebbe molto da riflettere, discutere e decidere sulle imposte patrimoniali. I dati sono forniti dalla Banca d’Italia e mostrano negli ultimi anni un forte aumento della ricchezza liquida (quindi senza considerare le proprietà immobiliari) delle famiglie italiane. Nel 2020 si trattava di 4.800 miliardi di euro, che nel 2025 sono diventati 6.488 miliardi, con un incremento in cinque anni di 1.688 miliardi (+35,17%).  È interessante mettere a confronto questi dati con l’aumento del debito pubblico italiano. Nel 2020 era di 2.573 miliardi di euro e nel 2025 è salito a 3.096 miliardi, con un aumento di 523 miliardi (+20,33%).  Pertanto, mentre lo Stato (cioè la cassa comune) continuava a indebitarsi, le casse private si riempivano ad un ritmo ben superiore. Un osservatore ingenuo potrebbe concludere che sarebbe stato ragionevole utilizzare un terzo dell’incremento della ricchezza privata per evitare l’aumento del debito comune. Ai cittadini italiani, considerati complessivamente, sarebbe comunque rimasto un aumento del patrimonio pari a 1.165 miliardi di euro. Ma quando si tratta delle proprie tasche non esistono ingenui. Resta però il fatto che mentre i conti pubblici peggiorano i cittadini si arricchiscono. Non tutti, ovviamente, ma soltanto quelli che hanno avuto la possibilità di incrementare il proprio patrimonio. Spesso si sente proporre dai politici di diversi partiti la possibilità o la necessità di tassare i cosiddetti “extra profitti” di banche e società energetiche. E perché non si dovrebbero tassare gli “extra aumenti” patrimoniali?  In questa ipotesi si potrebbero considerare 523 miliardi di euro in cinque anni, cioè di 105 miliardi l’anno. È appena il caso di ricordare che l’ultima legge di bilancio ammontava a circa 22 miliardi di euro. Quindi, un’eventuale imposta sull’incremento dei patrimoni parametrata sull’invarianza del debito pubblico, equivarrebbe a oltre cinque leggi finanziarie.  Le entrate dell’imposta patrimoniale potrebbero essere utilizzate per evitare l’aumento del debito pubblico oppure per migliorare in modo significativo i servizi per i cittadini: scuola, sanità, ambiente, asili nido, trasporti pubblici, ecc. Nel panorama politico attuale sembra una proposta impossibile, ma sarebbe almeno il caso di smetterla con l’atteggiamento ipocrita di chi contro ogni imposta patrimoniale evoca l’esproprio, il comunismo o lo stato totalitario.  A costoro occorre ricordare che nella Costituzione della Repubblica italiana si stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Un’imposta patrimoniale sull’aumento delle ricchezze dovrebbe essere osteggiata soltanto da un’esigua minoranza. In teoria la stragrande maggioranza dei contribuenti dovrebbe essere pienamente favorevole. Per questa ragione tornano alla mente le parole di Alberto Moravia: “Curiosamente, gli elettori non si sentono responsabili per i fallimenti del governo che hanno votato”. Rocco Artifoni
July 18, 2026
Pressenza
Allarme rosso sull’economia Usa
Torno sul viaggio precipitoso di Christine Lagarde negli Stati Uniti per incontrare il presidente della Fed Kevin Warsh e il segretario al tesoro Scott Bessent. Il primo giorno il colloquio con Warsh ha avuto ad oggetto, al di là del tema molto formale – l’opportunità per i banchieri centrali di […] L'articolo Allarme rosso sull’economia Usa su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo
Che ci fosse un po’ di maretta nella maggioranza era divenuto chiaro con il giallo sulla mozione che qualche giorno fa aveva tenuto col fiato sospeso il dibattito pubblico, soprattutto perché riguardava quello che ormai è l’asse portante di tutto l’assetto continentale: l’aumento delle spese militari in linea con gli obiettivi […] L'articolo Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa
In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base […] L'articolo L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano
Caro-energia e rischio recessione: le stime del FMI lanciano l’allarme
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) lancia un pesante avvertimento all’Italia e all’Europa: l’onda d’urto del caro energia deve ancora arrivare davvero, e si abbatterà con forza sui bilanci familiari nel corso del 2026. La media dell’impatto sulla famiglia tipo della UE sarà di 375 euro (lo 0,7% dei consumi medi), […] L'articolo Caro-energia e rischio recessione: le stime del FMI lanciano l’allarme su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano