
Regno Unito, altra vittoria per Palestine Action: l’azione contro Barclays non è terrorismo
L'INDIPENDENTE - Saturday, August 22, 2026La scure della normativa antiterrorismo non si abbatterà sui cinque attivisti di Palestine Action finiti a processo per aver vandalizzato una filiale della Barclays. Lo ha stabilito il giudice Robert Altham presso la Preston Crown Court, con una decisione salutata da scroscianti applausi e cori di giubilo da parte delle decine di sostenitori del movimento riunitisi all’esterno dell’aula. I cosiddetti “Barclays Five” affronteranno il mese prossimo pene detentive ridotte rispetto a quanto temuto, dal momento che il tribunale ha stabilito l’inapplicabilità dell’articolo 69 del Sentencing Act, norma che avrebbe configurato un nesso causale con il terrorismo.
Gli attivisti Brendon O’Hagan, Amanda Kelly, Hmeera Atiqnisar, Mohammed Malik e Alma Yaniv erano stati dichiarati colpevoli lo scorso giugno per l’azione effettuata nell’agosto del 2024. In quel frangente furono infatti infrante le vetrate dell’istituto e l’edificio venne imbrattato con vernice rossa, causando danni quantificati in circa 212 mila sterline. La protesta mirava a denunciare i rapporti tra Barclays ed Elbit Systems, il principale produttore israeliano di armamenti. La condanna per danneggiamento sarà dunque confermata, sfociando in una pena che verrà pronunciata il 4 settembre. Il giudice Robert Altham ha però escluso l’aggravante prevista dalla legislazione antiterrorismo: pur rilevando l’entità dei danni, ha ritenuto che l’episodio non fosse paragonabile ad altre azioni e non avesse colpito un obiettivo sensibile come una fabbrica di armi.
Quest verdetto costituisce uno snodo importante, contribuendo a erodere in maniera evidente la narrazione repressiva voluta dalle istituzioni britanniche. Negli ultimi anni, infatti, il governo ha tentato di far passare un messaggio tanto chiaro quanto draconiano: qualsiasi contestazione materiale contro le aziende legate a Israele da parte di Palestine Action doveva essere inquadrata e punita come terrorismo. Non a caso, nel luglio del 2025 il Ministero dell’Interno aveva ufficialmente inserito l’organizzazione nella lista dei gruppi terroristici, equiparandola legalmente a sigle come ISIS o al-Qaeda. L’obiettivo politico, in una pervicace continuità bipartisan, era quello di creare un forte deterrente, trasformando chiunque protestasse contro la macchina bellica in un nemico dello Stato, reprimendo così ogni forma di dissenso. A febbraio l’Alta Corte ha giudicato illegittima e sproporzionata la decisione governativa, ma il successivo 15 giugno la Corte d’Appello ha stabilito che la proscrizione era legittima.
Non si tratta della prima pronuncia favorevole per i membri di Palestine Action. Lo scorso febbraio, la giuria del Woolwich Crown Court di Londra aveva dichiarato non colpevoli sei attivisti britannici del movimento accusati di furto aggravato e altri reati in relazione a un’irruzione nella fabbrica di Elbit Systems nel sud-ovest dell’Inghilterra, scagionando Leona Kamio, Samuel Corner, Fatema Rajwani, Zoe Rogers, Jordan Devlin e Charlotte Head dalle accuse più gravi. Secondo l’accusa i sei avrebbero sfondato con un furgone le recinzioni della fabbrica e, una volta all’interno, avrebbero danneggiato attrezzature e provocato scontri con il personale di sicurezza. La difesa a processo aveva sostenendo che l’intento del gruppo non fosse quello di commettere reati violenti ma di esprimere una protesta politica contro la fabbrica di armamenti, nel tentativo di fermarne l’attività.
Quelle assoluzioni avevano indotto la procura a ritirare la medesima accusa di furto aggravato nei confronti di altri 18 imputati. Nel successivo processo di maggio, Kamio, Corner, Rajwani e Head sono stati condannati per danneggiamento, mentre Rogers e Devlin sono stati assolti. Un altro risultato favorevole è arrivato ad agosto: in un secondo procedimento sull’azione di Filton, la giuria dell’Old Bailey non ha raggiunto un verdetto su 14 dei 15 capi d’imputazione contestati a otto presunti organizzatori. Soltanto uno è stato riconosciuto colpevole di danneggiamento.
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