Israele ha occupato o distrutto il 97% dei terreni agricoli di Gaza

L'INDIPENDENTE - Wednesday, August 19, 2026

A Gaza sono rimasti appena 448 ettari di terreni agricoli contemporaneamente accessibili e non danneggiati, circa il 3% della superficie coltivabile complessiva. Secondo la FAO (l’organizzazione ONU per l’alimentazione e l’agricoltura), la superficie disponibile è diminuita del 25,5% dall’ottobre 2025, soprattutto per le crescenti difficoltà di accesso, mentre 3.643 ettari accessibili risultano danneggiati. Il motivo principale sarebbe uno: l’espansione della “linea gialla”, che segna il confine dei territori sotto controllo israeliano, verso ovest. La situazione è particolarmente grave a Rafah, dove è inaccessibile il 97,2% dei terreni e il 98,4% delle serre. La FAO segnala inoltre carenze di sementi, fertilizzanti, carburante, attrezzature e mangimi. Prima del 2023, l’agricoltura contribuiva per circa il 10% all’economia gazawi e sosteneva oltre 560.000 persone.

A ridursi in maniera significativa è anche la disponibilità di serre, delle quali oggi sono disponibili appena 224 ettari – poco più del 16% originario. «La perdita di accesso ai terreni agricoli sta riducendo ulteriormente lo spazio a disposizione degli agricoltori per produrre cibo, anche laddove le risorse agricole rimangono fisicamente intatte», ha dichiarato Rein Paulsen, direttore dell’Ufficio per le emergenze e la resilienza della FAO. «Gli agricoltori di Gaza hanno dimostrato più volte che, quando la terra e i fattori di produzione sono disponibili, la produzione è possibile. Ma senza un intervento urgente per ripristinare un accesso sicuro e fornire agli agricoltori il sostegno di cui hanno bisogno, le opportunità di ripristinare la produzione alimentare locale continueranno a diminuire». La crisi determinata dall’impossibilità di disporre di superfici coltivabili, sottolinea la FAO, è ulteriormente aggravata dalle restrizioni imposte all’importazione di prodotti agricoli fondamentali, quali semenze, fertilizzanti, attrezzature per l’irrigazione, carburante e altri materiali. Per lo stesso motivo, gli allevatori faticano a procurarsi mangimi, forniture veterinarie e servizi sanitari per gli animali.

La distruzione dei terreni coltivabili è uno degli aspetti che determinano quello che molti ricercatori hanno definito come un vero e proprio ecocidio, ovvero la «distruzione deliberata, massiva e sistematica dell’ambiente naturale in grado di compromettere la sopravvivenza delle popolazioni umane». Questa comprende anche la distruzione delle infrastrutture idriche (come gli impianti di desalinizzazione), la contaminazione delle falde (che ha reso non potabile oltre il 90% delle acque di Gaza), le emissioni tossiche generate da esplosivi e roghi (con conseguente aumento di PM2.5, ossido di azoto e composti organici volatili) e i suoli contaminati da residui bellici e metalli pesanti con alti livelli di tungsteno, uranio impoverito e altri contaminanti persistenti. Un insieme distruttivo di fattori che, nel complesso, ha determinato la perdita di fertilità del suolo, la devastazione di habitat costieri naturali, delle zone umide e aree di interesse per la fauna migratoria, e fenomeni di desertificazione e frammentazione ecologica a causa della perdita di copertura vegetale.

L’impatto, sulla popolazione di Gaza, è devastante. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, più di due terzi della popolazione della Striscia (il 67%, circa un milione e mezzo di persone) continua a soffrire gravi livelli di insicurezza alimentare acuta, mentre le forniture di aiuti umanitari sono in costante decrescita da febbraio di quest’anno. Una situazione che potrebbe presto ulteriormente peggiorare, per via di fattori quali gli sfollamenti forzati continui dovuti dell’espansione delle zone militarizzate, e le condizioni disastrose in materia di salute, acqua e servizi igienico-sanitari.

The post Israele ha occupato o distrutto il 97% dei terreni agricoli di Gaza appeared first on L'INDIPENDENTE.