
Ucraina: l’ex ministro Fedorov sfida Zelensky mentre scoppia un nuovo scandalo corruzione
L'INDIPENDENTE - Wednesday, August 19, 2026Un deputato in carica, un ex parlamentare e alti funzionari dell’Ufficio presidenziale sarebbero al centro dell’ennesima inchiesta anticorruzione che scuote il potere ucraino. Il Nabu ha annunciato un’«operazione speciale» per smascherare una presunta organizzazione criminale, aprendo un nuovo fronte per Volodymyr Zelensky. Nel dicembre scorso, cinque deputati di Servitore del popolo erano già stati accusati di avere ricevuto denaro in cambio di voti parlamentari. E mentre la corruzione torna a lambire il suo staff, il presidente deve affrontare la sfida più diretta dall’inizio dell’invasione russa: l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha chiesto di ripristinare il processo democratico e organizzare le elezioni nonostante la guerra. L’Ucraina deve «ripristinare un processo democratico completo anche nel mezzo di una guerra prolungata» ha dichiarato con un discorso di nove minuti trasmesso su YouTube. Licenziato a luglio dopo lo scontro con i vertici militari, Fedorov accusa il potere di avere sacrificato competenza e trasparenza alla «lealtà personale al sistema».
Il suo attacco si inserisce nella crisi più profonda attraversata finora dal presidente ucraino: il fronte militare scricchiola, l’offensiva dei “40 giorni” non ha piegato Mosca né raggiunto gli obiettivi prefissati, mentre il sistema di potere costruito durante la guerra si sfalda, travolto dagli scandali per corruzione. «La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia. Combattiamo proprio perché vogliamo rimanere uno Stato europeo libero», ha dichiarato Fedorov, sottolineando che «la democrazia non è un lusso da concedersi in tempo di pace […] Dobbiamo rispondere a una domanda fondamentale: come dovrebbe funzionare uno Stato se la guerra dura per anni? Cosa succederebbe se la guerra durasse un altro anno? Due? Tre? La Russia potrebbe davvero ottenere il diritto di decidere quando gli ucraini potranno eleggere nuovamente il proprio governo? Sono convinto di no». L’ex ministro ha poi affondato il colpo sul punto più vulnerabile della presidenza Zelensky: la corruzione, che «in tempo di guerra non è soltanto una questione finanziaria, ma riguarda la capacità stessa del Paese di sopravvivere e vincere».
Fedorov è una delle figure più popolari tra gli elettori e nelle Forze armate, dove gli viene riconosciuto il merito di avere modernizzato l’esercito, puntando sull’innovazione tecnologica per ridurre le perdite e proteggere la vita dei soldati. La sua rimozione ha provocato proteste davanti all’Ufficio presidenziale e una manifestazione a Kiev, domenica scorsa, ha raccolto circa duemila persone. Fedorov è diventato il catalizzatore di un malcontento che attraversa anche Servitore del popolo. Secondo un sondaggio del centro Socis, Zelensky sarebbe ancora in testa al primo turno con il 22,3%, tallonato dall’ex comandante delle Forze armate Valerii Zaluzhnyi al 21,4%, mentre Fedorov raggiungerebbe il 13,1%. Al ballottaggio, però, il presidente verrebbe sconfitto da entrambi: Zaluzhnyi batterebbe Zelensky 66,2% a 33,8%, mentre Fedorov batterebbe Zelensky 63,8% a 36,2%. Le elezioni restano sospese per la legge marziale e organizzarle con milioni di profughi e sfollati, un quinto del territorio occupato e oltre un milione di cittadini sotto le armi sarebbe estremamente complesso, eppure, la richiesta di Fedorov spezza un tabù: il mandato quinquennale di Zelensky è scaduto nel maggio 2024 e la guerra non può trasformarsi, secondo i suoi avversari, in una proroga indefinita del potere. Il presidente si ritrova così contestato proprio sul terreno della legittimità democratica, un nodo destinato a pesare anche sull’eventuale negoziato: Mosca sostiene, infatti, di voler sottoscrivere qualsiasi accordo di pace con un presidente ucraino dotato di un mandato elettorale pienamente valido, e non con un leader la cui legittimità considera scaduta.
A indebolire Zelensky è anche il fronte militare. La campagna dei “40 giorni”, concepita per costringere Mosca a concessioni attraverso attacchi a lungo raggio, non ha prodotto la svolta sperata. Nonostante i successi rivendicati da Kiev nel settore sudorientale, la Russia mantiene l’iniziativa in diverse aree e preme sulle roccaforti del Donbass, mentre l’Ucraina soffre la carenza di uomini, munizioni e difese antiaeree. Sul quadro militare si innesta un nuovo terremoto giudiziario con l’«operazione speciale» avviata dal Nabu contro un’organizzazione criminale. Secondo il Kyiv Independent, le perquisizioni avrebbero raggiunto anche Iryna Mudra, vicecapo dello staff di Zelensky, e il deputato Vadym Stolar. È l’ultimo capitolo di una crisi ormai strutturale: nel dicembre 2025 cinque deputati di Servitore del popolo furono accusati di avere ricevuto denaro in cambio di voti, mentre l’operazione Midas travolse il settore energetico e uomini vicinissimi al presidente, tra cui l’ex socio Timur Mindich. Le indagini spinsero alle dimissioni anche Andriy Yermak, potente capo dell’Ufficio presidenziale, mentre l’ex ministro Herman Halushchenko fu arrestato nel febbraio 2026. Zelensky è così stretto tra l’avanzata russa e le macerie del proprio sistema di potere: il fronte più pericoloso, ormai, potrebbe essere quello apertosi alle sue spalle.
The post Ucraina: l’ex ministro Fedorov sfida Zelensky mentre scoppia un nuovo scandalo corruzione appeared first on L'INDIPENDENTE.