Ucraina: l’ex ministro Fedorov sfida Zelensky mentre scoppia un nuovo scandalo corruzione
Un deputato in carica, un ex parlamentare e alti funzionari dell’Ufficio
presidenziale sarebbero al centro dell’ennesima inchiesta anticorruzione che
scuote il potere ucraino. Il Nabu ha annunciato un’«operazione speciale» per
smascherare una presunta organizzazione criminale, aprendo un nuovo fronte per
Volodymyr Zelensky. Nel dicembre scorso, cinque deputati di Servitore del popolo
erano già stati accusati di avere ricevuto denaro in cambio di voti
parlamentari. E mentre la corruzione torna a lambire il suo staff, il presidente
deve affrontare la sfida più diretta dall’inizio dell’invasione russa: l’ex
ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha chiesto di ripristinare il processo
democratico e organizzare le elezioni nonostante la guerra. L’Ucraina deve
«ripristinare un processo democratico completo anche nel mezzo di una guerra
prolungata» ha dichiarato con un discorso di nove minuti trasmesso su YouTube.
Licenziato a luglio dopo lo scontro con i vertici militari, Fedorov accusa il
potere di avere sacrificato competenza e trasparenza alla «lealtà personale al
sistema».
Il suo attacco si inserisce nella crisi più profonda attraversata finora dal
presidente ucraino: il fronte militare scricchiola, l’offensiva dei “40 giorni”
non ha piegato Mosca né raggiunto gli obiettivi prefissati, mentre il sistema di
potere costruito durante la guerra si sfalda, travolto dagli scandali per
corruzione. «La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia.
Combattiamo proprio perché vogliamo rimanere uno Stato europeo libero», ha
dichiarato Fedorov, sottolineando che «la democrazia non è un lusso da
concedersi in tempo di pace […] Dobbiamo rispondere a una domanda
fondamentale: come dovrebbe funzionare uno Stato se la guerra dura per
anni? Cosa succederebbe se la guerra durasse un altro anno? Due? Tre? La Russia
potrebbe davvero ottenere il diritto di decidere quando gli ucraini potranno
eleggere nuovamente il proprio governo? Sono convinto di no». L’ex ministro ha
poi affondato il colpo sul punto più vulnerabile della presidenza Zelensky: la
corruzione, che «in tempo di guerra non è soltanto una questione finanziaria, ma
riguarda la capacità stessa del Paese di sopravvivere e vincere».
Fedorov è una delle figure più popolari tra gli elettori e nelle Forze armate,
dove gli viene riconosciuto il merito di avere modernizzato l’esercito, puntando
sull’innovazione tecnologica per ridurre le perdite e proteggere la vita dei
soldati. La sua rimozione ha provocato proteste davanti all’Ufficio
presidenziale e una manifestazione a Kiev, domenica scorsa, ha raccolto circa
duemila persone. Fedorov è diventato il catalizzatore di un malcontento che
attraversa anche Servitore del popolo. Secondo un sondaggio del centro Socis,
Zelensky sarebbe ancora in testa al primo turno con il 22,3%, tallonato dall’ex
comandante delle Forze armate Valerii Zaluzhnyi al 21,4%, mentre Fedorov
raggiungerebbe il 13,1%. Al ballottaggio, però, il presidente verrebbe sconfitto
da entrambi: Zaluzhnyi batterebbe Zelensky 66,2% a 33,8%, mentre Fedorov
batterebbe Zelensky 63,8% a 36,2%. Le elezioni restano sospese per la legge
marziale e organizzarle con milioni di profughi e sfollati, un quinto del
territorio occupato e oltre un milione di cittadini sotto le armi sarebbe
estremamente complesso, eppure, la richiesta di Fedorov spezza un tabù: il
mandato quinquennale di Zelensky è scaduto nel maggio 2024 e la guerra non può
trasformarsi, secondo i suoi avversari, in una proroga indefinita del potere. Il
presidente si ritrova così contestato proprio sul terreno della legittimità
democratica, un nodo destinato a pesare anche sull’eventuale negoziato: Mosca
sostiene, infatti, di voler sottoscrivere qualsiasi accordo di pace con un
presidente ucraino dotato di un mandato elettorale pienamente valido, e non con
un leader la cui legittimità considera scaduta.
A indebolire Zelensky è anche il fronte militare. La campagna dei “40 giorni”,
concepita per costringere Mosca a concessioni attraverso attacchi a lungo
raggio, non ha prodotto la svolta sperata. Nonostante i successi rivendicati da
Kiev nel settore sudorientale, la Russia mantiene l’iniziativa in diverse aree e
preme sulle roccaforti del Donbass, mentre l’Ucraina soffre la carenza di
uomini, munizioni e difese antiaeree. Sul quadro militare si innesta un nuovo
terremoto giudiziario con l’«operazione speciale» avviata dal Nabu contro
un’organizzazione criminale. Secondo il Kyiv Independent, le perquisizioni
avrebbero raggiunto anche Iryna Mudra, vicecapo dello staff di Zelensky, e il
deputato Vadym Stolar. È l’ultimo capitolo di una crisi ormai strutturale: nel
dicembre 2025 cinque deputati di Servitore del popolo furono accusati di avere
ricevuto denaro in cambio di voti, mentre l’operazione Midas travolse il settore
energetico e uomini vicinissimi al presidente, tra cui l’ex socio Timur Mindich.
Le indagini spinsero alle dimissioni anche Andriy Yermak, potente capo
dell’Ufficio presidenziale, mentre l’ex ministro Herman Halushchenko fu
arrestato nel febbraio 2026. Zelensky è così stretto tra l’avanzata russa e le
macerie del proprio sistema di potere: il fronte più pericoloso, ormai, potrebbe
essere quello apertosi alle sue spalle.
The post Ucraina: l’ex ministro Fedorov sfida Zelensky mentre scoppia un nuovo
scandalo corruzione appeared first on L'INDIPENDENTE.