
La Groenlandia ferma le trivelle di Trump
L'INDIPENDENTE - Monday, August 17, 2026Il governo della Groenlandia ha bloccato i piani di esplorazione petrolifera della Greenland Energy, società statunitense legata a Donald Trump e quotata al Nasdaq, che puntava ad avviare le trivellazioni già da questo autunno. Lo Stato artico ha infatti ordinato all’azienda texana di posticipare l’inizio dei lavori almeno fino all’inverno del 2027 a causa della mancanza dei permessi necessari, nonostante avesse già trasportato nell’isola attrezzature per 60 milioni di dollari. Il rinvio ha fatto crollare il titolo a Wall Street e rappresenta un duro colpo alle previsioni dell’inviato presidenziale Jeff Landry, che a maggio aveva annunciato tempi molto più brevi per lo sfruttamento delle risorse idrocarburifere.
Le autorità groenlandesi hanno chiarito che l’iter per le valutazioni sull’impatto ambientale e sociale non può essere finalizzato entro la scadenza fissata dalla società. «Il processo normativo necessario non può essere completato e, di conseguenza, le autorizzazioni necessarie non possono essere ottenute prima dell’inizio previsto delle trivellazioni», hanno spiegato i funzionari di Nuuk, che avevano già reagito con un «forte monito» quando a luglio la compagnia aveva sbarcato attrezzature senza autorizzazione. Le perforazioni sono previste in una zona umida protetta che ospita specie rare di uccelli e buoi muschiati, fondamentali per le comunità locali che vivono anche di caccia.
Robert Price, amministratore delegato di Greenland Energy, ha dichiarato: «Greenland Energy rimane impegnata a portare avanti il proprio programma di esplorazione petrolifera in modo responsabile e in conformità con il processo normativo della Groenlandia, nel pieno rispetto delle autorità groenlandesi». E ha aggiunto: «Sfrutteremo questo tempo per perfezionare i nostri piani e rafforzare i rapporti con le comunità locali, i partner strategici e le autorità competenti». La società sostiene che sotto Jameson Land si trovino riserve per un valore di mille miliardi di dollari. Le licenze di esplorazione sono detenute dal partner britannico 80 Mile. Risalgono a prima del 2021, quando la Groenlandia ha interrotto il rilascio di nuove autorizzazioni a causa dei danni ambientali e dell’aggravarsi della crisi climatica. Greenland Energy finanzia le operazioni attraverso un accordo che le permetterebbe di ottenere il 50% del progetto dopo il primo pozzo e il 70% dopo il secondo.
Il progetto ha assunto un peso politico per i legami che circondano la compagnia. Il miliardario Kenneth Griffin, finanziatore della seconda cerimonia d’insediamento di Trump con un milione di dollari, ne ha infatti acquistato circa il 9%. Greenland Energy ha inoltre stretto un accordo con Phil McGraw, il conduttore televisivo noto come Dr Phil, vicino al presidente, per realizzare una serie di documentari sull’impresa. Nel consiglio di amministrazione figura poi Carol Craig, fondatrice di una società tecnologica coinvolta nelle attività legate al Golden Dome, il sistema antimissilistico considerato strategico dalla Casa Bianca anche per il controllo dell’Artico.
L’altolà delle autorità rallenta così la spinta della Casa Bianca, ma non impone uno stop definitivo. Trump, intervistato alla radio lo scorso 31 luglio 2026, ha rilanciato la convinzione che Washington otterrà il dominio del territorio entro il 2029. D’altro canto, il governo ha recentemente stretto un accordo con la società statunitense quotata in borsa Critical Metals, attraverso il quale quest’ultima ha ottenuto il controllo del 70% di 60° North ApS (società che fornisce servizi di logistica a supporto delle operazioni minerarie) accelerando così lo sviluppo del progetto del giacimento di Tanbreez, un’importante riserva che comprende 4,7 miliardi di terre rare. Washington è poi in trattative con le autorità della Groenlandia per espandere le sue basi militari sull’isola, dove gli USA gestiscono già la base spaziale di Pituffik nell’estremo nord. Dopo aver “distratto” i governi europei ventilando un’invasione remota dell’isola, Washington ha agito dietro le quinte sfruttando il cosiddetto soft power per essere competitiva nella corsa alle terre rare, fondamentali per tenere testa alla Cina e alimentare diversi settori, dall’energia pulita alla mobilità elettrica, dalla difesa all’aerospazio fino alla robotica e le tecnologie avanzate. Un quadro dal quale la grande esclusa risulta l’Unione europea.
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