Gli USA hanno scoperto la (finta) indignazione per i coloni israeliani in Palestina

Pressenza - Saturday, August 15, 2026

Da giorni un gruppo di coloni israeliani cinge d’assedio le abitazioni di due famiglie palestinesi, impedendo a chiunque di entrare o uscire. Solo ieri  l’altro l’esercito israeliano ha annunciato che sarebbe intervenuto e gli Stati Uniti paiono essersi accorti della vicenda: «Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono disgustose», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee.

La presa di posizione americana appare più cosmetica che politica: tra le famiglie coinvolte vi sarebbero infatti cittadini statunitensi, dettaglio che suggerisce che Washington stia cercando di contenere le ricadute interne della vicenda, più che di esercitare una reale pressione su Israele. In una delle abitazioni erano presenti anche cinque cittadini italiani, che tuttavia, come confermano fonti della Farnesina a L’Indipendente, sono riusciti ad allontanarsi dal posto.

La vicenda finita al centro dell’attenzione degli Stati Uniti va avanti da domenica 9 agosto e coinvolge due famiglie palestinesi di Qusra, piccolo paese vicino a Nablus, in Cisgiordania. Mesi fa, proprio a Qusra, un gruppo di coloni israeliani si è insediato in un’abitazione, iniziando a saccheggiare le case e le coltivazioni degli abitanti e ad attaccarli anche con armi da fuoco.

Domenica, gli stessi coloni hanno eretto un accampamento fuori dalle abitazioni delle famiglie palestinesi Hassan e Abu Ridi, interrompendo le loro forniture di elettricità e acqua e impedendo a chiunque di entrare o uscire dall’area. Per giorni hanno continuato a lanciare sassi contro le abitazioni, presumibilmente con l’obiettivo di spingere i residenti ad abbandonarle per poi occuparle, una pratica comune tra i coloni.

L’altro ieri, quattro giorni dopo l’inizio dell’assedio, l’esercito israeliano ha annunciato di aver mobilitato alcuni soldati per fermare le aggressioni dei coloni. Parallelamente, Huckabee ha respinto le accuse circolate sui social secondo cui gli Stati Uniti non starebbero facendo abbastanza per garantire la sicurezza dei residenti, affermando che «l’ambasciata statunitense è stata molto coinvolta» e che le Forze di difesa israeliane e la polizia israeliana erano intervenute su richiesta di Washington per allontanare «i terroristi israeliani» responsabili dell’assedio. Le sue dichiarazioni sono state poi riprese dalla stampa internazionale.

Dietro questa apparente presa di posizione, tuttavia, si nasconde un elemento tutt’altro che secondario: una delle famiglie coinvolte è palestinese-americana. L’agenzia di stampa Associated Press ha contattato telefonicamente Lou Ridi, proprietario di una delle abitazioni e residente in Ohio. Ridi ha confermato che suo fratello e suo nipote si trovavano nella casa al momento dell’assalto e che erano rimasti chiusi all’interno per giorni, prima di essere evacuati dall’esercito.

Del resto, una presa di posizione da parte di Huckabee stonerebbe con il personaggio. Noto in Israele come un «grande eroe del movimento degli insediamenti in Cisgiordania», nel 2017 dichiarava: «Non esiste alcun insediamentoSono comunitàquartiericittà. Non esiste alcuna occupazione». Più recentemente, in occasione della sua nomina ad ambasciatore statunitense in Israele, ha risposto a una domanda sulla possibilità di un’annessione israeliana della Cisgiordania con un netto «certamente».

Alla luce di tutto, le dichiarazioni di Huckabee sembrano avere l’obiettivo di contenere l’ondata di contestazioni interne mostrando un apparente pugno di ferro degli Stati Uniti di fronte a palesi violazioni dei diritti umani, specie quando perpetrate ai danni dei propri cittadini. Effettivamente, Huckabee ha corretto il tono della propria dichiarazione celermente: «I “coloni” non sono il problema in Giudea/Samaria [ndr: il nome utilizzato da Israele per la Cisgiordania]. Lo sono i “non-coloni”». Il termine inglese che Huckabee utilizza per riferirsi ai coloni che stanno assediando le case dei palestinesi è «unsettler», derivato dall’aggiunta del prefisso “un-” (corrispondente ai nostri in-/im- o de-/di-) alla parola “settler”, che significa appunto “colono”. Huckabee suggerisce, insomma, che  gli «unsettler» non siano «veri coloni», ma rappresentanti di una minoranza di «coloni violenti»

È la medesima retorica utilizzata dall’Unione Europea, che parla proprio di «coloni violenti» quando si tratta di approvare sanzioni contro lo Stato israeliano e gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati: una distinzione che attribuisce la responsabilità delle violazioni del diritto internazionale a un gruppo ristretto di coloni israeliani, finendo di fatto per legittimare le condotte degli altri.

Eppure, il diritto internazionale non fa alcuna distinzione tra presunti “coloni pacifici” e “coloni violenti”. Posto che un atto di colonizzazione costituisce di per sé una condotta violenta, le innumerevoli risoluzioni dell’ONU e i diversi pareri dei tribunali internazionali chiedono a Israele di smantellare tutti gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati, non soltanto quelli legati a un ristretto numero di persone. A tal proposito, vale la pena ricordare le ultime risoluzioni, come la A/RES/80/72 del 2025 e la A/ES-10/L.31 del 2024, o il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del medesimo anno; in generale, la richiesta di ritirarsi dai territori palestinesi occupati va avanti sin dal 1967, con la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Va rimarcato che se gli Stati Uniti volessero davvero fare qualcosa per fermare le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, lo avrebbero già fatto. Malgrado le sporadiche critiche, Washington continua a fornire armi allo Stato israeliano: nel 2025 gli aiuti militari statunitensi hanno raggiunto i 3,8 miliardi di dollari, mentre nel 2026 l’amministrazione ha continuato ad approvare nuove forniture di armamenti.

Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti hanno inoltre utilizzato più volte il proprio potere di veto al Consiglio di sicurezza per bloccare risoluzioni sgradite a Israele, come accaduto nel giugno 2025 con una proposta che chiedeva un cessate il fuoco permanente a Gaza e che aveva ottenuto il sostegno degli altri 14 membri del Consiglio. Nonostante la forte dipendenza di Tel Aviv da Washington, gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto le sue richieste sul piano diplomatico, arrivando persino a stravolgere – o permettere lo stravolgimento di – accordi che loro stessi avevano contribuito a sottoscrivere, come nel caso del piano del Board of Peace per Gaza.

L'Indipendente