Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: conoscerla serve a difenderci

Pressenza - Monday, August 10, 2026

Recentemente viene citata spesso, purtroppo soprattutto nel segnalare le violazioni. In questi giorni l’ONU ha divulgato la fotografia che mostra alcuni manoscritti elaborati tra il 1945 e il 1948 e un video che spiega come è stata concepita e scritta.

“Redatta da rappresentanti delle nazioni con diverse formazioni giuridiche e culturali, provenienti da tutte le regioni del mondo – evidenzia l’ONU nella pagina online in cui sono raccolti i materiali documentali e informativi – ha stabilito, per la prima volta, i diritti umani fondamentali da tutelare universalmente”.

Composto dal preambolo, che specifica il contesto storico e le finalità del proclama, presupposti cui fa riferimento la Carta (Statuto) dell’ONU promulgata due anni prima, nel 1946, e sintetizza i principi etici e giuridici enunciati, e da 30 articoli che precisano i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali e culturali riconosciuti a ciascuna persona, nessuna esclusa, e della cui tutela, o violazione, sono responsabili tutti gli Stati e ogni loro governo e istituzione, il testo è stato tradotto in 555 lingue nazionali, idiomi etnici e dialetti ed è disponibile anche nell’audio-lettura in italiano.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu approvata dall’Assemblea Generale con la delibera della Risoluzione A/RES/217(III)[A], votata il 10 dicembre 1948.

Ad esprimersi a favore furono 48 degli allora 58 stati-membri dell’ONU: Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania (Myanmar), Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, India, Iran, Iraq, Islanda, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Regno Unito (Gran Bretagna), Repubblica Dominicana, Siam, Siria, Svezia, Turchia, Uruguay, Venezuela e USA. Delle altre 10 delegazioni, due – Honduras e Yemen – non parteciparono alla riunione ed 8 – Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Yugoslavia, Polonia, Sud Africa, Ucraina e URSS – si pronunciarono con l’astensione.

In Italia, la cui ammissione all’ONU venne decretata il 14 dicembre 1955 e ratificata con la Legge n° 848 del 17 agosto 1957 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il seguente 25 settembre, il rispetto dei diritti umani enunciati nella Dichiarazione Universale è prioritario e cogente: nell’Articolo 11 della Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948, è espressamente indicato che lo Stato italiano “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” e di recente, nel 2018, sulla pubblicazione del testo ufficiale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani edita a cura dell’Ufficio comunicazione istituzionale e dell’Ufficio delle informazioni parlamentari, dell’archivio e delle pubblicazioni del Senato, è precisato che “Le norme che compongono la Dichiarazione sono ormai considerate, dal punto di vista sostanziale, come principi generali del diritto internazionale e come tali vincolanti per tutti i soggetti di tale ordinamento”.

Maddalena Brunasti