Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: conoscerla serve a difenderci
Recentemente viene citata spesso, purtroppo soprattutto nel segnalare le
violazioni. In questi giorni l’ONU ha divulgato la fotografia che mostra alcuni
manoscritti elaborati tra il 1945 e il 1948 e un video che spiega come è stata
concepita e scritta.
“Redatta da rappresentanti delle nazioni con diverse formazioni giuridiche e
culturali, provenienti da tutte le regioni del mondo – evidenzia l’ONU nella
pagina online in cui sono raccolti i materiali documentali e informativi – ha
stabilito, per la prima volta, i diritti umani fondamentali da tutelare
universalmente”.
Composto dal preambolo, che specifica il contesto storico e le finalità del
proclama, presupposti cui fa riferimento la Carta (Statuto) dell’ONU promulgata
due anni prima, nel 1946, e sintetizza i principi etici e giuridici enunciati, e
da 30 articoli che precisano i diritti individuali, civili, politici, economici,
sociali e culturali riconosciuti a ciascuna persona, nessuna esclusa, e della
cui tutela, o violazione, sono responsabili tutti gli Stati e ogni loro governo
e istituzione, il testo è stato tradotto in 555 lingue nazionali, idiomi etnici
e dialetti ed è disponibile anche nell’audio-lettura in italiano.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu approvata dall’Assemblea
Generale con la delibera della Risoluzione A/RES/217(III)[A], votata il 10
dicembre 1948.
Ad esprimersi a favore furono 48 degli allora 58 stati-membri dell’ONU:
Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania (Myanmar), Bolivia, Brasile,
Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El
Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, India, Iran,
Iraq, Islanda, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova
Zelanda, Olanda, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Regno Unito (Gran Bretagna),
Repubblica Dominicana, Siam, Siria, Svezia, Turchia, Uruguay, Venezuela e
USA. Delle altre 10 delegazioni, due – Honduras e Yemen – non parteciparono alla
riunione ed 8 – Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Yugoslavia,
Polonia, Sud Africa, Ucraina e URSS – si pronunciarono con l’astensione.
In Italia, la cui ammissione all’ONU venne decretata il 14 dicembre 1955 e
ratificata con la Legge n° 848 del 17 agosto 1957 pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale il seguente 25 settembre, il rispetto dei diritti umani enunciati
nella Dichiarazione Universale è prioritario e cogente: nell’Articolo 11 della
Costituzione, in vigore dal 1° gennaio 1948, è espressamente indicato che lo
Stato italiano “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle
limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la
giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali
rivolte a tale scopo” e di recente, nel 2018, sulla pubblicazione del testo
ufficiale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani edita a cura
dell’Ufficio comunicazione istituzionale e dell’Ufficio delle informazioni
parlamentari, dell’archivio e delle pubblicazioni del Senato, è precisato che
“Le norme che compongono la Dichiarazione sono ormai considerate, dal punto di
vista sostanziale, come principi generali del diritto internazionale e come tali
vincolanti per tutti i soggetti di tale ordinamento”.
Maddalena Brunasti