Xi Jinping ha deciso che per i super-ricchi cinesi è finita la festa

L'INDIPENDENTE - Thursday, August 6, 2026

Crolla uno dei principali compromessi del Partito Comunista Cinese, che per anni ha concesso a grossi capitali privati di migrare verso i paradisi fiscali sparsi nel mondo. Pechino ha infatti presentato nuove regole su tassazione, controlli fiscali e trasparenza. L’obiettivo è duplice: recuperare gettito fiscale e aumentare la presenza dello Stato nell’economia. Così, le tasse verranno riscosse altresì sui redditi all’estero, gestiti spesso da fiduciari in paradisi fiscali, a cui negli anni si sono rivolti i cittadini cinesi per eludere il sistema di controllo. L’intervento economico si affianca alle nuove strette disposte per gli investimenti all’estero effettuati da cittadini e aziende cinesi.

Dopo aver rimosso la crescita del PIL tra gli obiettivi economici della Cina, il governo guidato da Xi Jinping torna sull’argomento. Questa volta, nel mirino, sono finiti i super-ricchi che per anni hanno goduto delle agevolazioni riservate dal cosiddetto socialismo con caratteristiche cinesi. Il ministero delle Finanze ha presentato le nuove regole in materia di tassazione, riservando un’attenzione particolare ai trust offshore. Si tratta di strumenti finanziari con cui per anni i cittadini cinesi hanno evitato il fisco nazionale, depositando all’estero parte della propria ricchezza. Quest’ultima, attraverso l’istituto del trust, viene gestita da un amministratore straniero, spesso in paradisi fiscali, garantendo così tassazioni irrisorie e protezione al depositario. Per anni, Pechino ha sorvolato su questa fuoriuscita di capitale, ma ora ha deciso di cambiare strategia.

È stata fissata un’imposta del 20% da riscuotere nelle diverse fasi del ciclo di vita di un trust: dall’istituzione alla chiusura, passando per la periodica distribuzione degli utili maturati. In questo modo, anche i redditi trasferiti all’estero finiranno sotto al controllo delle autorità. I cittadini cinesi avranno tre mesi di tempo per adeguarsi e procedere con i pagamenti. Si stimano centinaia di miliardi di dollari di entrate per Pechino, da tempo alla ricerca di liquidità. La misura dovrebbe contribuire, nelle intenzioni del governo, a ridurre le disuguaglianze, tornate a crescere dalla pandemia di Covid-19, dopo un decennio particolarmente virtuoso.

L’istituzione dell’imposta sui trust offshore è stata preceduta da altri interventi del partito comunista: a luglio è entrato in vigore il nuovo regime autorizzativo per gli investimenti cinesi all’estero, che ha rafforzato il controllo statale. Singoli cittadini e aziende potranno vedersi annullate le proprie operazioni di compravendita nel caso in cui venissero riscontrati pericoli per la sicurezza del Paese. Discorso simile per le esportazioni di beni e servizi classificati come “sensibili”, per cui sarà necessaria un’autorizzazione preventiva.

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