Xi Jinping ha deciso che per i super-ricchi cinesi è finita la festa
Crolla uno dei principali compromessi del Partito Comunista Cinese, che per anni
ha concesso a grossi capitali privati di migrare verso i paradisi fiscali sparsi
nel mondo. Pechino ha infatti presentato nuove regole su tassazione, controlli
fiscali e trasparenza. L’obiettivo è duplice: recuperare gettito fiscale e
aumentare la presenza dello Stato nell’economia. Così, le tasse verranno
riscosse altresì sui redditi all’estero, gestiti spesso da fiduciari in paradisi
fiscali, a cui negli anni si sono rivolti i cittadini cinesi per eludere il
sistema di controllo. L’intervento economico si affianca alle nuove strette
disposte per gli investimenti all’estero effettuati da cittadini e aziende
cinesi.
Dopo aver rimosso la crescita del PIL tra gli obiettivi economici della Cina, il
governo guidato da Xi Jinping torna sull’argomento. Questa volta, nel mirino,
sono finiti i super-ricchi che per anni hanno goduto delle agevolazioni
riservate dal cosiddetto socialismo con caratteristiche cinesi. Il ministero
delle Finanze ha presentato le nuove regole in materia di tassazione, riservando
un’attenzione particolare ai trust offshore. Si tratta di strumenti finanziari
con cui per anni i cittadini cinesi hanno evitato il fisco nazionale,
depositando all’estero parte della propria ricchezza. Quest’ultima, attraverso
l’istituto del trust, viene gestita da un amministratore straniero, spesso in
paradisi fiscali, garantendo così tassazioni irrisorie e protezione al
depositario. Per anni, Pechino ha sorvolato su questa fuoriuscita di capitale,
ma ora ha deciso di cambiare strategia.
È stata fissata un’imposta del 20% da riscuotere nelle diverse fasi del ciclo di
vita di un trust: dall’istituzione alla chiusura, passando per la periodica
distribuzione degli utili maturati. In questo modo, anche i redditi trasferiti
all’estero finiranno sotto al controllo delle autorità. I cittadini cinesi
avranno tre mesi di tempo per adeguarsi e procedere con i pagamenti. Si stimano
centinaia di miliardi di dollari di entrate per Pechino, da tempo alla ricerca
di liquidità. La misura dovrebbe contribuire, nelle intenzioni del governo, a
ridurre le disuguaglianze, tornate a crescere dalla pandemia di Covid-19, dopo
un decennio particolarmente virtuoso.
L’istituzione dell’imposta sui trust offshore è stata preceduta da altri
interventi del partito comunista: a luglio è entrato in vigore il nuovo regime
autorizzativo per gli investimenti cinesi all’estero, che ha rafforzato il
controllo statale. Singoli cittadini e aziende potranno vedersi annullate le
proprie operazioni di compravendita nel caso in cui venissero riscontrati
pericoli per la sicurezza del Paese. Discorso simile per le esportazioni di beni
e servizi classificati come “sensibili”, per cui sarà necessaria
un’autorizzazione preventiva.
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