
Ogni volta che la legge contro cannabis light e CBD arriva in tribunale i giudici la smontano
L'INDIPENDENTE - Monday, August 3, 2026La guerra senza quartiere che il governo Meloni ha dichiarato al fiore di canapa, ormai noto come cannabis light, sta andando a sbattere contro sentenze e tribunali, che puntualmente sconfessano l’impostazione repressiva portata avanti negli ultimi anni. Nonostante le diverse leggi messe in campo, da quella che voleva inquadrare il CBD, principio attivo non psicotropo della pianta dai diversi effetti terapeutici, come uno stupefacente, all’emendamento del primo decreto sicurezza che inquadrava nello stesso modo l’infiorescenza, a prescindere dai livelli di THC contenuti, i provvedimenti non reggono alla prova dei fatti.
L’ultima pronuncia, in ordine di tempo, è arrivata oggi dal consiglio di Stato: a decidere sull’annosa questione del CBD sarà la Corte di Giustizia europea, stessa sorte dei fiori, per i quali il rinvio – nato dal ricorso delle associazioni di categoria contro il decreto del 2022 che inserendo la canapa tra le piante officinali ne limitava gli usi a fibra e semi – era stato deciso a novembre 2025. Per i fiori la domanda di fondo è se il divieto italiano sia compatibile con la libera circolazione delle merci e con la politica agricola comune. Per il CBD, che l’OMS ha raccomandato di non inserire in nessuna tabella a livello internazionale, il ricorso sosteneva che non ci fosse bisogno del divieto e dell’inserimento tra gli stupefacenti, visto che già normato a livello europeo sia come cosmetico, che come farmaco.
«Che il CBD isolato non sia di per sé stupefacente lo riconosce anche il Consiglio di Stato», spiega l’avvocato Giacomo Bulleri, che ha seguito il ricorso. «I dubbi restano sull’estratto, per le possibili impurità residue del processo di lavorazione e per l’interazione con il THC, che potrebbe generare effetti avversi: su questi profili di proporzionalità, precauzione e adeguatezza il giudice preferisce non essere definitivo e rimette tutto alla Corte di Giustizia». Le tempistiche, avverte Bulleri, non saranno brevi: «Il rinvio sui fiori, che tocca la politica agricola comune, ha avuto un iter più rapido del previsto. Il CBD riguarda invece la libera circolazione delle merci, un fronte diverso: per una decisione definitiva serviranno probabilmente due anni, il biennio 2027-2028, complice anche l’entrata in vigore della nuova Politica Agricola Comune».
Mentre gli estratti aspettano il verdetto europeo, sul fronte interno il decreto sicurezza colleziona bocciature. Negli ultimi otto mesi tre giudici hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 18: il 2 dicembre 2025 il gip di Brindisi, su un carico di canapa bloccato dalle Dogane; il 28 aprile scorso il Tribunale di Trani, sul sequestro di un distributore automatico di infiorescenze a Barletta; il 15 luglio il Tribunale di Brescia, con ventisei pagine di ordinanza, dopo l’arresto ai domiciliari di un commerciante di Sirmione trovato con due chili di fiori. Per il giudice bresciano Luca Tringali, la presunzione assoluta di pericolosità della cannabis light «appare smentita, in radice, dalle acquisizioni scientifiche recepite dallo stesso ordinamento».
I numeri raccolti dall’Osservatorio art. 18 di Canapa Sativa Italia raccontano la stessa parabola: delle 29 inchieste monitorate, 18 si sono chiuse con la restituzione della merce sequestrata, 6 con l’archiviazione, una con un’assoluzione piena. A Sassari i giudici hanno bocciato un sequestro su THC fra lo 0,08 e lo 0,33 per cento; in Sardegna il Riesame ha restituito oltre 5mila piante e 257 chili di biomassa a un’azienda florovivaistica; a Torino la maxi-inchiesta che aveva sequestrato due tonnellate di infiorescenze per 18 milioni di euro si è chiusa con un’archiviazione, dopo aver messo in ginocchio diverse aziende. Anche la giustizia amministrativa segue lo stesso copione: a giugno il TAR della Liguria ha sospeso l’ordinanza con cui il Comune di Ventimiglia aveva chiuso un cannabis shop.
A guardare cosa succede a Bruxelles, la direzione sembra già scritta. Il Parlamento europeo ha votato in commissione Agricoltura, e poi confermato in commissione Sviluppo regionale, l’inclusione dell’intera pianta di canapa — fiori compresi — tra i prodotti agricoli leciti, con una soglia unica di THC allo 0,5 per cento per tutti gli Stati membri. Gli emendamenti di Fratelli d’Italia per bloccare il testo sono stati respinti. La nuova PAC entrerà in vigore nel 2028, ma il segnale politico è già arrivato: mentre il governo insiste sulla linea repressiva, l’Europa si muove nella direzione opposta.
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