Crisi di Ceuta: 22 Paesi europei (Italia inclusa) chiedono un vertice di emergenza

L'INDIPENDENTE - Saturday, August 1, 2026

La crisi a Ceuta si sta gradualmente sgonfiando. Quasi tutti i migranti entrati nei giorni scorsi hanno lasciato l’exclave spagnola in territorio marocchino senza registrare incidenti. Italia e Danimarca hanno nel frattempo chiesto alle istituzioni europee la convocazione di una riunione urgente, «per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata». La lettera è stata accolta e sottoscritta da altri 20 Paesi europei, fatta eccezione per Francia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna. Anche quest’ultima, guidata dal governo Sánchez, si era rivolta all’UE per «stabilire una risposta comune», denunciando al contempo la reazione «egoista, polarizzante e illegale» di alcuni membri, tra cui l’Italia, che ha deciso di sospendere con Madrid il trattato di Schengen. Sono stati così ripristinati i controlli ai voli e alle navi provenienti dalla Spagna, nonostante l’emergenza abbia riguardato il territorio marocchino.

«Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina. Per questo l’Italia ha promosso, insieme alla Danimarca, una lettera sottoscritta da 22 Stati membri dell’Unione europea, che chiede un’azione comune per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l’immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di esseri umani, rendere più efficaci i rimpatri ed eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso soddisfazione per l’ampio fronte creatosi a sostegno della richiesta. Dall’UE è intervenuta la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accogliendo con favore l’idea di una videoconferenza straordinaria: «il controllo delle nostre frontiere europee è importante. Abbiamo un sistema solido, ma deve essere ulteriormente rafforzato. Dobbiamo rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico e mantenere stretto coordinamento tra tutte le autorità». L’Irlanda, attualmente alla guida del Consiglio dell’UE, ha convocato la riunione per martedì prossimo, coinvolgendo i ministri della Giustizia e degli Interni.

Alla luce dei toni scelti in queste ore, la sensazione è che la crisi di Ceuta — a cui abbiamo dedicato un articolo di approfondimento per identificare i possibili mandanti — possa diventare il pretesto per continuare con la stretta securitaria. A giugno, l’Unione europea ha approvato il nuovo Patto sui migranti, dedicando particolare attenzione all’esternalizzazione delle frontiere, che oggi passa per le intese con diversi Paesi del Mediterraneo, tra cui Turchia, Tunisia e Libia.

Nel frattempo, sale a 84 il numero di persone annegate nel tentativo di raggiungere Ceuta. Da Madrid fanno sapere che oltre 48mila migranti — la quasi totalità di quelli entrati a Ceuta — hanno abbandonato l’exclave spagnola. Oltre a schierare l’esercito, il governo Sánchez ha deciso di installare una barriera galleggiante in mare, con l’obiettivo di scoraggiare nuovi ingressi. Nelle scorse ore la Spagna si era rivolto a Bruxelles per chiedere un incontro straordinario, capace di definire una risposta comune di fronte al fenomeno migratorio, ribadendo che «la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, e non solo da quelli in prima linea».

Sánchez ha poi criticato i Paesi europei che «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere l’esclusione temporanea dall’area Schengen. Un simile atteggiamento — dettato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici — non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono», ma anche «agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buonsenso».

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