Crisi di Ceuta: 22 Paesi europei (Italia inclusa) chiedono un vertice di emergenza
La crisi a Ceuta si sta gradualmente sgonfiando. Quasi tutti i migranti entrati
nei giorni scorsi hanno lasciato l’exclave spagnola in territorio marocchino
senza registrare incidenti. Italia e Danimarca hanno nel frattempo chiesto alle
istituzioni europee la convocazione di una riunione urgente, «per una
valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea
coordinata». La lettera è stata accolta e sottoscritta da altri 20 Paesi
europei, fatta eccezione per Francia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna.
Anche quest’ultima, guidata dal governo Sánchez, si era rivolta all’UE per
«stabilire una risposta comune», denunciando al contempo la reazione «egoista,
polarizzante e illegale» di alcuni membri, tra cui l’Italia, che ha deciso di
sospendere con Madrid il trattato di Schengen. Sono stati così ripristinati i
controlli ai voli e alle navi provenienti dalla Spagna, nonostante l’emergenza
abbia riguardato il territorio marocchino.
«Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia
urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina. Per questo l’Italia
ha promosso, insieme alla Danimarca, una lettera sottoscritta da 22 Stati membri
dell’Unione europea, che chiede un’azione comune per rafforzare le frontiere
esterne, contrastare l’immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di
esseri umani, rendere più efficaci i rimpatri ed eliminare ogni fattore che
possa incentivare nuovi ingressi illegali». Così la presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, che ha espresso soddisfazione per l’ampio fronte creatosi a
sostegno della richiesta. Dall’UE è intervenuta la presidente della Commissione
Ursula von der Leyen, accogliendo con favore l’idea di una videoconferenza
straordinaria: «il controllo delle nostre frontiere europee è importante.
Abbiamo un sistema solido, ma deve essere ulteriormente rafforzato. Dobbiamo
rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico e mantenere stretto
coordinamento tra tutte le autorità». L’Irlanda, attualmente alla guida del
Consiglio dell’UE, ha convocato la riunione per martedì prossimo, coinvolgendo i
ministri della Giustizia e degli Interni.
Alla luce dei toni scelti in queste ore, la sensazione è che la crisi di Ceuta —
a cui abbiamo dedicato un articolo di approfondimento per identificare i
possibili mandanti — possa diventare il pretesto per continuare con la stretta
securitaria. A giugno, l’Unione europea ha approvato il nuovo Patto sui
migranti, dedicando particolare attenzione all’esternalizzazione delle
frontiere, che oggi passa per le intese con diversi Paesi del Mediterraneo, tra
cui Turchia, Tunisia e Libia.
Nel frattempo, sale a 84 il numero di persone annegate nel tentativo di
raggiungere Ceuta. Da Madrid fanno sapere che oltre 48mila migranti — la quasi
totalità di quelli entrati a Ceuta — hanno abbandonato l’exclave spagnola. Oltre
a schierare l’esercito, il governo Sánchez ha deciso di installare una barriera
galleggiante in mare, con l’obiettivo di scoraggiare nuovi ingressi. Nelle
scorse ore la Spagna si era rivolto a Bruxelles per chiedere un incontro
straordinario, capace di definire una risposta comune di fronte al fenomeno
migratorio, ribadendo che «la sicurezza delle frontiere esterne è una
responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, e non solo da quelli in
prima linea».
Sánchez ha poi criticato i Paesi europei che «hanno scelto di attaccare la
Spagna e di chiedere l’esclusione temporanea dall’area Schengen. Un simile
atteggiamento — dettato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi
politici — non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai
principi di solidarietà che ci uniscono», ma anche «agli interessi a lungo
termine dell’Europa e al più elementare buonsenso».
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