Possibili mandanti e propaganda: i lati oscuri della crisi di CeutaDal punto di vista dei numeri, la crisi scatenata dall’ondata di migranti a
nuoto che si è diretta su Ceuta, la città spagnola in territorio marocchino, sta
rapidamente rientrando: in circa 40mila hanno già fatto ritorno in Marocco senza
che si siano registrati incidenti. Quello che non accenna per ora a rientrare è
l’uso politico della vicenda, tra polemiche interne e prese di posizioni
propagandistiche di Paesi esteri (tra tutti l’Italia). Sullo sfondo, inoltre,
rimane una domanda scomoda per tutti, anche per il governo spagnolo che non
vuole andare allo scontro con quello marocchino. Cosa è successo realmente e chi
ha manovrato una gigantesca operazione che ha visto arrivare via mare e via
terra 60mila persone tutte insieme? Che la polizia marocchina non si sia accorta
di nulla è impossibile, diversi video mostrano agenti che guardano centinaia di
partenti senza intervenire, e un’inchiesta del New York Times riporta che
diversi migranti hanno confermato che la polizia di Rabat avrebbe aperto i posti
di frontiera incitando le persone ad entrare nel territorio spagnolo. Se così
fosse, sulle ragioni che potrebbero aver mosso il Marocco (in autonomia o per
procura) a voler mettere in difficoltà il governo Sanchez vi sono diverse
ipotesi.
LE TENSIONI TRA GOVERNO SANCHEZ E MAROCCO
Sebbene quanto accaduto nelle ultime ore tra il confine settentrionale del
Marocco e Ceuta sia stata considerata la più grande crisi migratoria nella
storia dell’exclave spagnola, nel maggio del 2021 circa 8mila persone
attraversarono la frontiera in maniera del tutto simile a quanto accaduto nelle
ultime ore. Il governo spagnolo contrastò la situazione attraverso il
dispiegamento delle forze di sicurezza e l’utilizzo copioso delle cosiddette
“devoluciones en caliente”, rimpatri forzosi compiuti non appena le persone
migranti varcavano la frontiera. In quell’occasione, molte delle persone che
raggiunsero Ceuta furono costrette a rientrare in Marocco, più o meno
volontariamente, copione che si sta ripetendo nelle ultime ore. Secondo il
ministero degli Interni spagnolo sono circa 60mila le persone che hanno varcato
il confine nella giornata di giovedì 30 luglio, sia a nuoto che scavalcando i
cancelli e più di 40mila sono coloro che hanno già fatto ritorno nei confini
marocchini. Inoltre, secondo le stime di Europa Press sono già 87 le vittime, ma
il numero sembra essere destinato a salire.
Cinque anni fa la crisi fu scatenata dalla reazione della Corona marocchina in
seguito al trasferimento del leader del Fronte Polisario in un ospedale
spagnolo. Il caos politico che ne scaturì, causò una crisi istituzionale tra
Madrid e Rabat che si concluse con una sostanziale vittoria marocchina. Il
ricatto della pressione migratorio bastò a fare decidere al governo di Madrid di
abbandonare la neutralità sulla questione saharawi appoggiata dalle Nazioni
Unite e nel marzo del 2022 voltò definitivamente le spalle al Polisario
approvando la proposta avanzata da Rabat di rendere il Sahara Occidentale
un’autonomia sotto il totale controllo marocchino. Sebbene la assertività
spagnola nei confronti del progetto di occupazione illegale del Sahara
Occidentale da parte del Marocco sia stata stabile nel corso degli ultimi anni,
come mai Rabat ha riutilizzato nelle ultime ore la stessa metodologia del maggio
del 2021 per costringere Madrid a correre ai ripari?
Secondo alcuni media spagnoli a causare la nuova crisi potrebbe essere stata la
recente visita del premier Sánchez ad Algeri, durante la quale è stato rimarcato
il partenariato strategico e «l’amicizia» tra i due paesi. Inoltre, in
quell’occasione Sánchez ha sottolineato l’importanza delle relazioni commerciali
ed energetiche con l’Algeria e ha evidenziato il ruolo del paese nordafricano
nella stabilità del Sahel. Che le relazioni tra Algeri e Rabat siano tutt’altro
che cordiali non è un mistero, in particolar modo se si tiene in considerazione
la storica difesa della causa saharawi da parte del governo algerino.
Inoltre, in occasione della recente regolarizzazione attuata dalla Spagna delle
persone in situazione di irregolarità amministrativa, i cittadini saharawi sono
rimasti esclusi dal processo. Tuttavia nell’ultimo mese il Congresso dei
Deputati spagnolo ha avanzato una proposta per riconoscere la cittadinanza
spagnola a tutti i cittadini saharawi nati prima del 1976 (anno in cui il Sahara
Occidentale cessò di essere colonia spagnola e venne occupato dalla corona
marocchina).
L’IPOTESI ISRAELO-AMERICANA
A questo si aggiungono i floridi rapporti diplomatici tra Israele, Stati Uniti e
Marocco, che potrebbero pesare sulla questione, con il fine di destabilizzare
ancora una volta il governo Sánchez. Rabat nel 2020 fece ingresso negli Accordi
di Abramo, in seguito al riconoscimento da parte di Washington della sovranità
marocchina sul Sahara Occidentale. Da allora, Rabat e Tel Aviv intensificarono
le proprie relazioni diplomatiche e commerciali, specialmente nel settore
agricolo, turistico e tecnologico. Proprio negli ultimi giorni, un’inchiesta
attuata da Forbidden Stories ha confermato che l’intelligence marocchina DGST
avrebbe utilizzato il malware israeliano Pegasus nel 2021 per spiare 12.000
cellulari, tra cui i dispositivi dello stesso Sánchez. Pochi mesi dopo lo
spionaggio, il governo spagnolo riconobbe ufficialmente il piano sull’autonomia
del Sahara Occidentale avanzato da Rabat. Particolari che fanno sospettare a
molti che vi possa essere quanto meno la lunga mano israeliana dietro la crisi
di Ceuta. Anche considerando i rapporti da lungo tempo tesissimi tra il governo
spagnolo (in prima linea per chiedere sanzioni europee contro Israele per i
massacri in Palestina) e Tel Aviv.
Pedro Sánchez in una conferenza stampa da Ceuta ha definito la crisi come una
«minaccia all’integrità territoriale» della Spagna, senza però mai accusare la
corona marocchina né altri soggetti. Per ora il premier ha fatto ricadere la
responsabilità dell’accaduto sulle «mafie dei trafficanti», accusate di aver
cercato di approfittare di una sentenza della magistratura spagnola che ha reso
più complicati i rimpatri dei migranti che arrivano via mare. Tuttavia ad
accusare direttamente il Marocco sono esponenti di Sumar (partito di sinistra in
coalizione con Sanchez), nonché molti analisti e organi di stampa spagnoli,
compreso un articolo del più diffuso quotidiano nazionale, El Pais.
IN ITALIA (E NON SOLO) È GIÀ TEMA DA CAMPAGNA ELETTORALE
Al momento Sánchez si trova costretto a gestire non solo la crisi umanitaria, ma
anche le accuse provenienti dalla destra spagnola ed europea. Vox e il Partido
Popular hanno criticato la debolezza della gestione espressa dal governo
spagnolo. Il caso più emblematico, però, è indubbiamente quello italiano. Le
prime reazioni del governo Meloni si sono soffermate sulla proposta di una
chiusura unilaterale dello spazio Schengen tra Italia e Spagna, sospeso
ufficialmente nella serata di venerdì 31 luglio. L’Italia ha quindi reintrodotto
i controlli di frontiera con la Spagna, ovvero con gli aerei e i traghetti in
arrivo dal paese, visto che non esistono frontiere di terra tra Roma e Madrid.
Una misura giudicata ostile dal governo spagnolo che, dati Frontex alla mano, ha
fatto notare che dall’Italia negli ultimi cinque anni sono entrati in Europa
478.600 migranti irregolari (più che da ogni altro punto d’accesso e più del
doppio di quelli entrati in Spagna nello stesso periodo), senza che nessun Paese
abbia mai sospeso i trattati di libera circolazione con Roma.
Meloni ha giustificato la misura come necessaria a «difendere i confini», ma si
tratta di una decisione che trova come unica possibile lettura quella
propagandistica, nel senso che è oggettivamente priva di ogni razionalità
logica. Vi sono infatti tre elementi inconfutabili che rendono del tutto
impossibile che i migranti possano arrivare in Italia: 1) Ceuta geograficamente
si trova in Africa, quindi i migranti dovrebbero attraversare l’intero
Mediterraneo per arrivare senza permesso; 2) Anche se, per assurdo, riuscissero
a raggiungere la Spagna continentale ributtandosi tutti insieme in mare,
dovrebbero poi percorrere migliaia di km attraversando l’intera Francia per
arrivare in Italia; 3) l’ipotesi che arrivino direttamente da Ceuta imbarcandosi
su qualche mezzo di trasporto civile è folle, se non altro perché l’enclave
spagnola non ha un aeroporto né collegamenti marittimi diretti con l’Italia. Al
solito l’interesse italiano, e di molte forze politiche in Europa, pare quello
di usare il fatto come ingrediente nella campagna elettorale permanente.
Localizzazione di Ceuta (cerchiata in rosso), enclave spagnola situata sulla
costa nordafricana
Tornando ai fatti. La velocità con la quale più di 50mila persone abbiano
varcato la frontiera di Ceuta e che più di 40mila siano già rientrate in
territorio marocchino desta indubbiamente qualche sospetto. Alcuni video
mostrano la presunta complicità delle forze dell’ordine marocchine al momento
dell’ingresso delle persone migranti. Resta il fatto che la complessità della
vicenda sembra intrecciarsi su più linee che convergono tutte sullo stesso
obiettivo: la stabilità del governo Sánchez. La corona marocchina ha dimostrato
più volte di non avere particolari scrupoli nei confronti di chi si mette contro
i suoi progetti di espansione. Questa crisi dimostra più elementi: sebbene
alcuni esperti sottolineino come il Marocco possa essere una pedina del volere
israeliano-statunitense, Rabat non solo mette in evidenza la vulnerabilità
geografica di un lembo di terra conteso con l’Europa, ma anche il potere
diplomatico di cui dispone per mettere in ginocchio la stabilità di un governo e
le rispettive relazioni all’interno del contesto europeo. Più di ottanta persone
hanno pagato con la loro vita, dimostrando ancora una volta il prezzo delle
tensioni geopolitiche.
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