Il riarmo è uno spartiacque

Pressenza - Saturday, August 1, 2026

Per fare chiarezza sulla questione del riarmo, è bene partire dai dati forniti dall’Osservatorio Milex, che, nell’Annuario 2026 presentato al Parlamento, segnala come l’aumento della spesa militare non sia un fatto episodico, bensì un elemento strutturale.

Tra il 2010 e il 2026, l’Italia ha destinato 429 miliardi di euro alle spese militari. Una parte consistente di questa abnorme cifra, è stata destinata all’acquisto di sistemi d’arma: la spesa in questo settore è infatti passata dai tre miliardi del 2006 ai 13,1 miliardi del 2026, portando la cifra complessiva a 138 miliardi di euro.

Si tratta di valori destinati a crescere in modo considerevole: i più recenti Documenti programmatici pluriennali (Dpp) del ministero della Difesa stimano in oltre 130 miliardi il costo di nuovi sistemi d’arma nei prossimi 15 anni, di cui 35 miliardi già stanziati.

Ma gli impegni presi sono molto più onerosi: il costo aggiuntivo per la traiettoria Nato al 5% del Pil entro il 2035 (confermata dal Governo Meloni dopo il vertice del Patto atlantico di Ankara del luglio di quest’anno) è di circa 498 miliardi, un aumento di 53 miliardi rispetto ai 445 calcolati un anno prima.

Il rapporto segnala un altro dato interessante, ovvero che ogni anno gli stanziamenti definitivi superano sistematicamente le previsioni della Legge di Bilancio, con una forbice di aumento che va dal 9% al 16%.

E’ in questo contesto che il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato il ricorso all’indebitamento per accedere ai 14,9 miliardi di euro previsti per il nostro paese dal fondo finanziario europeo SAFE.

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Attac Italia