
Spin Time: il diritto alla casa torna al centro dello scontro politico
Pressenza - Thursday, July 30, 2026Dopo l’incendio e il sequestro probatorio disposto dalla Procura, oltre quattrocento persone attendono ancora di sapere quando potranno rientrare nelle proprie case. Mentre proseguono gli accertamenti sulle cause del rogo, la vicenda riporta al centro una domanda che accompagna Spin Time da oltre dodici anni: perché un’esperienza nata per rispondere all’emergenza abitativa continua ancora oggi a colmare un vuoto lasciato dalle politiche pubbliche?
Oltre quattrocento persone sono ancora fuori dalle loro abitazioni. A distanza di ore dal principio d’incendio sviluppatosi nella notte all’interno di Spin Time Labs, il futuro dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme è ancora incerto. Secondo le prime ricostruzioni disponibili, il rogo sarebbe rimasto confinato a un locale tecnico e non avrebbe provocato feriti.
Nelle ore successive la Procura di Roma ha disposto un sequestro probatorio dell’immobile per consentire gli accertamenti sulle cause dell’incendio, sulle condizioni dello stabile e sull’eventuale presenza di responsabilità. Il provvedimento si aggiunge al precedente sequestro già disposto nell’ambito del procedimento relativo all’occupazione dell’edificio, ma ha natura e finalità completamente diverse: non riguarda il contenzioso sull’occupazione, bensì la necessità di preservare lo stato dei luoghi e consentire lo svolgimento delle indagini.
Nelle ore successive all’incendio, alcuni esponenti delle forze di centrodestra hanno rilanciato l’ipotesi dello sgombero, tornando a descrivere Spin Time esclusivamente come un problema di ordine pubblico. Una posizione che ha alimentato la preoccupazione di molti residenti, timorosi che un episodio circoscritto possa trasformarsi nell’occasione per chiudere definitivamente un’esperienza che dura da oltre dodici anni.
Secondo quanto riferito dagli abitanti, durante i sopralluoghi Vigili del Fuoco e forze dell’ordine avrebbero forzato le porte di alcuni appartamenti per ragioni di sicurezza, nonostante tutte le chiavi fossero già state consegnate. I residenti riferiscono inoltre di non aver ancora ricevuto indicazioni precise sui tempi del rientro né sugli esiti delle verifiche tecniche in corso. Gli accertamenti disposti dalla Procura e le verifiche sull’agibilità rappresentano naturalmente un passaggio indispensabile per garantire la sicurezza delle persone. Ciò che continua ad alimentare la preoccupazione è il protrarsi dell’incertezza. Pur essendo distinto dal precedente sequestro legato al procedimento sull’occupazione, il nuovo sequestro probatorio impedisce il rientro fino alla conclusione delle indagini e lascia aperti interrogativi sul futuro dello stabile.
Al di là dell’emergenza di queste ore, la vicenda riporta al centro una domanda che accompagna la storia di Spin Time fin dalla sua nascita: perché centinaia di persone continuano a trovare una risposta al proprio bisogno di una casa in un immobile recuperato dal basso anziché nelle politiche pubbliche? È questo interrogativo, più ancora del destino del singolo edificio, ad aver trasformato Spin Time in uno dei simboli nazionali del dibattito sul diritto alla casa.
Per comprenderne le ragioni bisogna tornare al 12 ottobre 2013, quando l’ex sede dell’Inpdap, da tempo inutilizzata, venne occupata nell’ambito di un’iniziativa nata per dare una risposta all’emergenza abitativa. In una città dove già allora decine di migliaia di persone faticavano ad accedere a un alloggio dignitoso, quello stabile smise di rappresentare l’abbandono delle istituzioni e iniziò a ospitare famiglie italiane, lavoratori precari, studenti, persone migranti e cittadini colpiti dalla crisi economica. Oggi vi risiedono oltre quattrocento persone appartenenti a decine di nuclei familiari.
Con il passare degli anni Spin Time è diventato molto più di un luogo dove vivere. Attività culturali, laboratori, servizi di assistenza, iniziative sociali e spazi di aggregazione hanno restituito una funzione pubblica a un immobile rimasto inutilizzato, trasformandolo in un punto di riferimento per il quartiere e in una delle esperienze di recupero sociale più conosciute della Capitale.
È proprio questa dimensione che spesso scompare nel dibattito pubblico, dove Spin Time viene raccontato soltanto come un’occupazione abusiva. Eppure il fatto stesso che questa esperienza sia riuscita a consolidarsi per oltre dodici anni racconta meglio di qualsiasi slogan quanto sia ancora profonda la crisi della casa a Roma.
Nel maggio del 2019 Spin Time uscì definitivamente dalla cronaca romana per diventare un caso internazionale. Dopo il distacco dell’energia elettrica che aveva lasciato senza corrente centinaia di residenti, il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, riattivò personalmente la fornitura elettrica. Quel gesto riportò al centro del dibattito il rapporto tra legalità, funzione sociale della proprietà e diritto alla casa, facendo conoscere Spin Time ben oltre i confini della Capitale.
La vicenda torna oggi a interrogare Roma, dove l’emergenza abitativa continua ad aggravarsi. Gli affitti sono sempre più elevati, migliaia di famiglie attendono un alloggio di edilizia residenziale pubblica e una parte consistente del patrimonio immobiliare pubblico continua a rimanere inutilizzata. In questo contesto, esperienze come Spin Time non rappresentano la causa della crisi della casa, ma uno degli effetti più evidenti dell’incapacità delle istituzioni di dare risposte adeguate.
La Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini e riconosce alla proprietà una funzione sociale. Per questo ridurre la questione della casa a un problema esclusivamente di ordine pubblico significa affrontarne gli effetti senza intervenire sulle cause. Uno sgombero può liberare un edificio, ma non crea una casa in più, non riduce il costo degli affitti e non accorcia le liste d’attesa per un alloggio pubblico.
L’esito delle indagini chiarirà le cause dell’incendio e accerterà eventuali responsabilità. Ma nessuna perizia potrà rispondere alla domanda più importante: perché, nel 2026, in una delle capitali più ricche d’Europa, centinaia di persone continuano a trovare una casa in un edificio recuperato dal basso anziché nelle politiche pubbliche? Finché Roma continuerà a convivere con migliaia di famiglie in attesa di un alloggio, affitti sempre più inaccessibili e un enorme patrimonio immobiliare pubblico lasciato inutilizzato, vicende come quella di Spin Time continueranno a ripetersi. Il vero nodo non è soltanto il destino di uno stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, ma il fallimento di un sistema che, da troppo tempo, non riesce a garantire un diritto fondamentale come quello alla casa.