26 luglio 1992: Rita Atria è la settima vittima di via D’Amelio

Pressenza - Sunday, July 26, 2026

“26 luglio 1992. A Roma muore, ufficialmente per suicidio, Rita Atria, una ragazza di 17 anni, testimone di giustizia in seguito all’uccisione del padre capomafia e del fratello che voleva vendicarsi. Rita aveva un rapporto filiale con Paolo Borsellino e dopo la strage di via D’Amelio scriveva rivolgendosi al magistrato: “Sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta”.
Recentemente l’Associazione a lei intitolata ha chiesto la riapertura delle indagini sulle condizioni che l’hanno portata alla morte, denunciando le gravi carenze del sistema di protezione”. (dalla pagina facebook del No Mafia Memorial Palermo)

Nel libro Io sono Rita. Rita Atria: la settima vittima di via D’Amelio (ed. Marotta&Cafiero di Scampia), Nadia Furnari, fondatrice dell’Associazione succitata, e le giornaliste Giovanna Cucè e Graziella Proto, sulla base di un profondo scavo nei documenti d’archivio e negli atti processuali, avanzano infatti l’ipotesi che non di suicidio si sia trattato ma di una violenza oscura perpetrata per mettere a tacere la giovanissima testimone. (cfr. il nostro articolo Io sono Rita. Intervista a Nadia Furnari).

Per non dimenticarla, riprendiamo le parole della quarta di copertina del primo libro a lei dedicato, Una ragazza contro la mafia, scritto da Sandra Rizza per la casa editrice La Luna di Palermo nel 1993:

Si è uccisa a diciassette anni. Quando ne aveva undici la mafia le ha ammazzato il padre, pochi anni dopo il fratello. Si è ribellata al destino del silenzio, voleva una vita diversa, ha raccontato ai magistrati quello che sapeva sulla mafia (e sulla politica, ndr) del suo paese (Partanna di Trapani, ndr).

La paura della vendetta mafiosa l’ha esiliata dalla Sicilia. […] La breve vita di Rita ha le cadenze di una tragedia greca, l’onnipotente mafia la domina come un destino […]. E’ una giovane donna sospesa fra la realtà di un mondo violento nelle sue pulsioni e chiuso nelle sue regole e i sintomi di un mondo che vuole cambiare, il ritratto della lacerazione di una donna siciliana d’oggi.

Riportiamo anche una sua lettera o forse appunto di diario, scritto da Roma, dove viveva sotto copertura:

Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci.

Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta.

“Né drogata né ubriaca né stordita da psicofarmaci: lucida fino all’ultimo, Rita Atria, presente a se stessa […] – scrive  Sandra Rizza – S’è davvero uccisa?”. Rendiamole giustizia…

 

 

Redazione Palermo