L’“altra Italia” di Goffredo Fofi

Pressenza - Sunday, July 26, 2026

A un anno dalla morte desidero ricordare Goffredo Fofi, il grande disobbediente, consigliando la lettura di uno dei suoi libri che amo di più: Le nozze coi fichi secchi, l’ancora del mediterraneo, Napoli 1999. Forse non è stata ancora richiamata la dovuta attenzione sul sottotitolo del libro: “storie di un’altra Italia”. Al riguardo occorre osservare che Fofi fa propria l’idea gobettiana di “un’altra Italia”, di cui però non ne racconta la storia, tanto meno la Storia, ma le storie.

L’“altra Italia” che ci propone Fofi non è quella delle figure illustri e nemmeno quella degli e delle intellettuali ma coincide con l’Italia delle minoranze libertarie, è l’Italia del dissenso e dell’eresia, della protesta e della disobbedienza civile contro l’Italia dell’accettazione e della rinuncia. La sua è un’Italia popolata di persone comuni, intessuta di storie individuali e collettive, alcune delle quali raccolte viaggiando in treno, un’Italia eretica che si richiama a guide eccentriche: da Gandhi a Capitini, da Victor Serge ad Albert Camus.

Un’Italia costituita di incontri mancati, di incontri sciupati, di incontri reali con (quelle che seguono sono mie classificazioni): compagni e maestri: Danilo Dolci, Manlio Rossi Doria, Raniero Panzieri, Danilo Montaldi, Elvio Fachinelli, Marco Lombardo Radice, Alex Langer, Giovanni Pirelli, partigiani: Ferruccio Parri e Giorgio Agosti; poeti: Pier Paolo Pasolini; religiosi: Tullio Vinay, scrittori: Carlo Levi, Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte, Franco Fortini, Paolo Volponi; scrittrici: Elsa Morante, Grazia Cherchi, Camilla Cederna, Anna Maria Ortese.

Fofi richiama l’attenzione su “qualche prete” (che cito nell’ordine da lui prescelto): don Peppino Diana, monsignor Raffaele Nogaro, don Tonino Bello, don Pino Puglisi, padre Alex Zanotelli, “due grandi «strani» preti come don Helder Camara e Ivan Illich”, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari, don Zeno Saltini, padre Giovanni Vannucci, padre Camillo De Piaz, il teologo Mario Cuminetti, padre David Maria Turoldo.

A partire da Ada Gobetti, ricorda le “donne di ieri”: Margherita Zoebeli, Maria Calogero, Anna Lorenzetto, Dina Bertoni Jovine, Ida Pescioli, Ida Sacchetti, Sara Melauri, Ebe Flamini, Margherita Caetani, Angela Zucconi, Anna Maria Levi, Teresa Ciolfi, Gigliola Venturi, Bianca Guidetti Serra.

Da Ada a Bianca, due partigiane-maestre che Fofi incontra a casa Gobetti, in via Fabro 6, la casa di Piero Gobetti e di Ada Prospero, dove il 16 febbraio 1961 era stato fondato il Centro Gobetti.

Nelle pagine dedicate ad Ada troviamo illustrato il tratto caratteristico che accomuna le cittadine e i cittadini dell’Italia di Fofi: “Sembrava che Ada non sciupasse nessun momento della sua giornata e che considerasse fondamentale il dialogo con tutti coloro dai quali si poteva avere qualcosa da apprendere, senza far pesare quanto si aveva da insegnare loro”.

Mi sento fortunato per il fatto di averlo incontrato e di aver lavorato con lui. Grazie Goffredo per averci insegnato con il tuo impegno che “nonostante tutto, nonostante il conformismo e l’omologazione, l’arroganza degli arricchiti e la vacuità dei leader, esiste una varietà di situazioni possibili nelle quali si reagisce e si inventa e si costruisce”.

Pietro Polito