
Liberi di muoversi
Comune-info - Thursday, July 23, 2026
Una striscia del fumetto Indomabile dedicata alla Piazza del mondo che nasce ogni giorno a Trieste
Non abituarsi alle politiche di controllo, paura e securitarismo e alla loro capacità di produrre violenza e esclusione richiede un grande e costante esercizio di lucida resistenza. Lo racconta a modo suo anche il fumetto Indomabile edito da Cronache ribelli – con testi e inchieste di Valerio Nicolosi, sceneggiatura e disegni di Maria Chiara Gianolla – in cui si intrecciano le vicende di una famiglia curdo-siriana in viaggio lungo la rotta balcanica e quelle di un orso ribelle. Abbiamo rivolto qualche domanda a Maria Chiara Gianolla.
Possiamo dire che il tema di fondo di Indomabile è la libertà di movimento? In cosa consiste per te questa libertà?
Si, sicuramente e questa libertà é prima di tutto una condizione interna: essere liberi di muoversi tra tutte le dimensioni di sé fino a riconoscere la propria natura per poi rivendicare il diritto di esistere e di vivere in conformità ad essa. In alcuni casi a questo movimento interno corrisponde un movimento esterno se il paese in cui si vive non consente di vivere nel pieno rispetto di sé e della qualità della propria vita.
Il fumetto affronta in modo originale i temi delle politiche securitarie ma suggerisce anche alcune vie di fuga. Puoi indicarcene alcune?
Intanto già parlare e costruire occasioni di riflessione su questi temi mi pare già un atto rivoluzionario. Nello specifico, il fumetto suggerisce la fuga non come un atto vile, ma come la possibilità di aprire varchi e di immaginare nuove prospettive. Non sempre le fughe consentono di raggiungere fisicamente le mete ambite, ma di certo rappresentano delle possibilità e fino a che abbiamo delle possibilità non siamo sconfitti. Nessuna gabbia é tanto stretta da imprigionare l’immaginazione. La mia generazione è cresciuta con il motto di Genova 2001 “un altro mondo è possibile” e in quella possibilità c’è la più forte opposizione all’approccio securitario.
Nelle presentazioni del libro cosa emerge? Quali sono i temi di cui c’è voglia di discutere?
Antispecismo, ecologia, biopolitica, diritti… e una forte critica verso quei sistemi di potere che, dal positivismo in poi, hanno cercato di sottomettere la dimensione naturale a una dimensione artificiale e politica di stampo coloniale e suprematista.
Dal 2019 sulle pagine di Comune, Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir raccontano chi sono i migranti della cosiddetta Rotta Balcanica e cosa accade ogni giorno nella piazza di Trieste dove alcune persone li incontrano. Descrivono spesso un gesto di cura profondamente politico, la lavanda dei piedi di chi ha spesso percorso migliaia di chilometri, un gesto concreto ma anche simbolico. Per loro è l’apertura di un varco, qualcosa che mostra una possibilità nuova… Cosa ne pensi?
Ho conosciuto quella realtà da vicino e ho colto immediatamente il forte valore simbolico del gesto a cui corrisponde il più concreto atto di coraggio e di cura, nella storia dell’umanità del resto i simboli sono sempre strettamente collegati al reale. Le polizie di frontiera, legali o illegali, sottraggono tutto ai migranti per impedire il loro cammino, non possono però sottrarre loro i piedi: curarli significa consentire a queste persone, ancora una volta, di rimettersi in viaggio e di sentire l’amore di un’umanità che, per fortuna, esiste ancora. È un’iniezione di forza e di fiducia, un antidoto contro la violenza che subiscono.
Il libro ha legato testi e inchieste di Valerio Nicolosi con sceneggiatura e disegni da te curati: come avete lavorato?
Lo abbiamo costruito insieme, passo passo. L’idea di unire le due storie è stata di Valerio. Abbiamo messo in fila i fatti, costruito uno Storyboard accurato, lui mi ha fornito molto del suo materiale documentario e i testi, frutto delle sue inchieste e interviste sul campo, così ho potuto procedere autonomamente nella costruzione dello storytelling e dei disegni. L’escamotage narrativo della nonna e della nipote é invece mio: un omaggio alla mia nonna friulana che fin da piccola mi ha insegnato a rispettare il bosco e al mio cane, a cui ho dedicato il fumetto, che mi ha insegnato ad attraversarlo.
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