Andrea Tuschka / Un gioco che non è solo un gioco

Pulp Magazine - Thursday, July 23, 2026

Discutere non è mai divertente, soprattutto per delle sciocchezze, soprattutto con degli amici ma è quello che succede un mattino tra Orso e Topo, grandi amici da molto tempo. I due amano trascorrere il tempo insieme chiacchierando delle cose del mondo ma quando ci si alza col piede storto purtroppo basta una parola sbagliata a rovinare tutto e infatti Orso, dopo una lite furibonda scoccata per un nonnulla ma in cui entrambi sono convinti di avere ragione, si arrabbia, prende e se ne torna in cima alla montagna nella sua tana, lasciando Topo basito ma furente.
Topo per contro sull’onda emotiva del momento, come comprensibile del tutto negativa, si lancia e scrive un messaggio per Orso breve ma terribile. Per onor di cronaca riportiamo testualmente:

Orso, non mi piaci proprio più,
non farti maiiii rivedere quaggiù!
Avevo ragione io nella lite, è evidente,
e non mi dispiace proprio per niente!

Ora, non è ben chiaro come la missiva sia giunta invece a destinazione in questa versione finale:

Orso, mi piaci ancor di più,
ti prego, fatti rivedere quaggiù!
Avevi ragione nella lite, è evidente,
e mi dispiace immensamente!

Topo vuole far arrivare a Orso il suo messaggio rabbioso ma non vuole consegnarglielo personalmente, non ci pensa proprio a fare tutta quella strada su per la montagna, quindi opta per una scorciatoia, lasciare in custodia il testo agli animali del bosco che incontra a partire da Castoro. Attraversato il fiume è il turno di Lepre, e poi di Marmotta, di Vongola e poi di Colomba e di Talpa che finalmente giunge da Orso ma ormai la versione originale del messaggio è persa a causa di imprevisti, danni collaterali che tuttavia hanno contribuito a conciliare la pace tra i due litiganti.

Questo si chiama telefono senza fili, un gioco divertente che si faceva da bambini e chissà se le nuove generazioni ci giocano ancora, anche se in caso di confronti accesi e discussioni non è (quasi) mai una buona soluzione. In questo caso però funziona alla perfezione e convince entrambi di essersi scusati per primi ridimensionando i toni della lite, di cui peraltro ci si è scordati completamente della scintilla che l’ha scatenata. L’orgoglio è un’arma che molto spesso usiamo per difenderci, per non soffrire quando in realtà siamo noi i primi a soffrire. Raccontata come una favola semplice racchiude in realtà un insegnamento potente, una storia che l’autrice Andrea Tuschka era solita narrare ai figli quando erano più piccoli per poi decidere un giorno di metterla per iscritto.

A differenza di altri albi illustrati colpisce subito un dettaglio: le immagini non sono le classiche illustrazioni bensì incantevoli collage, minuscole figure ritagliate con forbici e taglierino che Rebekka Stelbrink ha composto dopo averli colorato il tutto con acquerelli, acrilici e pastelli. Immaginate la pazienza e le energie impiegate ma anche la soddisfazione di un risultato così minuzioso e molto raffinato, speciale. Ancora una volta Nomos si conferma una casa editrice attenta e sensibile a determinate tematiche, e dopo Muri di Frederic Maupomé si torna a parlare di come riuscire a confrontarsi in maniera civile e rispettosa. Fosse sempre così: evviva il telefono senza fili!

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