Mauritania, diario di viaggio – Parte 4

Pressenza - Thursday, July 23, 2026

Il mio viaggio in Mauritania, iniziato per andare a conoscere il progetto di Rossana Berini con i bambini, mi ha permesso di conoscere la realtà di questo paese e della sua zona mineraria. In quest’ultima parte conosceremo meglio questo progetto.

La premessa a questo progetto sono le precarie condizioni sanitarie e in particolare l’assistenza al parto, praticamente inesistente. Non stupisce dunque l’elevato numero di disabilità per Paralisi Cerebrali Infantili dovute anche a traumi da parto. Se il sistema educativo-scolastico è povero per i bambini “sani”, difficile pensare che a quelli con disabilità venga riservato un trattamento dignitoso. Ci sono scuole “speciali”, ma davvero tristi…

Nella sua casa ampia e ben disposta, Rossana ha organizzato l’accoglienza di una quindicina di bambini/ragazzi tra il 2 e i 14 anni, tutti con lesioni cerebrali gravi: pochi camminano. Due camere grandi, un salone e un bagno sono destinati e ben attrezzati per ricevere i ragazzi. Su due turni giornalieri, i 5 operatori che collaborano con Rossana fanno ripetuti giri in taxi, presso le famiglie, per raccogliere i bambini e poi riportarli a casa a fine mattinata o nel tardo pomeriggio.

Con i bambini/ragazzi, quasi tutti non deambulanti e non parlanti, gli operatori propongono con pazienza movimenti, giochi, musiche. Quando possibile, vengono massaggiati per facilitare il lavoro muscolare e ridurre la contrazione degli arti. Vengono lavati e cambiati i pannoloni. Vengono imboccati per la merenda. Insomma, viene garantito loro un trattamento dignitoso di accoglienza e soprattutto una relazione di attenzione e di stimolo con gli operatori e con gli altri bambini.

Ho aiutato Rossana a rendere puliti ed accoglienti i locali e con le due grandi valige colme di vestiti, farmaci e giochi, abbiamo arricchito gli scaffali. Inoltre abbiamo organizzato un breve corso di alfabetizzazione alla salute rivolto agli operatori: un pomeriggio tutti insieme, con operatori e ragazzi disabili. Un modo per cominciare a parlare del corpo, loro e dei ragazzi disabili, della salute, delle medicine di cui fanno uso e abuso: pare che ad esempio molte donne prima di potersi sposare cerchino di assumere ormoni per poter arrivare al matrimonio più grasse. Poi via via, dopo le gravidanze, il peso aumenta e molte fanno quasi fatica a camminare, con piedi gonfi e gambe deformate: si trascinano e trascinano le ciabatte che sono praticamente l’unica calzatura esistente. Inutile dire che le informazioni sulla “salute” e la conoscenza del proprio corpo sono quasi inesistenti: scopriamo ad esempio che per le donne le mestruazioni sono la raccolta “dello sporco” del corpo.

Le Centre de Santé: predisposizione di spazi per visite

Esiste una specie di Poliambulatorio – le Centre de Santé- recintato e costituito da basse costruzioni, ciascuna con alcuni locali, una decina in tutto. Di queste costruzioni, le uniche attive erano: quella dove vanno le donne in gravidanza a fare qualche visita e a partorire, un locale destinato a “farmacia” e un “ufficio del direttore”. Gli altri locali erano praticamente in stato di abbandono, i locali sporchi, i pochi strumenti presenti ricoperti di polvere e arrugginiti. Di tanto in tanto questi locali vengono in parte ripristinati e in qualche modo puliti per permettere a gruppi di medici stranieri – di solito appartenenti a ONG – di effettuare visite. In questi casi, in pochi giorni vengono effettuate centinaia di visite, poi i medici se ne vanno e tutto torna nell’incuria. Non essendovi assistenza sanitaria gratuita, questi medici stranieri, più o meno volontari, rappresentano una delle poche opportunità per curarsi.

Il triage

Donne in attesa presso il Centre de Santé

Con Rossana abbiamo ripulito il più possibile e predisposto i locali per permettere le visite ai medici specialisti di una ONG spagnola che hanno lavorato lì circa una settimana: dentisti, chirurghi, radiologi e altri specialisti. I chirurghi hanno dovuto appoggiarsi all’Ospedale della Miniera (privato) che ha reso disponibile la sala operatoria per effettuare alcuni interventi urgenti. Durante queste giornate centinaia di persone si sono accampate davanti al Centre de Santé, anche per più giorni, in attesa di poter essere registrate e indirizzate agli specialisti di riferimento, con l’aiuto di due/tre persone che oltre all’arabo parlavano spagnolo.

In seguito a questa esperienza ho pensato e ripensato a quali conclusioni tirare. Non ne ho. C’è solo un’immagine che mi sorge: l’”organizzazione” della Terra e delle sue ricchezze si fonda sul genocidio diffuso di tre quarti della sua popolazione: per fatiche estreme, per sfruttamento del lavoro, per fame, per mancanza di cure, per paura, per assenza della possibilità di parola.

E se tutto questo non bastasse….la guerra.

Direi che possiamo usare la parola genocidio.

 

Testo e foto di Franca Laviola

Redazione Italia