Mauritania, diario di viaggio – Parte 4
Il mio viaggio in Mauritania, iniziato per andare a conoscere il progetto di
Rossana Berini con i bambini, mi ha permesso di conoscere la realtà di questo
paese e della sua zona mineraria. In quest’ultima parte conosceremo meglio
questo progetto.
La premessa a questo progetto sono le precarie condizioni sanitarie e in
particolare l’assistenza al parto, praticamente inesistente. Non stupisce dunque
l’elevato numero di disabilità per Paralisi Cerebrali Infantili dovute anche a
traumi da parto. Se il sistema educativo-scolastico è povero per i bambini
“sani”, difficile pensare che a quelli con disabilità venga riservato un
trattamento dignitoso. Ci sono scuole “speciali”, ma davvero tristi…
Nella sua casa ampia e ben disposta, Rossana ha organizzato l’accoglienza di una
quindicina di bambini/ragazzi tra il 2 e i 14 anni, tutti con lesioni cerebrali
gravi: pochi camminano. Due camere grandi, un salone e un bagno sono destinati e
ben attrezzati per ricevere i ragazzi. Su due turni giornalieri, i 5 operatori
che collaborano con Rossana fanno ripetuti giri in taxi, presso le famiglie, per
raccogliere i bambini e poi riportarli a casa a fine mattinata o nel tardo
pomeriggio.
Con i bambini/ragazzi, quasi tutti non deambulanti e non parlanti, gli operatori
propongono con pazienza movimenti, giochi, musiche. Quando possibile, vengono
massaggiati per facilitare il lavoro muscolare e ridurre la contrazione degli
arti. Vengono lavati e cambiati i pannoloni. Vengono imboccati per la merenda.
Insomma, viene garantito loro un trattamento dignitoso di accoglienza e
soprattutto una relazione di attenzione e di stimolo con gli operatori e con gli
altri bambini.
Ho aiutato Rossana a rendere puliti ed accoglienti i locali e con le due grandi
valige colme di vestiti, farmaci e giochi, abbiamo arricchito gli scaffali.
Inoltre abbiamo organizzato un breve corso di alfabetizzazione alla salute
rivolto agli operatori: un pomeriggio tutti insieme, con operatori e ragazzi
disabili. Un modo per cominciare a parlare del corpo, loro e dei ragazzi
disabili, della salute, delle medicine di cui fanno uso e abuso: pare che ad
esempio molte donne prima di potersi sposare cerchino di assumere ormoni per
poter arrivare al matrimonio più grasse. Poi via via, dopo le gravidanze, il
peso aumenta e molte fanno quasi fatica a camminare, con piedi gonfi e gambe
deformate: si trascinano e trascinano le ciabatte che sono praticamente l’unica
calzatura esistente. Inutile dire che le informazioni sulla “salute” e la
conoscenza del proprio corpo sono quasi inesistenti: scopriamo ad esempio che
per le donne le mestruazioni sono la raccolta “dello sporco” del corpo.
Le Centre de Santé: predisposizione di spazi per visite
Esiste una specie di Poliambulatorio – le Centre de Santé- recintato e
costituito da basse costruzioni, ciascuna con alcuni locali, una decina in
tutto. Di queste costruzioni, le uniche attive erano: quella dove vanno le donne
in gravidanza a fare qualche visita e a partorire, un locale destinato a
“farmacia” e un “ufficio del direttore”. Gli altri locali erano praticamente in
stato di abbandono, i locali sporchi, i pochi strumenti presenti ricoperti di
polvere e arrugginiti. Di tanto in tanto questi locali vengono in parte
ripristinati e in qualche modo puliti per permettere a gruppi di medici
stranieri – di solito appartenenti a ONG – di effettuare visite. In questi casi,
in pochi giorni vengono effettuate centinaia di visite, poi i medici se ne vanno
e tutto torna nell’incuria. Non essendovi assistenza sanitaria gratuita, questi
medici stranieri, più o meno volontari, rappresentano una delle poche
opportunità per curarsi.
Il triage
Donne in attesa presso il Centre de Santé
Con Rossana abbiamo ripulito il più possibile e predisposto i locali per
permettere le visite ai medici specialisti di una ONG spagnola che hanno
lavorato lì circa una settimana: dentisti, chirurghi, radiologi e altri
specialisti. I chirurghi hanno dovuto appoggiarsi all’Ospedale della Miniera
(privato) che ha reso disponibile la sala operatoria per effettuare alcuni
interventi urgenti. Durante queste giornate centinaia di persone si sono
accampate davanti al Centre de Santé, anche per più giorni, in attesa di poter
essere registrate e indirizzate agli specialisti di riferimento, con l’aiuto di
due/tre persone che oltre all’arabo parlavano spagnolo.
In seguito a questa esperienza ho pensato e ripensato a quali conclusioni
tirare. Non ne ho. C’è solo un’immagine che mi sorge: l’”organizzazione” della
Terra e delle sue ricchezze si fonda sul genocidio diffuso di tre quarti della
sua popolazione: per fatiche estreme, per sfruttamento del lavoro, per fame, per
mancanza di cure, per paura, per assenza della possibilità di parola.
E se tutto questo non bastasse….la guerra.
Direi che possiamo usare la parola genocidio.
Testo e foto di Franca Laviola
Redazione Italia