Mauritania, diario di viaggio – Parte 2Continua il racconto del viaggio, che vede me e Rossana a Zouerat, nella zona
mineraria a nord della Mauritania.
Il primo sguardo alle case intorno dà subito l’idea di un’immensa povertà: case
basse più o meno tenute insieme da muri di blocchi di cemento o di argilla,
quasi tutte di un solo piano, a volte con tetti di lamiera e chiuse con porte di
fortuna. Le vie sono ben squadrate geometricamente, ma non hanno nome né
tantomeno numeri e le poche case aperte sulla strada sono quelle più belle o
quelle destinate a piccoli negozi. Molte sono come contenute in muri di cinta,
dentro le quali probabilmente convivono più famiglie, capre e quant’altro.
Lungo i muri e le strade solo pattumiera, sacchetti di plastica e rifiuti vari
che decine e decine di capre brucano al posto dell’erba. Non c’è sistema di
raccolta in strada. I rifiuti prodotti nelle case vengono ritirati da uomini che
con asini portano via i sacchetti, dietro pagamento diretto di una somma
equivalente a circa 1 euro. Chi non può pagare… I rifiuti raccolti, mi dicono,
finiscono ovviamente in una immensa discarica a cielo aperto.
I punti di riferimento per non perdersi sono le costruzioni “diverse”: un
“albergo” un po’ più alto, un negozio con qualche vetrina, una pompa di benzina,
delle strutture basse e ben fatte dedicate alla preghiera. Ce n’è una ad ogni
angolo di strada che delimita una zona, con il proprio minareto da dove 5 volte
al giorno si chiamano i fedeli attraverso gli altoparlanti. Ad ogni chiamata,
decine di uomini di tutte le età escono come per magia dalle case e si dirigono
verso le moschee. Non ho mai visto accorrere donne.
Il mercato e i negozi
Nel mercato “coperto” – un misto di garage e capannoni col tetto di lamiera – i
carretti tirati da asini rappresentano il principale mezzo di trasporto delle
merci. Non ci sono orti o coltivazioni: viene venduta pochissima frutta e
verdura, per lo più importata e di pessima qualità. Occorre quindi acquistare
qua e là il meno peggio. Sulle bancarelle di tessuti sono esposte soprattutto
centinaia di melfe, teli unici coloratissimi e senza cuciture che, legati con
alcuni nodi, coprono l’intero corpo compreso il capo. Ma, non essendovi turismo,
la vendita è assai ridotta e non si comprende come possa dare da vivere. Poco
altro. Tanti bambini scalzi che, se possono, comprano qualche piccola golosità o
lattine di “bibite spazzatura”. Nei negozi piccolissimi locali solitamente senza
finestre, viene stipato scatolame vario, acqua in boccioni da 20 litri,
pochissima frutta, pesata su vecchie bilance. Si può trovare un po’ di tutto, ma
a prezzi tutt’altro che adeguati allo stipendio (quando c’è) di chi lavora,
intorno ai 200 euro al mese. Una baguette di 3 etti costa 35 centesimi quindi un
kg di pane costa circa 1 euro, un litro di latte 1 euro e mezzo, così come un
chilo di banane. La carne si aggira sui 7-10 euro al kg, ma viene consumata
prevalentemente nelle grandi feste o in occasioni particolari. Quotidianamente
le famiglie consumano soprattutto cous cous di cereali poveri, come il miglio o
il più economico riso spezzato, con poche verdure (carote e cipolle) e fagioli.
SLIDE SHOW: MERCATO, NEGOZI E VENDITORI AMBULANTI
I trasporti
Ovunque si vedono taxi verdi, scassati fuori e dentro, che attraversano le
strade asfaltate e non, caricando tutte le persone che incontrano finché c’è
spazio, a prezzo fisso e popolare. Ne fanno uso tutti, donne con bambini e
uomini. In tutta la città non esiste altro mezzo di trasporto pubblico,
tantomeno una ferrovia, fatta eccezione per il “treno della miniera” che taglia
la Mauritania da nord fino al porto e che occasionalmente porta anche privati
cittadini. Per spostarsi da Zouerat solo bus privati con frequenza giornaliera.
Poi vi sono decine di auto private, anche belle, o furgoni Toyota che
appartengono ai più benestanti. Un giovane, con una battuta, mi dice che le
macchine belle sono di dipendenti del governo o della miniera, oppure di chi
traffica droga.
Leggo infatti che la Mauritania è considerata un hub logistico per il transito
della cocaina proveniente dal Sud America, grazie alle sue coste (quando arriva
via mare), alla vasta estensione desertica (dove viene spesso stoccata) e ai
grandi confini difficilmente controllabili, per transitare poi verso Nord
attraverso il Sahara occidentale e il Marocco, o verso est (Mali e Niger) e
raggiungere l’Europa. Esiste un legame stretto tra narcotraffico e gruppi
terroristici, come Al Quaeda, che offrono protezione al passaggio della droga in
cambio di finanziamenti per le armi.
Bambine e bambini: il sistema educativo
L’età media in Mauritania è di circa 18 anni (in Italia 48 anni), il che
significa che metà della popolazione ha meno di 18 anni, con un tasso di
fecondità di 4,5 figli per donna ed una mortalità infantile di 70 per mille (in
Italia è inferiore al 3 per mille).
In Mauritania a fronte di 5 milioni di abitanti nascono circa 178 mila bambini
all’anno, cosa che presupporrebbe un investimento enorme nel sistema educativo,
oltre che sanitario. A Milano, su 1 milione e mezzo circa di abitanti, ci sono
circa 9000 nati all’anno. Nella sola regione di Zouerat, di circa 60 mila
abitanti, si stimano 2000 nascite all’anno. Più di cinque volte tanti.
Girando per le strade, appare evidente che di bambini/e ce ne sono molti:
gironzolano a gruppetti di età varie, ti avvicinano per avere qualche soldo,
usando le poche parole in inglese che sanno. Del sistema educativo non sono
riuscita a capire molto. Se chiedi, ti dicono che c’è una scuola pubblica
primaria che inizia a 6 anni e dura 6 anni, il college, che dura altri 3 anni- e
poi… Non si capisce.
Alcune statistiche dicono che al primo anno della scuola primaria è iscritto il
110% (!!!!!) dei bambini/e di Zouerat. Una percentuale improbabile, ma che
afferma una verità: spesso i bambini arrivano a scuola quando hanno 7-8 anni,
poi la abbandonano, e dopo un certo tempo tornano in prima. Quindi al primo anno
ci sono più bambini/e di quelli che hanno effettivamente 6 anni. Solo il 65-70%
della popolazione infantile arriva a completare la scuola primaria.
Per quanto riguarda le donne, la situazione del percorso di formazione
scolastica è ancora più grave. Il tasso di abbandono dopo la prima elementare è
via via più alto, soprattutto nei villaggi sperduti del deserto: per la distanza
delle scuole, per la mancanza di bagni dedicati alle donne, ma soprattutto
perché le bambine sono tenute a casa per la cura dei fratelli. Il numero delle
bambine che terminano il ciclo della scuola primaria è ancora più basso dei
bambini. Poche frequentano la scuola dopo i 10-12 anni e pochissime raggiungono
la scuola superiore.
Infine una curiosità: girando per le strade non di rado ci si imbatte in
strutture basse, uffici blindati con nomi impegnativi scritti in due lingue,
arabo e francese, come per esempio “Direction Regional de l’Education e du
System d’Enseignement” o altre definizioni di questo tenore. Mi dicono che a
volte ci entra qualcuno, forse un funzionario, ma nessuno sa a cosa servano.
Sono riuscita ad entrare in uno di questi edifici: bello internamente, con un
custode che mi ha mostrato “la sala riunioni”. Nulla di più.
Qualcuno, più anziano, a volte parla qualche parola di francese, ma sembra che
nelle scuole pubbliche venga insegnato sempre meno… per una questione di
identità, dicono.
Nella terza parte parleremo delle miniere, della schiavitù e del Governo del
paese.
Fine 2^ parte
Testo e foto di Franca Laviola
Redazione Italia