Domande intorno all’agricoltura digitale

Comune-info - Thursday, July 9, 2026
Campagne di Villa Literno (). Foto di Giovanni Izzo

“Digitalizzazione e transizione giusta nella produzione agroalimentare Trasformazioni tecnologiche, lavoro, natura e governance” è il titolo una ricerca – a cura di Maura Benegiamo, Alessandra Corrado, Emanuele Leonardi – che cerca di pensare una transizione giusta per l’agricoltura.

Il volume nasce da un progetto di ricerca nazionale (finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) intitolato “Dijust: cibo digitale e transizione giusta”. Il progetto “Dijust” ha analizzato in particolare tre casi, rappresentativi di differenti filiere, territori e modelli produttivi dell’agricoltura italiana: il caso della viticoltura in Toscana (con particolare riferimento alle aree del Chianti e dei Colli del Candia); il caso della filiera del pomodoro da industria in Emilia-Romagna (nelle province di Piacenza e Parma); il caso della filiera del pomodoro in Puglia (incentrato sulla provincia di Foggia).

Tra i punti di partenza della ricerca, due ci sembrano emergere con forza: il bisogno di favorire una trasformazione in chiave ecologica dei sistemi agroalimentari e la necessità di un approccio critico rispetto alla narrazione dominante che racconta la digitalizzazione come un processo non solo inevitabile ma in grado di garantire ovunque vantaggi economici, ambientali e qualitativi a tutti gli attori coinvolti.

Nell’introduzione, tra l’altro, si legge: “La digitalizzazione può rappresentare un’opportunità importante, ma solo se inserita in una trasformazione più ampia e orientata alla giustizia sociale e ambientale. In assenza di questo ripensamento, rischia invece di diventare un ulteriore fattore di concentrazione e disuguaglianza….”.

È possibile leggere e scaricare gratuitamente il libro “Digitalizzazione e transizione giusta nella produzione agroalimentare” su rosenbergesellier.it.

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Mai che venga in mente a qualcuno dei geopolitici impegnati nel gioco dei tre cantoni (in cui il problema è come farne occupare uno all’Europa), che lo sconvolgimento climatico e ambientale che sta investendo il nostro continente e il mondo non potrà non cambiarne le regole (se ci sono). L’acqua prenderà a scarseggiare davvero (con tanti saluti al raffreddamento degli impianti nucleari e dei data-center in programma). Scarseggeranno anche i raccolti, con milioni di nuovi morti per fame e aumenti vertiginosi dei prezzi del cibo. Si alzeranno i livelli dei mari, con miliardi da investire per cercare di proteggere alcune delle principali città del mondo. Si moltiplicheranno i dissesti idrogeologici e gli incendi, con le popolazioni locali che dovranno cercare di supplire con la loro iniziativa all’inerzia dei rispettivi governi. Crescerà a dismisura la pressione di profughi e migranti in fuga da terre rese inabitabili dal calore, dall’arsura, dalle alluvioni o dalle guerre. E così via. Fare la guerra per moltiplicare i disastri a cui la popolazione sarà già esposta per via dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze suonerà sempre più assurdo. Non sarebbe dunque ora di cominciare a includere queste prospettive nello scenario del gioco tra le grandi potenze? E le misure per affrontarle tra le “carte” da giocare per risollevare le sorti del continente e del mondo?

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Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE

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