Tag - agricoltura

Puntata del 14/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
July 17, 2026
Radio Blackout
Sotto il cielo di Cerignola
NELLE CAMPAGNE DI CERIGNOLA, NELLA CAPITANATA, IL PIÙ GRANDE BACINO DI PRODUZIONE DI POMODORO DA INDUSTRIA IN EUROPA, VIVE ALÌ: È DA DODICI ANNI IN ITALIA MA ORA NON PUÒ PIÙ ANDARE AL LAVORO PERCHÉ I SUOI OCCHI SONO STATI ACCECATI DAL SOLE, DA ANNI DI SCHIAVITÙ. NELLE CAMPAGNE DI CERIGNOLA MIGLIAIA DI NESSUNO DI ORIGINE AFRICANA SOPRAVVIVONO IN TUGURI SENZA BAGNI E SERVIZI, MOLTE SONO FATISCENTI CASE RIFUGIO DELL’ENTE RIFORMA COSTRUITE NEGLI ANNI CINQUANTA. A CERIGNOLA C’È ANCHE UN PEZZO DI CIMITERO DEI SENZA NOME, SONO PER LO PIÙ QUELLI CHE IL SISTEMA CHIAMA BRACCIANTI. SCRIVE ANTONIO DE LELLIS IN UN REPORTAGE DEDICATO A QUESTO PEZZO DI TERRA DEL TAVOLIERE DELLE PUGLIE: “LE PERSONE INCONTRATE IN QUESTO LAGER A CIELO APERTO SONO VITTIME DEL CAPORALATO? CERTO, MA ANCHE DI UN SISTEMA CHE NON USA SOLO ARMI DA FUOCO, MA QUELLE DELLO SFRUTTAMENTO, DELLA SCHIAVITÙ, DELLA NORMALIZZAZIONE DELLA VIOLENZA ECONOMICA E SOCIALE…”. UNA DOMANDA: MA I LIBRI DI STORIA E I GRANDI MEDIA NON DICONO CHE LA FINE DELLA SCHIAVITÙ È AVVENUTA NEL CORSO DEL XIX SECOLO? -------------------------------------------------------------------------------- Quello che abbiamo visto sotto il sole di luglio, a Tre Titoli e a Pozzo Terraneo nel comune di Cerignola (Foggia), insieme agli operatori della cooperativa Oasi 2 di Trani, è qualcosa di drammaticamente incredibile, che forse non si può raccontare appieno, tanto è profonda la ferita e il dolore per l’indignazione che lasciano nell’anima. Dinanzi a noi migliaia di persone segregate in una campagna estesa senza orizzonte e senza riferimenti, vivono in ripari disperati, in tuguri, senza bagni e servizi, con grandi cisterne di acqua, offerte dal comune, in parte bucate, o in tende peggiori dei Pollai. Le case “rifugio” sono quelle dell’Ente Riforma, costruite a metà degli anni cinquanta del secolo scorso. Sono case ormai abbandonate dagli italiani fin dagli anni Settanta, fatiscenti, pericolose. Alcune con tetti crollati, altre bruciate. Sono circondate da rifiuti di plastica, ma anche da bidoni metallici che fanno gola a raccoglitori di ferro locali che con i loro furgoni lucrano sugli schiavi neri senza chiedersi il perché di una simile condizione. Le persone schiave, per lo più africane, del Ghana, del Burkina Faso e della Nigeria, tornano dal lavoro verso le ore 12, altri continuano a lavorare sotto il sole implacabile. Hanno attraversato la Libia e si considerano fortunati per essere sfuggiti alle angherie, sevizie, torture, e poi il mare, padre e patrigno, che li separava dal nostro mondo. Sono arrivati in Italia, sperando in una vita che sapevano dura, ma non così. E oggi vivono in un carcere a cielo aperto, obbligati a spaccarsi la schiena sotto il cielo, per coltivare la terra e raccogliere i frutti che arrivano sulle nostre tavole. Alì, da dodici anni in Italia, non può più andare al lavoro perché i suoi occhi sono accecati dal sole, da anni di schiavitù. Ma Alì ride ascoltando il nostro inatteso slang nigeriano e ci racconta la sua vita in quel dolore. Ci fa vedere come vivono in una casa di muratura annerita da abbandono, incuria e umidità. Ci dice di quante persone ci vivono e proprio in quel momento i suoi amici tornano dal lavoro, cotti dal caldo, sporchi e sudati e tristemente sorridenti, mentre il sole si fa nemico. Abbiamo vissuto ore di accoglienza, ascoltato storie drammatiche, di persone accecate dal sole, dalle ore di duro lavoro in aperta campagna, senza alcuna protezione. Ma vi sono storie che non avremmo mai voluto raccontare, come quella di ragazze minorenni, in compagnia di una giovane donna che si dichiarava la loro madre. Le ragazze non vanno a scuola e una di loro è molto truccata. Vivono in una casa adibita solitamente a persone bulgare e anche loro dichiarano di esserlo. Perché quell’immagine ci resta nel cuore e ci apre ad abissi inconfessabili? Nei racconti degli operatori storie coraggiose di denuncia di schiavi che però sono stati prontamente rimpiazzati da altri, di morti nei campi o sul ciglio della strada impraticabile e sconnessa come la realtà. La storia di un cimitero dei senza nomi a Cerignola, ci lascia come un sinistro e amaro presagio dell’esito probabile di molti di loro. Abbiamo visto come sia drammaticamente vero che il sistema economico sfrutta questi lavoratori al di fuori di ogni diritto e senza alcun rispetto per la dignità umana. Le persone incontrate sono oppresse dalla nostra economia di guerra, perché di questo si tratta, di una vera economia di guerra. La loro condizione disumana ci interroga e ci pone dinanzi a un bivio. Come scrive Francesca Albanese nel suo libro intitolato La luce del risveglio, riprendendo Jason Hickel, “il capitalismo ha bisogno di un assetto imperiale per esistere: lavoro a basso costo e risorse naturali a buon mercato, che si possono ottenere in casa fino a un certo punto, prima che le contraddizioni esplodano. Per questo il capitale ha sempre avuto bisogno di cercare anche una parte esterna da sfruttare, ed è qui che entra in gioco il colonialismo. Ogni Paese del Sud globale che prova a organizzare le sue risorse attorno ai bisogni della propria popolazione viene attaccato, perché la sua sovranità è un ostacolo per i profitti dei potenti del mondo. Lo si bombarda, se ne distrugge l’infrastruttura, lo si rende di nuovo a buon mercato”. Si generano così esodi epocali forzati che sostengono le stesse economie capitaliste/criminali/mafiose. Sì, perché dietro questo sistema c’è la mafia locale parassitaria, pronta a lucrare sul mercato della schiavitù. Questo è il contesto nel quale maturano le migrazioni illegali e programmate che alimentano la fabbrica del consenso della re-migrazione. Come si può parlare di sicurezza se non ci sono le sicurezze? Come si può parlare di sicurezza se non ci sono le sicurezze di un lavoro dignitoso, se non ci sono sicurezze sui luoghi di lavoro, se non ci sono le sicurezze dell’istruzione, della sanità? Siamo andati lì pensando di affrontare in modo diverso il tema della pace e per capire se legata ai temi del lavoro e delle sicurezze e non della sicurezza propaganda e rassicurante, falsa e omicida su cui alcuni lucrano politicamente con il rischio di una egemonia culturale del rifiuto del diverso. E abbiamo notato come i tre temi siano intimamente legati. Come si può parlare di pace se queste sono le condizioni di lavoro e di vita? Le sicurezze, invece non sono mai “contro”, ma “per”, sono quelle fondamentali, quelle che ci aiutano a vivere una vita dignitosa. Ma ritornando ad una apparente realtà, ci chiediamo: le persone incontrate in quel lager a cielo aperto sono vittime del caporalato? Certo, ma anche di un sistema che non usa solo armi da fuoco, ma quelle dello sfruttamento, della schiavitù, della normalizzazione della violenza economica e sociale. Leone XIV, durante la sua visita a Lampedusa, ha sottolineato l’importanza di non “passare oltre” e di prendere decisioni per aiutare i migranti. Ha detto che “i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”. Ha anche chiesto all’Europa di affrontare la crisi migratoria con politiche condivise e organiche, evitando la logica della forza e promuovendo la pace e la compassione. L’avere introdotto leggi ancora più restrittive e oppressive peggiora e perpetua questa schiavitù senza un’apparente uscita, che non sia quella di abolire di nuovo questo insopportabile sistema della schiavitù che ancora oggi esiste e persiste. La schiavitù è una guerra all’umanità, ed è qui sotto i nostri occhi, e sotto il cielo non solo di Cerignola. Mentre scriviamo queste drammatiche righe, e guardiano il mare bello sotto il sole amico, ci tornano alla mente quei racconti in cui il mare e il sole diventano nemici. Non vogliamo dimenticare quello che abbiamo visto e desideriamo che ne abbiate memoria perché anche voi proviate il pianto in gola e il coraggio di lottare nella speranza che sia abolita la schiavitù oggi in Italia. -------------------------------------------------------------------------------- Antonio De Lellis (Pax Christi e Attac) (con il contributo di idee di Fabrizio Aroldi, Luigi Muzio e Rosetta Placido, Pigi, Alessandra e Luisa) -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sotto il cielo di Cerignola proviene da Comune-info.
July 10, 2026
Comune-info
Domande intorno all’agricoltura digitale
-------------------------------------------------------------------------------- Campagne di Villa Literno (). Foto di Giovanni Izzo -------------------------------------------------------------------------------- “Digitalizzazione e transizione giusta nella produzione agroalimentare Trasformazioni tecnologiche, lavoro, natura e governance” è il titolo una ricerca – a cura di Maura Benegiamo, Alessandra Corrado, Emanuele Leonardi – che cerca di pensare una transizione giusta per l’agricoltura. Il volume nasce da un progetto di ricerca nazionale (finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) intitolato “Dijust: cibo digitale e transizione giusta”. Il progetto “Dijust” ha analizzato in particolare tre casi, rappresentativi di differenti filiere, territori e modelli produttivi dell’agricoltura italiana: il caso della viticoltura in Toscana (con particolare riferimento alle aree del Chianti e dei Colli del Candia); il caso della filiera del pomodoro da industria in Emilia-Romagna (nelle province di Piacenza e Parma); il caso della filiera del pomodoro in Puglia (incentrato sulla provincia di Foggia). Tra i punti di partenza della ricerca, due ci sembrano emergere con forza: il bisogno di favorire una trasformazione in chiave ecologica dei sistemi agroalimentari e la necessità di un approccio critico rispetto alla narrazione dominante che racconta la digitalizzazione come un processo non solo inevitabile ma in grado di garantire ovunque vantaggi economici, ambientali e qualitativi a tutti gli attori coinvolti. Nell’introduzione, tra l’altro, si legge: “La digitalizzazione può rappresentare un’opportunità importante, ma solo se inserita in una trasformazione più ampia e orientata alla giustizia sociale e ambientale. In assenza di questo ripensamento, rischia invece di diventare un ulteriore fattore di concentrazione e disuguaglianza….”. È possibile leggere e scaricare gratuitamente il libro “Digitalizzazione e transizione giusta nella produzione agroalimentare” su rosenbergesellier.it. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIOVANNI PANDOLFINI: > Compagno drone non mi convinci -------------------------------------------------------------------------------- Mai che venga in mente a qualcuno dei geopolitici impegnati nel gioco dei tre cantoni (in cui il problema è come farne occupare uno all’Europa), che lo sconvolgimento climatico e ambientale che sta investendo il nostro continente e il mondo non potrà non cambiarne le regole (se ci sono). L’acqua prenderà a scarseggiare davvero (con tanti saluti al raffreddamento degli impianti nucleari e dei data-center in programma). Scarseggeranno anche i raccolti, con milioni di nuovi morti per fame e aumenti vertiginosi dei prezzi del cibo. Si alzeranno i livelli dei mari, con miliardi da investire per cercare di proteggere alcune delle principali città del mondo. Si moltiplicheranno i dissesti idrogeologici e gli incendi, con le popolazioni locali che dovranno cercare di supplire con la loro iniziativa all’inerzia dei rispettivi governi. Crescerà a dismisura la pressione di profughi e migranti in fuga da terre rese inabitabili dal calore, dall’arsura, dalle alluvioni o dalle guerre. E così via. Fare la guerra per moltiplicare i disastri a cui la popolazione sarà già esposta per via dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze suonerà sempre più assurdo. Non sarebbe dunque ora di cominciare a includere queste prospettive nello scenario del gioco tra le grandi potenze? E le misure per affrontarle tra le “carte” da giocare per risollevare le sorti del continente e del mondo? -------------------------------------------------------------------------------- . . . . . -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE . . -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Domande intorno all’agricoltura digitale proviene da Comune-info.
July 9, 2026
Comune-info
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Usb Braccianti Foggia -------------------------------------------------------------------------------- Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola a Bari. Siamo un centinaio di braccianti e ci siamo rinchiusi qui, nel cuore di questa città, perché fuori nessuno ci ascolta. Veniamo dalle baracche di Torretta Antonacci (nel foggiano, ndr), arriviamo dai campi dove alle sei del mattino stiamo già curvi sui filari. E da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti. Perché occupiamo una chiesa? Perché è l’unico luogo di questa città dove la nostra vita vale ancora qualcosa. Per lo Stato non esistiamo: esistono le nostre braccia quando c’è da raccogliere il pomodoro, e spariscono i nostri corpi quando c’è da darci un tetto, un documento, un nome. Il 30 giugno è scaduto il PNRR, e con esso sono morti per sempre i 30 milioni di euro stanziati per il superamento di Torretta Antonacci, il più grande ghetto agricolo della Capitanata, Trenta milioni. Persi. Bruciati. E non è stata la sfortuna, non è stata la burocrazia: siete stati voi. Torretta Antonacci non è arrivata “in ritardo” alla scadenza: l’avete esclusa voi, mentre il vostro commissario straordinario ammetteva davanti alla Corte dei Conti che i tempi non c’erano più. La Corte dei Conti aveva segnalato San Severo tra i casi critici d’Italia: cronoprogrammi impossibili, convenzioni mai firmate, cantieri mai aperti. Quattro anni di riunioni in Prefettura, tavoli tecnici, commissari, passerelle e fotografie. Risultato: zero alloggi, zero dignità, 30 milioni in fumo. Governo, Regione, Prefettura e Comune hanno scelto, ciascuno per la propria parte, di lasciarci nel ghetto. Perché un bracciante senza documenti e senza casa è un bracciante in ginocchio, e un bracciante in ginocchio costa poco. Noi ci spezziamo la schiena a 40 gradi. Moriamo letteralmente di caldo e di fatica sotto il sole, ora dopo ora, cassone dopo cassone, per raccogliere i pomodori, gli ortaggi e la frutta che finiscono sulle vostre tavole. Il cibo che mangiate passa dalle nostre mani. Il made in Italy di cui vi riempite la bocca nei convegni sta in piedi sulle nostre schiene. E noi moriamo come foglie, uno a uno, nei campi e nelle baracche. Ad aprile è morto alagie, a gennaio Mamadou e tanti altri fratelli di estate muoiono per il caldo e di estate per il freddo. E lo diciamo forte: viviamo nelle baracche non perché siamo clandestini, ma perché ci avete resi ostaggi della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi e le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni. Lavoriamo, produciamo, mandiamo avanti l’agricoltura di questo Paese, e ci negate perfino un pezzo di carta. Ora basta: documenti per tutti, perché chi lavora questa terra ha il diritto di viverci da persona libera, non da fantasma ricattabile nelle mani dei caporali. E non provate a raccontarci che i fondi “torneranno in altra forma”. Senza uno stanziamento nazionale immediato, vincolato e verificabile, quei 30 milioni sono spariti per sempre e lo sapete. Noi la nostra proposta l’avevamo già messa sul tavolo: un villaggio progettato insieme agli abitanti, con percorsi di urbanistica partecipata, case vere, spazi comuni, dignità. L’avete ignorata, come avete ignorato noi. Ora ve la riportiamo dentro una cattedrale occupata. La pazienza è finita. L’occupazione della Cattedrale è solo l’inizio. Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e noi siamo pronti a fermarla: scioperi nel pieno della raccolta, presidi permanenti sotto i palazzi del potere, blocchi e manifestazioni in tutta la Capitanata. Il cibo arriva sulle vostre tavole grazie alle nostre braccia: ricordatevi che quelle braccia possono fermarsi. Non usciremo da qui a mani vuote. Pretendiamo: lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci e decise con noi, non sopra le nostre teste; acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così; documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione. Non chiediamo carità: pretendiamo giustizia. Il tempo delle vostre promesse è scaduto il 30 giugno, insieme ai vostri fondi. Il tempo della nostra lotta comincia adesso. [USB Braccianti] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > E se ci provassimo per davvero a cambiare le cose? -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Filiera agricola e ingiustizia climatica -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari proviene da Comune-info.
July 4, 2026
Comune-info
LEGAMBIENTE LOMBARDIA: “ESAURITE LE RISERVE NEVALI DELL’ARCO ALPINO, PIANURA PADANA A RISCHIO SICCITÀ”
Da giovedì caldo torrido su mezza Europa, seconda ondata in un mese, con l’estate nemmeno formalmente iniziata. Temperature elevatissime attese anche nel Nord Italia, dove Legambiente annuncia un’estate 2026 molto difficile sul fronte siccità. Solo in Lombardia mancano i due terzi dei volumi idrici nevosi. Mentre nei grandi laghi c’è un miliardo di metri cubi d’acqua, nei bacini montani sono solo 0,7 miliardi di metri cubi, contro una media stagionale di 1,2 miliardi. Sul tema, la sezione lombarda della storica associazione ambientalista italiana ha pubblicato un nuovo rapporto intitolato “Degrado del suolo e rischi di desertificazione. Agroecologia e lotta alla desertificazione per i suoli del bacino padano”. Il rapporto è stato pubblicato in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1994, che si celebra ogni anno il 17 giugno. Nell’intervista che abbiamo realizzato per approfondire il rapporto, il responsabile scientifico di Legambiente Lombardia Damiano Di Simine traccia un quadro allarmante, definendo “accelerato” il processo di desertificazione in corso. “L’aumento di temperature porta con sé anche un aumento dei processi di evaporazione e traspirazione delle piante: infatti ogni grado di aumento della temperatura comporta un’accelerazione dei fenomeni attraverso cui l’acqua viene persa” ha sottolineato ai nostri microfoni. Col caldo aumenta il fabbisogno d’acqua delle colture, ma “allo stesso tempo aumenta anche la difficoltà di rifornirle. Se storicamente la disponibilità idrica in pianura Padana si basa sulle precipitazioni nevose, oggi le riserve nevali dell’arco alpino sono esaurite”. Con l’estate che inizia prima “si allunga la stagione vegetativa ma in realtà aumenta la criticità idrica dei mesi successivi”. Si profila quindi un’estate torrida che, salvo cambiamenti drastici nelle previsioni, sarà caratterizzata da “problemi di disponibilità idrica nei mesi di luglio e agosto; questi potrebbero anche diventare estremamente severi”, specialmente per il settore agricolo. L’intervista a Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Ascolta o scarica
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
E se ci provassimo per davvero a cambiare le cose?
-------------------------------------------------------------------------------- Giovedì 4 giugno, mentre tornavo dal presidio di Reggio Calabria per la dignità dei “braccianti” contro la solita logica dell’emergenza che produce campi di accoglienza (stavolta introdotto dal Decreto Caivano a San Ferdinando) ho parlato con Dansoko, un bracciante dell’associazione Terra e libertà di Foggia che l’inverno ospitiamo all’ostello sociale Dambe so, nella Piana di Gioia Tauro. Uno dei tanti Alí dagli occhi azzurri – in realtà li ha nerissimi – che è salito dai porti di cui parlava Pasolini nella sua profezia. Non aveva ancora visto le immagini dei migranti bruciati ad Amendolara, e quando le ha viste gli si sono illuminati gli occhi. Non riusciva a capire il perché di questa violenza. È intervenuto in piazza per dire che chi lavora ha diritto alla casa e non al ghetto. Mi ha detto che vorrebbe conoscere più parole per fare interventi in italiano. Non volendo mi ha citato Don Milano dicendo “i padroni sanno mille parole noi dieci”. Mi ha raccontato anche che stanno combattendo per avere l’acqua potabile nel campo dove vive. E che ci vorrebbe uno sciopero di tutti i migranti in Italia. È preoccupato per la prossima stagione: se non ci saranno situazioni di accoglienza dignitosa per i suoi fratelli braccianti dove andranno? È la domanda che qui ci stiamo facendo tutti. Allora gli ho detto che una volta uno sciopero eravamo riuscito a farlo per davvero e bello grosso a Nardò, in Salento, con i braccianti contro caporali e sfruttamento. E che a qualcosa era servito. Per fare ora una protesta di quel tipo contro questo sistema, ci vorrebbe una grande impresa di cooperazione sociale per allestire una robusta cassa di resistenza e un fondo solidale con cui permettere a chi guadagna a giornata di avere un minimo di ristoro se decide di incrociare le braccia e scioperare. Ci vorrebbe una organizzazione dove lo sciopero nei campi si accompagnasse al boicottaggio negli scaffali del supermercato ragionavamo tra noi mentre arrivavano a Palmi (che Pasolini citava nella profezia…). Sarebbe proprio una bella bastonata nei denti al sistema dello sfruttamento far marcire la frutta nei campi, nei magazzini e negli scaffali fino a che la Bossi-Fini non cambia, ci siamo detti. Pensiamoci: una settimana di blocco del foggiano farebbe saltare in aria una filiera come quella del pomodoro mettendo al muro il governo e quelli che parlano di remigrazione. Ma per fare una cosa del genere ci vorrebbe una grande capacità per produrre una nuova forma dell’azione collettiva. Unitaria e radicale, la cui direzione sia collettiva. Già, un sogno. Una visione, che tale rimane a meno che non dia il coraggio necessario per provarci. I braccianti hanno oggi due strade di difesa rispetto allo sfruttamento: la fuga dal lavoro per cercarne uno migliore oppure la lotta per trasformare le proprie condizioni. In entrambi i casi c’è la necessità di avere una rete mutualistica e di solidarietà organizzata che sorregga queste scelte che dipendono da fattori e contesti che cambiano da luogo a luogo e nel tempo. La domanda che dovremmo farci è allora molto semplice: abbiamo mai pensato davvero di costruirla una cosa del genere per cambiare le cose? Perché i migranti ne avrebbero davvero bisogno nei campi, nella logistica, nei ristoranti, nei cantieri, nelle officine… -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo E se ci provassimo per davvero a cambiare le cose? proviene da Comune-info.
June 5, 2026
Comune-info