Intesa Sanpaolo è la prima banca fossile italiana, sempre più legata al GNL USA

Pressenza - Tuesday, June 9, 2026

Il 17esimo rapporto annuale “Banking on Climate Chaos”, pubblicato oggi da un’ampia coalizione di organizzazioni della società civile, tra cui ReCommon, conferma Intesa Sanpaolo come prima banca fossile italiana, ribadendo il suo fortissimo legame con il settore oil&gas a stelle e strisce. Nel 2025, l’istituto torinese ha destinato 4,7 miliardi di dollari ai combustibili fossili, sostanzialmente invariati rispetto al 2024 (-0,6%).

Dall’analisi di ReCommon sui dati del rapporto emerge che questa stabilità nasconde due dinamiche. L’esposizione fossile di Intesa non si riduce, ma si distribuisce su un numero crescente di controparti, (oltre 150 operazioni nel 2025, il dato più alto del quinquennio) e si sposta nettamente verso gli Stati Uniti: nel 2025 gli USA sono il primo paese di destinazione del finanziamento fossile della banca, con un valore superiore al doppio di quello destinato all’Italia, quasi la metà dell’intero portafoglio fossile e il distacco più ampio degli ultimi cinque anni.

Il rapporto fotografa un boom mondiale del gas naturale liquefatto (GNL), e Intesa Sanpaolo si conferma dentro il segmento più caldo. Il più grande debitore fossile del mondo nel 2025 è Venture Global, società statunitense del GNL vicina all’amministrazione Trump, che da sola ha raccolto 32,9 miliardi di dollari di finanziamenti (+631% in un anno, pari al 2,7% di tutto il fossile globale). Intesa Sanpaolo è tra le sue banche: finanzia il terminal di esportazione Calcasieu Pass 2 (CP2), in Louisiana, con un ruolo di arrangiatore mandatario, cioè tra i principali registi dell’operazione. Lo stesso ruolo che ricopre per Rio Grande LNG, in Texas, sviluppato da NextDecade, altra società salita quest’anno al nono posto tra i maggiori debitori fossili mondiali (+193 posizioni in un solo anno).

Il legame italiano con Venture Global non si ferma alla finanza: nel luglio 2025 ENI ha firmato con la società un contratto ventennale per la fornitura di 2 milioni di tonnellate l’anno di GNL proprio da CP2, impianto non ancora operativo. Venture Global è già al centro di contenziosi con acquirenti europei di gas per i carichi del suo primo terminal, ed è indicata dal rapporto come l’emblema di come le società del GNL sfruttino l’instabilità geopolitica per realizzare profitti straordinari.

«Intesa Sanpaolo ha fatto una scelta precisa: puntare sul gas liquefatto statunitense, il business più speculativo del momento. Un business che alla banca porta profitti, ma che a noi lascia una dipendenza sempre più stretta dal gas americano e bollette in balìa delle crisi geopolitiche» ha commentato Daniela Finamore di ReCommon. «Finanziare Venture Global, che macina profitti record sulle guerre e sui rincari energetici, significa arricchire pochi miliardari, mentre famiglie e comunità pagano il prezzo di un clima sempre più instabile. Ogni nuovo dollaro all’espansione del GNL ci lega di più a un’industria che prospera sulle crisi: Intesa Sanpaolo ne è pienamente responsabile» ha concluso Finamore.

Il quadro globale che fa da sfondo al caso Intesa è di crescita, non di ritirata. Nel 2025 le 65 maggiori banche del mondo hanno destinato 906 miliardi di dollari ai combustibili fossili, in aumento del 7,6% rispetto all’anno precedente, portando il totale a 8,7 mila miliardi dalla firma dell’Accordo di Parigi. Il finanziamento alle compagnie che espandono attivamente il fossile è salito a 508 miliardi di dollari, con un balzo del 27% in un solo anno, il valore più alto mai registrato. Il mercato resta dominato da pochissimi attori: JPMorgan Chase si conferma la prima banca fossile al mondo con 58 miliardi, e le dodici maggiori, la cosiddetta “Dirty Dozen”, coprono da sole quasi il 40% del totale globale. A trainare l’espansione è soprattutto il segmento midstream (gasdotti, terminal e GNL) cresciuto dell’84% in un anno: metà di tutto il finanziamento all’espansione è andato a società con almeno un grande progetto di gas liquefatto o di pipeline.

Sul fronte italiano, l’altra banca presente in classifica, UniCredit, ha ridotto il proprio finanziamento fossile del 18,5% nel 2025, scendendo a 4,6 miliardi di dollari: una delle poche grandi banche europee ad aver operato un taglio significativo. Anche il principale gruppo energetico italiano figura tra i protagonisti dell’espansione del gas: ENI è partner, insieme alla compagnia emiratina ADNOC e alla tailandese PTT, del giacimento offshore Ghasa, il cui sviluppo è stato finanziato nel 2025 con un’operazione da 11 miliardi di dollari.

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