Intesa Sanpaolo è la prima banca fossile italiana, sempre più legata al GNL USA
Il 17esimo rapporto annuale “Banking on Climate Chaos”, pubblicato oggi da
un’ampia coalizione di organizzazioni della società civile, tra cui ReCommon,
conferma Intesa Sanpaolo come prima banca fossile italiana, ribadendo il suo
fortissimo legame con il settore oil&gas a stelle e strisce. Nel 2025,
l’istituto torinese ha destinato 4,7 miliardi di dollari ai combustibili
fossili, sostanzialmente invariati rispetto al 2024 (-0,6%).
Dall’analisi di ReCommon sui dati del rapporto emerge che questa stabilità
nasconde due dinamiche. L’esposizione fossile di Intesa non si riduce, ma si
distribuisce su un numero crescente di controparti, (oltre 150 operazioni nel
2025, il dato più alto del quinquennio) e si sposta nettamente verso gli Stati
Uniti: nel 2025 gli USA sono il primo paese di destinazione del finanziamento
fossile della banca, con un valore superiore al doppio di quello destinato
all’Italia, quasi la metà dell’intero portafoglio fossile e il distacco più
ampio degli ultimi cinque anni.
Il rapporto fotografa un boom mondiale del gas naturale liquefatto (GNL), e
Intesa Sanpaolo si conferma dentro il segmento più caldo. Il più grande debitore
fossile del mondo nel 2025 è Venture Global, società statunitense del GNL vicina
all’amministrazione Trump, che da sola ha raccolto 32,9 miliardi di dollari di
finanziamenti (+631% in un anno, pari al 2,7% di tutto il fossile globale).
Intesa Sanpaolo è tra le sue banche: finanzia il terminal di esportazione
Calcasieu Pass 2 (CP2), in Louisiana, con un ruolo di arrangiatore mandatario,
cioè tra i principali registi dell’operazione. Lo stesso ruolo che ricopre per
Rio Grande LNG, in Texas, sviluppato da NextDecade, altra società salita
quest’anno al nono posto tra i maggiori debitori fossili mondiali (+193
posizioni in un solo anno).
Il legame italiano con Venture Global non si ferma alla finanza: nel luglio 2025
ENI ha firmato con la società un contratto ventennale per la fornitura di 2
milioni di tonnellate l’anno di GNL proprio da CP2, impianto non ancora
operativo. Venture Global è già al centro di contenziosi con acquirenti europei
di gas per i carichi del suo primo terminal, ed è indicata dal rapporto come
l’emblema di come le società del GNL sfruttino l’instabilità geopolitica per
realizzare profitti straordinari.
«Intesa Sanpaolo ha fatto una scelta precisa: puntare sul gas liquefatto
statunitense, il business più speculativo del momento. Un business che alla
banca porta profitti, ma che a noi lascia una dipendenza sempre più stretta dal
gas americano e bollette in balìa delle crisi geopolitiche» ha commentato
Daniela Finamore di ReCommon. «Finanziare Venture Global, che macina profitti
record sulle guerre e sui rincari energetici, significa arricchire pochi
miliardari, mentre famiglie e comunità pagano il prezzo di un clima sempre più
instabile. Ogni nuovo dollaro all’espansione del GNL ci lega di più a
un’industria che prospera sulle crisi: Intesa Sanpaolo ne è pienamente
responsabile» ha concluso Finamore.
Il quadro globale che fa da sfondo al caso Intesa è di crescita, non di
ritirata. Nel 2025 le 65 maggiori banche del mondo hanno destinato 906 miliardi
di dollari ai combustibili fossili, in aumento del 7,6% rispetto all’anno
precedente, portando il totale a 8,7 mila miliardi dalla firma dell’Accordo di
Parigi. Il finanziamento alle compagnie che espandono attivamente il fossile è
salito a 508 miliardi di dollari, con un balzo del 27% in un solo anno, il
valore più alto mai registrato. Il mercato resta dominato da pochissimi attori:
JPMorgan Chase si conferma la prima banca fossile al mondo con 58 miliardi, e le
dodici maggiori, la cosiddetta “Dirty Dozen”, coprono da sole quasi il 40% del
totale globale. A trainare l’espansione è soprattutto il segmento midstream
(gasdotti, terminal e GNL) cresciuto dell’84% in un anno: metà di tutto il
finanziamento all’espansione è andato a società con almeno un grande progetto di
gas liquefatto o di pipeline.
Sul fronte italiano, l’altra banca presente in classifica, UniCredit, ha ridotto
il proprio finanziamento fossile del 18,5% nel 2025, scendendo a 4,6 miliardi di
dollari: una delle poche grandi banche europee ad aver operato un taglio
significativo. Anche il principale gruppo energetico italiano figura tra i
protagonisti dell’espansione del gas: ENI è partner, insieme alla compagnia
emiratina ADNOC e alla tailandese PTT, del giacimento offshore Ghasa, il cui
sviluppo è stato finanziato nel 2025 con un’operazione da 11 miliardi di
dollari.
* rapporto annuale “Banking on Climate Chaos” 2026
Re: Common