Bambini indigeni sepolti nelle “tombe senza nome”: lo Stato canadese è colpevole

Pressenza - Sunday, May 31, 2026

Il verdetto preliminare della 57ª sessione del Tribunale Permanente dei Popoli ha giudicato lo Stato canadese responsabile di genocidio. La sentenza, che verrà pronunciata il prossimo 30 settembre, nella nazione nord-americana la Giornata nazionale per la verità e la riconciliazione, sarà inviata al governo federale del Canada e al Vaticano.

Alle udienze pubbliche, che si sono tenute a Montreal dal 25 al 29 maggio, sono state esaminate la documentazione e le testimonianze dei crimini commessi nelle Indian Residential Schools canadesi gestite da enti religiosi cattolici.

Dalla loro istituzione, nel 1876, fino al loro smantellamento, alla fine del XX secolo, in questi collegi vennero ospitati e, per effetto della legge del 1894 che ne imponeva la frequentazione, forzatamente alloggiati e istruiti circa 150˙000 bambini indigeni .

Nelle ‘scuole residenziali per indiani’ morirono sicuramente circa 4˙000 alunni, secondo le fonti ufficiali periti a causa della tubercolosi e altre malattie, ma le comunità indigene calcolano che siano stati molti di più, almeno 6˙000, e tra il 2008 e il 2015 la Commissione di verità e riconciliazione ha accertato che, oltre ad essere allontanati dalle proprie famiglie e venire indottrinati, in queste strutture i piccoli subivano maltrattamenti e abusi.

Quando nel 2021 nei pressi di tre edifici un tempo adibiti a tali scuole sono state scoperte un migliaio di “tombe senza nome”, la Native Women’s Shelter di Montreal (NWSM) insieme a Future Generations FoundationDavid Suzuki FoundationKnow HistoryJFK Law LLPAboriginal Legal Services e Daphne Art Centre ha presentato un’istanza al Tribunale Permanente dei Popoli.

“La richiesta è motivata anche dalle recenti indagini che hanno portato alla luce le fosse comuni in ex siti di scuole residenziali in tutto il Canada, rivelando l’ampiezza del fenomeno – spiega il Tribunale Permanente dei Popoli – Nella richiesta si sostiene che la ricerca di giustizia, verità e riconciliazione da parte delle comunità indigene per le atrocità commesse contro i loro figli non sia stata soddisfatta dal governo canadese, nonostante gli sforzi compiuti dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione tra il 2008 e il 2015″.

Le accuse di genocidio e crimini contro l’umanità, in specifico omicidi, sterminio, tortura, schiavitù, violenze sessuali e deportazione, dei bambini indigeni canadesi, sono state presentate al TPP affinché, esaminando le denunce della scomparsa dei bambini indigeni e le prove dell’occultamento dei loro corpi, valutasse le responsabilità dello Stato canadese considerando anche l’impatto che questi crimini hanno avuto nelle comunità indigene in passato e nel presente.

Su Altrɘconomia il 29 maggio Alessia Cesana ha riferito che l’executive director del Native Women’s Shelter di Montreal (NWSM), Na’kuset, in un’intervista ha dichiarato: “Non so come il Canada abbia fatto a rimanere impunito nonostante tutti i crimini che ha compiuto. Noi, però, ne stiamo vivendo le conseguenze”.

Il programma della 57ª sessione del Tribunale Permanente dei Popoli era così suddiviso:

  • Reading of the indictment / Presentation of the Prosecution’s Case
  • Investigative Journalism & Survivors’ Experiences
  • Finding Unmarked Graves & Forced and Coerced Sterilization
  • Genocide and Crimes Against Humanity & Defence Presentation
  • Prosecution Closing & Judges’ Deliberation and Preliminary Statement

A panel of seven judges will hear evidence on behalf of the Permanent Peoples’ Tribunal this week at the Daphne Art Centre in Montreal – Photo: CBC / Joy SpearChief-Morris (RCI Canadian News)

La giuria della 57ª sessione del TPP era composta da 7 membri, di cui 3 canadesi: il professor Andrew Woolford, docente di sociologia e criminologia all’Università del Manitoba ed ex presidente dell’International Association of Genocide Scholars, Katsi’tsakwas Ellen Gabriel, regista di documentari che nel 1990 il Popolo del Longhouse e la comunità di Kanehsatà:ke, di cui fa parte, hanno nominato propria portavoce, inoltre referente dell’associazione Indigenous Climate Action nello Steering Committee e più volte eletta presidente della Quebec Native Women’s Association; la professoressa Seánna Howard, direttrice dell’International Human Rights Advocacy Workshop alla facoltà di giurisprudenza dell’Università dell’Arizona, dove dal 2006 collabora con l’Indigenous Peoples Law and Policy Program, consulente per la difesa dei diritti di numerose comunità (Western Shoshone, Chiricahua Apache, Maya in Belize, il Hul’qumi’num Treaty Group, il Water Protector Legal Collective e la nazione Navajo), inoltre del governo del Kenya per l’applicazione di leggi e provvedimenti in conformità con gli standard internazionali del diritto umanitario e del rispetto dei diritti dei popoli indigeni, che collabora al monitoraggio dei trattati delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni e con la Commissione Permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene e al Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della Discriminazione Razziale.

Il 29 maggio il quotidiano candese Montreal City News ha annunciato il verdetto preliminare del TPP, “il Canada ha commesso un genocidio contro i popoli indigeni nelle scuole residenziali e in altre istituzioni”, riferendo che

– la giudice Seánna Howard ha precisato: “In azioni e omissioni statali riscontriamo un continuo disprezzo per le vite degli indigeni, la negazione della loro titolarità a disporre delle informazioni che li riguardano, della loro sovranità nella propria terra e dell’inviolabilità dei loro corpi, nonché altre violazioni dei loro diritti”;

la lead prosecutor e legal director di Aboriginal Legal Services, Christa Big Canoe ha commentato di esser sempre stata convinta che le prove presentate fossero sufficienti a dimostrare il compimento di un genocidio e di crimini contro l’umanità commessi nelle scuole canadesi, che la sentenza condanna in modo esemplare perché “espressamente elencati in modo esplicito” ed evidenziando “gli obblighi internazionali dello Stato”.

 

Inoltre, il quotidiano di Montreal ha focalizzato l’attenzione sulla valenza del verdetto come una “dichiarazione storica” in cui, inoltre, al governo federale canadese viene raccomandato di conservare la documentazione del Processo di Valutazione Indipendente (IAP), cioè le testimonianze di quasi 40˙000 ex alunni delle Indian Residential Schools, che dal 19 settembre 2027 possono venire distrutti poiché così decretato nel 2017 dalla Corte Suprema del Canada e, come osservato dall’executive director dell’NWSM, Na’kuset, la conseguenza sarebbe devastante: “significherebbe cancellare la nostra storia, come se tutto venisse nascosto sotto il tappeto, e questo è assolutamente inappropriato e offensivo”.

Maddalena Brunasti