Attivisti assolti per la macchina di Warhol, ma condannati per l’Arco della Pace

Pressenza - Tuesday, May 19, 2026

Nel pomeriggio di ieri, 19 maggio, il Tribunale di Milano ha emesso le sentenze su due azioni di disobbedienza civile di Ultima Generazione. Il risultato è chiaro: in questo paese si condanna chi chiede pace, non chi la guerra la finanza.

Per l’imbrattamento con farina della BMW di Andy Warhol il giudice ha disposto il proscioglimento per tenuità del fatto (il PM aveva chiesto l’assoluzione piena).

Maria Letizia, 60 anni, professoressa di scienze dei materiali e imputata nel processo per l’azione all’auto di Andy Warhol: “Come aderente alle campagna di disobbedienza civile di Ultima Generazione, oggi sono davanti al Tribunale di Milano dove oggi sono state emesse due sentenze, una di assoluzione per tenuità del fatto e una di condanna per la colorazione con del colore ad acqua dell’Arco della Pace. Una condanna per un imbrattamento di un monumento che avrebbe comunque dovuto essere restaurato perché l’inquinamento corrode quella pietra, la rende porosa e fragile, come rende porosi e fragili i nostri polmoni. Continuiamo a chiedere a questo governo di proteggerci perché noi cittadini siamo indifesi di fronte all’aumento dei prezzi del cibo che avviene a causa dello stravolgimento del clima e del fatto che siamo dipendenti energeticamente mentre dovremmo essere sovrani; ci hanno promesso sovranità alimentare, sovranità energetica e il nostro governo continua a correre dietro al dittatore di turno che ci vende gas al momento e ci strozza alla prima occasione. Il sole, il vento sono la nostra energia e invece le hanno penalizzate, lo sviluppo delle rinnovabili è stato penalizzato. Svegliamoci, questo è il nostro futuro per me le mie figlie, per tutte e tutti noi”.

Per l’azione all’Arco della Pace del 15 novembre 2023, quando venne lanciato del colorante idrosolubile sul monumento, sei persone sono state condannate in primo grado a quattro mesi di reclusione e 1.000 euro di multa ciascuna.

Il giudice ha accolto la richiesta di danni patrimoniali da 97.000 euro del Ministero della Cultura, costituitosi parte civile; i danni non patrimoniali saranno quantificati in sede civile. Chiaramente, faremo appello.

PERCHÈ L’ARCO DELLA PACE?

Sei persone, a viso scoperto, senza scappare, senza nascondersi, si sono prese la responsabilità di un gesto nonviolento. Hanno scelto l’Arco della Pace, un simbolo, per urlare quello che i governi si ostinano a tacere: l’Italia è complice del genocidio in Palestina. Era passato un mese dall’inizio del massacro. L’arco è ancora lì. La vernice è stata lavata da tempo. Ma il sangue delle vittime innocenti non si lava. Non è la nostra vernice a imbrattare indelebilmente l’Arco della Pace: sono le bombe pagate con i soldi pubblici, sono i contratti d’armi firmati in silenzio, è la complicità di chi governa e tace.

Quelle stesse élite che finanziano le guerre sono le stesse che bloccano la transizione energetica, che proteggono i fossili, che ci rendono dipendenti dal gas di chi ci ricatta. Guerra e crisi climatica non sono emergenze separate: sono due facce dello stesso sistema di potere. Pensare che nel 2026 siano le persone che chiedono pace e giustizia ad essere condannate e non chi produce, vende ed usa missili è una follia.

ALTRI PROCESSI IN CORSO

  • 26 maggio, ore 9.00 – Tribunale di Roma: prima udienza dibattimentale per lancio della zuppa sulla teca del quadro di Van Gogh del 4 novembre 2022
  • 27 maggio, ore 9.30 – Tribunale di Roma: udienza per opposizione al decreto penale di condanna per violazione di foglio di via durante il blocco al Colosseo del 20 aprile 2023

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