Attivisti assolti per la macchina di Warhol, ma condannati per l’Arco della Pace
Nel pomeriggio di ieri, 19 maggio, il Tribunale di Milano ha emesso le sentenze
su due azioni di disobbedienza civile di Ultima Generazione. Il risultato è
chiaro: in questo paese si condanna chi chiede pace, non chi la guerra la
finanza.
Per l’imbrattamento con farina della BMW di Andy Warhol il giudice ha disposto
il proscioglimento per tenuità del fatto (il PM aveva chiesto l’assoluzione
piena).
Maria Letizia, 60 anni, professoressa di scienze dei materiali e imputata nel
processo per l’azione all’auto di Andy Warhol: “Come aderente alle campagna di
disobbedienza civile di Ultima Generazione, oggi sono davanti al Tribunale di
Milano dove oggi sono state emesse due sentenze, una di assoluzione per tenuità
del fatto e una di condanna per la colorazione con del colore ad acqua dell’Arco
della Pace. Una condanna per un imbrattamento di un monumento che avrebbe
comunque dovuto essere restaurato perché l’inquinamento corrode quella pietra,
la rende porosa e fragile, come rende porosi e fragili i nostri polmoni.
Continuiamo a chiedere a questo governo di proteggerci perché noi cittadini
siamo indifesi di fronte all’aumento dei prezzi del cibo che avviene a causa
dello stravolgimento del clima e del fatto che siamo dipendenti energeticamente
mentre dovremmo essere sovrani; ci hanno promesso sovranità alimentare,
sovranità energetica e il nostro governo continua a correre dietro al dittatore
di turno che ci vende gas al momento e ci strozza alla prima occasione. Il sole,
il vento sono la nostra energia e invece le hanno penalizzate, lo sviluppo delle
rinnovabili è stato penalizzato. Svegliamoci, questo è il nostro futuro per me
le mie figlie, per tutte e tutti noi”.
Per l’azione all’Arco della Pace del 15 novembre 2023, quando venne lanciato del
colorante idrosolubile sul monumento, sei persone sono state condannate in primo
grado a quattro mesi di reclusione e 1.000 euro di multa ciascuna.
Il giudice ha accolto la richiesta di danni patrimoniali da 97.000 euro del
Ministero della Cultura, costituitosi parte civile; i danni non patrimoniali
saranno quantificati in sede civile. Chiaramente, faremo appello.
PERCHÈ L’ARCO DELLA PACE?
Sei persone, a viso scoperto, senza scappare, senza nascondersi, si sono prese
la responsabilità di un gesto nonviolento. Hanno scelto l’Arco della Pace, un
simbolo, per urlare quello che i governi si ostinano a tacere: l’Italia è
complice del genocidio in Palestina. Era passato un mese dall’inizio del
massacro. L’arco è ancora lì. La vernice è stata lavata da tempo. Ma il sangue
delle vittime innocenti non si lava. Non è la nostra vernice a imbrattare
indelebilmente l’Arco della Pace: sono le bombe pagate con i soldi pubblici,
sono i contratti d’armi firmati in silenzio, è la complicità di chi governa e
tace.
Quelle stesse élite che finanziano le guerre sono le stesse che bloccano la
transizione energetica, che proteggono i fossili, che ci rendono dipendenti dal
gas di chi ci ricatta. Guerra e crisi climatica non sono emergenze separate:
sono due facce dello stesso sistema di potere. Pensare che nel 2026 siano le
persone che chiedono pace e giustizia ad essere condannate e non chi produce,
vende ed usa missili è una follia.
ALTRI PROCESSI IN CORSO
* 26 maggio, ore 9.00 – Tribunale di Roma: prima udienza dibattimentale per
lancio della zuppa sulla teca del quadro di Van Gogh del 4 novembre 2022
* 27 maggio, ore 9.30 – Tribunale di Roma: udienza per opposizione al decreto
penale di condanna per violazione di foglio di via durante il blocco al
Colosseo del 20 aprile 2023
Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili nel sito web e sui canali
social
* https://ultima-generazione.com
* Facebook @ultimagenerazione.A22 – Instagram @ultima.generazione – Twitter
@UltimaGenerazi1
* Telegram @ultimagenerazione
Ultima Generazione