Francesco Permunian / Mostri editoriali

Pulp Magazine - Sunday, May 17, 2026

Esce ora in Palingenia, editore veneziano che in veste di forziere non fa che proteggere approdi preziosi di letteratura, il libro più tragico dello scrittore che dai lidi quasi inviolati del Garda (dove vive e lavora da molti anni), da quei luoghi generativi, di tanto in tanto getta testimonianze sulfuree su malefatte editoriali tutt’altro che pie e che saturano di delitti e empietà cartacee i banchi pesantissimi delle patrie librerie. Francesco Permunian denuncia da sempre i riti consumati nei corridoi labirintici dove si addentrano cercatori di fama in mezzo a bande di malfattori di lingua (si fa per dire) italiana che di suddetta lingua fanno strame del tutto ignari di quanto il vero “fallimento” beckettiano possa essere onorevole finale.

Ai professionisti del fallimento che continuano, dal loro fondo paludoso, a inondarci di lamentele, Permunian dedica questo libello costituito da una mezza centuria di specie e generi di falliti patologici, speranzosi purtuttavia in una misera fama che aggiungerebbe presto rovina alla rovina. I multiformi farfugliano, appunto, senza sosta nel campo dell’editoria, scartati uno dopo l’altro nelle sale dove il fallimento socioeconomico s’accompagna alle astrazioni accademiche. Alla ricerca di delitti onesti, camminano tutti di lato trasformandosi ben presto in apparizioni d’acre odore. Meno che resti di rese dei conti nel cronicario mondano.

L’autore viaggia in queste contrade soffocate che a stento arginano orrori e polluzioni editoriali, piene zeppe di pubblicandi di professione e frequentatori del primo “chiassoso pollaio di pennuti nevrastenici” a disposizione. Nei quadri di vita quotidiana raccontati pagina dopo pagina gli accadimenti grotteschi sono di svariata natura e gusto, dai deleteri appetiti sessuali e zoofilie ai plagi mozzafiato, dalle trappole culinarie ai cascami poetici, dal nazifemminismo a improbabili editori. Un teatro onnicomprensivo di miserie e florilegio di mondi che nemmeno la solitudine mortale sottrae all’azione meticolosa del tragico. Menzioni di scrittori i cui frammenti fortunatamente appaiono da luoghi conservativi, Permunian ne trova memoria e corrispondenza e ce ne fa dono vagheggiando trascrizioni accorte di lingua viva. Cittadino di operosa solitudine sa tutto di inedite e edite catastrofi, di deretani passati alla cronaca e carriere disonorevoli, racconta il brusio e si destreggia con ampi margini di vaccino fra stupidi meritori di castigo e sfigati il cui peggior vizio non è l’etilismo.

Gli ingranaggi commerciali usano oli d’ultimo ordine, nel meccano risultante maneggiano i filibustieri, con nomi e cognomi che divertono o fanno incazzare. Ma il lettore sappia divertirsi e si faccia vanto d’avventurarsi in un libro dalla cura eccelsa e deliberatamente aristocratico, nelle cui pagine s’agitano floridi mostri per niente simbolici ma brulicanti e sconci. Scene esplicite, materia di prima scelta in diretta dalle meglio famiglie editoriali.

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