Francesco Permunian / Mostri editoriali
Esce ora in Palingenia, editore veneziano che in veste di forziere non fa che
proteggere approdi preziosi di letteratura, il libro più tragico dello scrittore
che dai lidi quasi inviolati del Garda (dove vive e lavora da molti anni), da
quei luoghi generativi, di tanto in tanto getta testimonianze sulfuree su
malefatte editoriali tutt’altro che pie e che saturano di delitti e empietà
cartacee i banchi pesantissimi delle patrie librerie. Francesco Permunian
denuncia da sempre i riti consumati nei corridoi labirintici dove si addentrano
cercatori di fama in mezzo a bande di malfattori di lingua (si fa per dire)
italiana che di suddetta lingua fanno strame del tutto ignari di quanto il vero
“fallimento” beckettiano possa essere onorevole finale.
Ai professionisti del fallimento che continuano, dal loro fondo paludoso, a
inondarci di lamentele, Permunian dedica questo libello costituito da una mezza
centuria di specie e generi di falliti patologici, speranzosi purtuttavia in una
misera fama che aggiungerebbe presto rovina alla rovina. I multiformi
farfugliano, appunto, senza sosta nel campo dell’editoria, scartati uno dopo
l’altro nelle sale dove il fallimento socioeconomico s’accompagna alle
astrazioni accademiche. Alla ricerca di delitti onesti, camminano tutti di lato
trasformandosi ben presto in apparizioni d’acre odore. Meno che resti di rese
dei conti nel cronicario mondano.
L’autore viaggia in queste contrade soffocate che a stento arginano orrori e
polluzioni editoriali, piene zeppe di pubblicandi di professione e frequentatori
del primo “chiassoso pollaio di pennuti nevrastenici” a disposizione. Nei quadri
di vita quotidiana raccontati pagina dopo pagina gli accadimenti grotteschi sono
di svariata natura e gusto, dai deleteri appetiti sessuali e zoofilie ai plagi
mozzafiato, dalle trappole culinarie ai cascami poetici, dal nazifemminismo a
improbabili editori. Un teatro onnicomprensivo di miserie e florilegio di mondi
che nemmeno la solitudine mortale sottrae all’azione meticolosa del tragico.
Menzioni di scrittori i cui frammenti fortunatamente appaiono da luoghi
conservativi, Permunian ne trova memoria e corrispondenza e ce ne fa dono
vagheggiando trascrizioni accorte di lingua viva. Cittadino di operosa
solitudine sa tutto di inedite e edite catastrofi, di deretani passati alla
cronaca e carriere disonorevoli, racconta il brusio e si destreggia con ampi
margini di vaccino fra stupidi meritori di castigo e sfigati il cui peggior
vizio non è l’etilismo.
Gli ingranaggi commerciali usano oli d’ultimo ordine, nel meccano risultante
maneggiano i filibustieri, con nomi e cognomi che divertono o fanno incazzare.
Ma il lettore sappia divertirsi e si faccia vanto d’avventurarsi in un libro
dalla cura eccelsa e deliberatamente aristocratico, nelle cui pagine s’agitano
floridi mostri per niente simbolici ma brulicanti e sconci. Scene esplicite,
materia di prima scelta in diretta dalle meglio famiglie editoriali.
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