
La Cina alla superficie della storia
Comune-info - Friday, May 15, 2026Le relazioni tra Usa e Cina miglioreranno sempre di più e saranno basate sulla cooperazione, assicurano in questi giorni Xi Jinping e Donald Trump. Quello che è certo che è nessuno conosce con esattezza quale sarà il mondo che le guerre, militari e commerciali, stanno cercando di istituire. Alcuni dicono che, a cominciare dalla gestione delle materie prime “rare”, la Cina può costituire un’alternativa alla distruttiva arroganza statunitense. Di certo anche la Cina ha un odioso sistema militare, per altro sempre più basato sull’IA, che ha bisogno di enormi quantità di energia. Di certo, la industrie cinesi, che restano in gran parte medio-piccole, sono ad altissima intensità di manodopera. Di certo, la qualità della vita nelle campagne della Cina non è paragonabile a quella delle città. Dal fragile micrcosmo di uno spazio indipendente come Comune abbiamo anche altre tre piccole certezze. La prima, le società in basso sono complesse ed è sbagliato farle coincidere con chi le governa. La seconda: non esistono potenze buone: tutte sono parte dello stesso sistema capitalista, patriarcale e coloniale. La terza: abbiamo sempre più bisogno di guardare il mondo non con la geopolitica e le guerre tra gli Stati, ma sappiamo che non è facile
Foto di Eric Prouzet su UnsplashL’articolo è un’anticipazione di uno dei capitoli finali di Nel laboratorio della guerra. Storia del presente, antropologie, strategie planetarie, di prossima pubblicazione. Si tratta di una ricerca storica che rileva i nessi e gli effetti di separazione di un recente passato dal nuovo mondo che la guerra istituisce, non più definito da categorie filosofico-politiche, forme giuridiche e campi di intervento specifici. Per districare l’intreccio tra gli assetti di potere e i modi di governo delle popolazioni, proviamo ad applicare l’analitica della guerra elaborata da Michel Foucault a quelle che lo storico dell’economia Giovanni Arrighi ha definito “transizioni egemoniche”.
La Cina oggi non è solo potenza terrestre, marittima e spaziale, è l’immagine, il sogno e il luogo di un’eterotopia alternativa al gioco geopolitico a somma zero, in cui uno domina se l’altro è annientato.
Per questo le preoccupazioni autarchiche e la guerra unilaterale ingaggiata dagli Stati Uniti, soprattutto riguardo a risorse e tecnologie, hanno ragioni che attengono all’inevitabile declino egemonico statunitense e alla visione cosmica, di pace e armonia, dettata dalla Cina. Di ciò testimonia il documento della National Security Strategy del novembre 2025, che nella versione riservata sancisce il fallimento dell’egemonia americana.1 Come affermano molti analisti a oriente e a occidente, nonostante i tentativi di prolungare il dominio, l’egemonia degli Stati Uniti sta scadendo.2 Le nuove vie della seta sono state bloccate dall’Europa nel 2023, ma continuano ad essere un’alternativa possibile ai dazi e ai ricatti commerciali e bellici degli Stati Uniti.
Il principio cinese è che l’occupazione di spazi continentali alimenta scambi e relazioni e non serve ad annichilire l’avversario. Come intuiva Arrighi, l’eventuale transizione dall’egemonia statunitense a quella cinese non consisterà nel sostituire all’unilateralismo un altro unilateralismo, perché la Cina «non ha i mezzi e la volontà per… cimentarsi in un uso globale della propria capacità bellica.».3 Ciò anzitutto perché per Pechino l’obiettivo non è la guerra ma promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a somma zero e l’approccio unilaterale».4
Nel 2001 Pechino ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma la svolta c’è stata dopo il XVIII Congresso del PCC. Il concetto portante della strategia politica cinese è la creazione di una «comunità con un futuro condiviso per il genere umano».5 Anche se con l’avvento di Xi Jimping la Repubblica Popolare ha intensificato le attività militari, la priorità politico-strategica è «l’aumento del benessere dei cinesi».6
Certo, la Cina ha bisogno che la competizione sia controllata e prevedibile, per le storiche questioni aperte: Taiwan, diritti umani e diritto allo sviluppo che gli Stati Uniti fanno di tutto per impedire, ma «non cerca una leadership globale improntata al modello americano e non ritiene che gli Stati Uniti abbandoneranno l’Asia».7
Benchè Pechino abbia eliminato statisticamente la povertà assoluta nel 2020, «la qualità della vita nelle campagne non è paragonabile a quella delle città».8 L’esplosione dell’high-tech ha contribuito poco a consolidare il quadro economico. La forza lavoro cinese «è una delle meno istruite tra i paesi a reddito medio… Le industrie del settore infatti, sono in gran parte medio-piccole ma soprattutto ad alta intensità di manodopera… come la sanità o la scuola restano pericolosamente negletti».9 Il riferimento è ai «900 milioni di individui che continuano a vivere con circa 10 dollari al giorno, spesso nelle regioni interne.
Gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, nelle tecnologie quantistiche, nelle biotecnologie, nel G6 e nelle auto elettriche, mirano a creare nuovi posti di lavoro che si attestano comunque intorno al 20%.10
Nel 2024 la Cina ha prodotto «…l’80% dei pannelli solari e il 70% dei veicoli elettrici prodotti nel mondo… Tuttavia ha anche istallato il doppio di tutta la capacità fotovoltaica presente negli Stati Uniti, totalizzando il 55% delle nuove istallazioni a livello globale. Ha inoltre acquistato circa il 75% delle auto elettriche fabbricate nel mondo, sebbene il governo abbia quasi eliminato gli incentivi».11 Ma questo exploit paga il prezzo di una sovrapproduzione che Pechino non riesce a controllare. Pannelli solari, auto elettriche e batterie sono prodotte in “cieca espansione” che premia velocità e quantità rispetto a produttività e diversificazione.12 «L’enfasi sulla quantità riduce al minimo i margini di profitto, sicché quando la domanda stagna e/o la concorrenza cresce, le aziende tagliano i prezzi del 30% in media su 230 modelli di auto elettriche negli ultimi due anni».13 Le aziende comunque non chiudono: le banche parastatali preferiscono rifinanziarle per non precipitare ricadute occupazionali “sgradite a Pechino”. Tuttavia, il termine “involuzione” è ricorrente e diffuso. Descrive la «trappola socioeconomica creata da una competizione esasperata…, che genera rendimenti decrescenti: persone e aziende lavorano sempre di più, ma ottengono sempre meno».14
Pechino apre da anni le porte a studiosi, accademici e scienziati stranieri e promuove molte iniziative internazionali, all’opposto di Washington, che vorrebbe limitare l’accesso di stranieri agli atenei.15 Il vicedirettore dello Shanghai Institute for International Strategic Studies scrive che «Pechino non desidera la competizione con gli Stati Uniti, ma la cooperazione, che “porta benefici a entrambi, mentre scontrarsi danneggia entrambi”».16
Il tutto si evince dal 15° piano quinquennale. Due documenti del Comitato Centrale del PCC, le “raccomandazioni per l’elaborazione della pace” e “domande e risposte”, indicano le linee progettuali cinesi dei prossimi cinque anni (2026-2030). Sviluppare la circolazione interna, cioè il mercato interno, in rapporto con il mercato esterno; sviluppare «la stabilità e la crescita a lungo termine della circolazione interna possono contrastare le incertezze che sorgono dalla circolazione internazionale»17. Inoltre, per “intensificare gli scambi e l’apprendimento reciproco tra civiltà” occorre sostenere lo sviluppo internazionale dei social media, internazionalizzando le piattaforme cinesi: Douyin (versione di TikTok), Xiaohongshu (come RedNote), Weibo (omologo di X).18 Quindi, occorre incentivare il multipolarismo, dal momento che «alcuni paesi occidentali… provano ancora a mantenere un’egemonia unipolare, ma queste azioni scontano la diffusa opposizione della comunità internazionale»,19 e i rischi connessi alla sicurezza strategica sono in aumento: la fiducia reciproca tra le potenze nucleari si sta indebolendo.
Fatta la tara alla retorica del “morale alto” e della “salda forza di volontà” raccomandata ai cinesi, le domande e risposte al documento del piano quinquennale affermano la necessità di resistere al «contenimento, soppressione e coercizione esterni, senza mai cedere alla politica di potenza e all’intimidazione».20 Perché «più gli altri costruiscono “piccoli cortili con steccati o spingono per il disaccoppiamento [dall’economia cinese], più promuoveremo con fermezza aperture ad alto livello.».21 Infine, è necessario promuovere l’autosufficienza e mantenere il controllo di aree chiave, perseguire l’autonomia scientifica e tecnologica… promuovere l’innovazione indipendente e originale, rimuovere le strozzature nelle tecnologie critiche».22
La guerra russo-ucraina, il 7 ottobre, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, il rapimento del presidente venezuelano Maduro, le minacce a Cuba e la guerra israelo-statunitense al Libano e all’Iran, hanno spinto Pechino a ridefinire la concezione dell’arte bellica. Le armi autonome governate da algoritmi e Intelligenza Artificiale hanno trasformato in brevissimi tempo la forma dei conflitti. «Il mondo sta passando dall’epoca dell’informazione a quella dell’intelligenza generativa».23 Oggi il duello avviene tra sistemi basati sulle reti, tramite piattaforme con e senza equipaggio.
Dalla guerra del Golfo del 1990-’91, all’11 settembre 2001, le guerre degli Stati Uniti e della Nato hanno evidenziato la centralità dell’informazione. Già prima dell’invasione russa «Pechino aveva anticipato il ruolo che avrebbe svolto l’integrazione di tecnologie spaziali, informazione, nanotecnologie, Internet, capacità quantistiche, robotica, AI.».24 I vertici militari cinesi hanno condotto ricerche approfondite sull’impiego di droni nella guerra in Ucraina. Dal 2010, l’Esercito popolare di liberazione ha elaborato quattro scenari: una guerra difensiva contro una superpotenza «pronta a intervenire per fermare un’operazione militare cinese nel suo estero vicino»;25 uno scontro con Taiwan; un conflitto di piccola o media entità per dispute territoriali (per esempio lungo il confine sino-indiano); operazioni a bassa intensità e di natura non convenzionale26. «La prospettiva di un conflitto sino-statunitense è servita da propulsore per il processo di modernizzazione dell’Epl».27Nessuno crede più alla pace basata sulla rinuncia all’impiego delle armi nucleari. Entro il 2030 e secondo la teoria della “mutua distruzione assicurata”, l’arsenale nucleare della Repubblica Popolare raggiungerà le mille testate.
Per Xi Jimping è essenziale promuovere la Global Governance Initiative, rivelata a settembre 2025 a Tianjin.28 Per Pechino l’obiettivo non è la guerra ma promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a somma zero e l’approccio unilaterale».29 La Global Governance ha valore storico perché è «frutto dell’interazione tra pensiero politico tradizionale ed esperienza moderna».30 Solidale al principio confuciano “Quando la Grande Via prevale, il mondo appartiene a tutti”, la Repubblica Popolare punta ad una governance con ordine e ragione, non basata su un potere coercitivo, ma sul “governo attraverso la virtù”. Così un principio etico diviene filosofia politica. Il suo valore strategico, almeno su scala nazionale, è pari, se non superiore, a quello del realismo geopolitico che si limita a registrare lo status quo e non genera alcuna trasformazione.
Uguaglianza delle sovranità e non ingerenza negli affari interni; multilateralismo fondato su consultazioni ampie, non su architetture regionali come il G7 o il G4, tra paesi che appartengono ad una cerchia ristretta; gestione dell’ordine internazionale centrata sulle persone, promuovendo il benessere delle popolazioni e l’equità sociale31. Questi sono i principi cinesi di un diverso ordine mondiale che oppone la strategia della sapienza all’idiozia psicopatica assassina.
La Cina ha promosso l’ampliamento dei BRICS, ha sostenuto il Sudafrica nel G20 e ha «trasformato l’organizzazione per la cooperazione di Shangai nella più grande architettura regionale al mondo, per territorio e popolazione».32
Con il ritorno di Trump alla presidenza, gli Stati Uniti si sono ritirati dalle alleanze globali sulla governance di Internet, sugli standard dell’IA e sulle catene di approvvigionamento dei semiconduttori.33Il nazionalismo digitale statunitense basato sulla protezione delle Big Tech dalla concorrenza straniera si è esplicitato nel Decoupling Act del 2025, «che include misure drastiche come il divieto di importazione ed esportazione di tecnologia AI da e verso la Cina e restrizioni alla ricerca sull’AI collaborativa con entità cinesi».34
La Cina ha sviluppato un intero ecosistema digitale parallelo: Baidu per Google, WeChat per WathsApp, Weibo per X, Alibaba e J.D.com per Amazon. La Digital Silk Road (via della seta digitale) prevede investimenti in infrastrutture digitali e tecnologie di sorveglianza in paesi come VietNam, Zimbabwe, Uganda, che mira a ridurre le interdipendenze tecnologiche «considerate rischi per la sicurezza nazionale».35
Dal 2015 la traiettoria di sviluppo delle tecnologie digitali cinesi è orientata a colmare il divario nei confronti degli Stati Uniti e dalla necessità di sviluppare tecnologie duali (dual use) civili e militari, in maniera speculare. Già nel 2016 l’esercito cinese annuncia lo sviluppo di missili balistici basati sull’IA, che comincia ad essere impiegata come negli Stati Uniti per i processi di addestramento e di valutazione del personale di comando.36
Nel 2017, in un articolo del “People’s Liberation Army Daily”, rivista ufficiale dell’esercito, «Wang Weixing, responsabile dei progetti di ricerca d’avanguardia delle forze armate cinesi, suggerisce di dirottare parte delle risorse destinate alla costruzione di portaerei e caccia di ultima generazione su IA e droni.».37 Nel 2018 a Baidu si costituisce il Laboratorio congiunto delle tecnologie di comando e controllo intelligenti, con il compito di sviluppare tecnologia IA di supporto alle decisioni operative nei teatri di guerra, simili a quelle che Alphabet, Microsoft e ancor più Palantir forniscono al Dipartimento della Difesa statunitense e alle forze armate israeliane.38
La porosità dei confini tra imprese come Huawey e apparato militare, come avviene negli Stati Uniti, consente di trasferire competenze da e verso l’apparato militare. Nel 2017 la società statale CETC testa con successo il suo primo sciame di droni. Ma è la guerra russo-ucraina che permette alla Cina di imparare molto sulla produzione di droni a basso costo ed elevate capacità belliche.
Nel 2023 la NORINCO «ha presentato la sua nuova linea di cani-robot impiegabili per attività di sorveglianza e ricognizione…»39, ma le mobilitazioni sociali hanno favorito l’adozione di norme a tutela della privacy ispirate al modello dell’Unione Europea.40
L’IA generativa DeepSeek che rappresenta un’alternativa acuminata a basso costo alle potenti IA delle BigTech, è oggi ai vertici del complesso militare-digitale cinese. Le IA generative hanno bisogno di enormi quantità di energia per allenare gli algoritmi di apprendimento. La Cina negli ultimi dieci anni ha sviluppato 34 linee di trasmissione di tensione ultra-alta (UHV), mentre gli Stati Uniti neanche una.41 La rete elettrica statunitense è obsoleta e funziona al massimo delle sue capacità, generando rilevanti problemi di congestione, con implicazioni negative riguardo al supporto di attività industriali e tecnologie energivore.42
Ma è sulle materie prime “rare” che lo scontro con gli Stati Uniti dimostra che la Cina può costituire l’alternativa egemonica alla distruttiva arroganza americana. Il 2 aprile 2025 Trump annuncia il ‘liberation day’, imponendo dazi al mondo, per colpire i paesi che hanno esportato negli Stati Uniti più di quanto abbiano importato. L’obiettivo è ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti. I dazi imposti alla Cina raggiungono il 145%. Mentre tutti i paesi colpiti dai dazi rimangono inerti, la Cina già colpita dal 2018 e a cui gli Stati Uniti hanno impedito di importare semiconduttori di ultima generazione, impone dazi al 125% sulle merci importate.
Inoltre, il 4 aprile 2025, viene pubblicato “l’annuncio numero 18”. La Cina introduce un regime globale di controllo sulle esportazioni di magneti basati sulle terre rare, di cui ormai controlla la gran parte dell’estrazione in Cina e nelle economie africane e sudamericane. I settori più colpiti sono militare, aerospazio, energia e automobili. Non si tratta di un divieto definitivo di esportare, ma della richiesta alle aziende che importano di una specifica licenza rilasciata da un organismo di controllo. Inoltre, il governo cinese vieta ad alcune aziende statunitensi che operano nei settori difesa e aerospazio, di avere accesso a materie prime e componenti con finalità duale, civile e militare.43
In Corea del Sud a Busan a fine ottobre 2025 Xi Jimping e Trump siglano una tregua commerciale: riduzione di alcune tariffe sulle merci cinesi in cambio della sospensione delle restrizioni sulle esportazioni di terre rare.44
«You met me in a very Chinese moment of my life» è la frase diventata virale su TikTok, che indica l’apprezzamento dei giovani per usi e costumi della Repubblica Popolare.45 In un certo senso, potrebbe essere vero.
1 Giorgio Cuscito, La lunga marcia di Xi verso il centro del mondo, in “limes”. Rivista italiana di geopolitica, Il tempo della Cina, 12/2025
2 cfr. Hou Aijun, Pechino è con Mosca contro il revisionismo occidentale, in “id.”, p. 133.
3 G. Cuscito, p.14.
4 Dong Yifan eCui Puge, La nuova missione cinese. Sfidare l’occidente e sedurre il resto del mondo, in “id”, p.99.
5 Cit. id., p. 100.
6 Cuscito p. 17.
7 Zhao Long, USA e Cina avversari leali, in “id.”, cit. p. 28.
8 Cuscito p. 17.
9 Fabrizio Maronta, L’economia vola. La Cina ha un problema, in “id.”, cit. p. 51.
10 Cuscito, p. 17.
11 Maronta, p. 48, nota 11 «Trends in electric car markets», in Global EV Outlook 2025 – Expanding sales in diverse markets, International Energy Agency (IEA), luglio 2025; F. Lambert, «Electrict vehicles reach tipping point in China, surge to 51% market share», Elektrek, 29/8/ 2025; Ember, «China», aggiornato al 25/11/2025.
12 Id. p. 48.
13 Id. p. 49.
14 Id. p. 51.
15 Id. p. 51.
16 Zhao Long, p. 27.
17 Jiang Jiang, Breve dizionario di strategia cinese, in “id.”, cit. p. 38.
18 Id. cit. p. 38.
19 Id. cit. p. 38.
20 Id. cit. p. 39.
21 Id. cit. p. 39.
22 Id. cit. p. 40.
23 You Ji, La Cina riscopre l’arte della guerra, in “id”. p. 72.
24 Id. cit. p. 72.
25 Id. cit. p. 74.
26 Cfr. id. p. 75.
27 Id. p. 75.
28 Cfr. Dong Yifan e Cui Puge, id. p. 99.
29 Id. cit. p. 99.
30 Id. cit. p. 100.
31 Cfr. id. P. 102.
32 Id. cit. p. 102.
33 Pierguido Iezzi, Benvenuti nel mondo della digipolarizzazione, in “id.” cit. p. 165.
34 Id. cit. p. 165.
35 Id. cit. p. 168.
36 Dario Guarascio, Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA, Laterza editori, Roma-Bari 2026, cit. p. 235.
37 Id. cit. p. 232.
38 Cfr. Id. p. 233, nota 68: Nouwens, M. and Legarda, H (2018). China’s pursuit of advanced dual-use technologies. International Istitute for Strategic Studies. https://www.iiss.org/research-paper/2018/12/emerging-technology-dominance/
39 Id. Cit. p. 235.
40 Cfr. id. p. 270-271.
41 Cfr. id. p. 251.
42 Cfr. p. 252.
43 Cfr. id. p. 254.
44 Cfr. id. p. 255.
45 G. Cuscito, La Cina batte gli USA senza combattere, “Limes” 3/2026 ‘In trappola’, p. 162.
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