
Ricordando Bernardo
carteinregola - Wednesday, April 8, 2026
di Enzo Scandurra
Lascio ad altri, più competenti, di illustrare la figura di architetto e urbanista di Bernardo; io preferisco ricordarlo come un amico.
Con Bernardo ci conoscemmo per caso a Trapani, nel ’94, entrambi direttori di dipartimento, fummo nominati (in quanto fuori dal mondo siciliano) periti consulenti del Gip del Tribunale. Quel giorno, a Trapani, ci salutammo per la prima volta, poi lui partì per Roma, io rimasi a fare un giro in Sicilia.
Io allora ero sempre un po’ diffidente degli architetti; lui, invece, sempre cordiale e disponibile.
Facemmo conoscenza più intima, anche con la moglie Gaia, nei seminari estivi organizzati da Enzo Tiezzi a Ingurtosu. Erano i tempi della scoperta dell’ecologia, con Marcello Cini, Enzo Tiezzi, lo scultore Cascella e Pino Longo.
In seguito ci vedevamo con frequenza nella sua casa di Civita di Bagnoregio. Lì una volta organizzammo un seminario sull’ecologia che durò due giorni, insieme a Giovanna Ricoveri, Carla Ravaioli, Marcello, Enzo, Magnaghi e un funzionario dell’Enea di cui non ricordo più il nome.
A quel momento misi definitivamente a fuoco l’immagine di Bernardo: sembrava un nobile caduto dal cielo in mezzo a degli umani litigiosi, in eterno conflitto. Lui aveva sempre una postura apparentemente distaccata: sobrio, mai polemico, riservato, sempre pronto a stemperare i conflitti. Anche quando indossava i vestiti che sarebbero stati assai meglio a un ragazzo, appariva comunque elegante, un vero signore!
Poi conobbi il suo dolore e quello di Gaia in occasione della morte della figlia. Anche in quella tragica vicenda riusciva a contenere il suo dolore mascherandolo con ironia e una finta rassegnazione.
Era facile diventare suo amico: era sempre aperto alle novità (ricordo una volta che, emozionato, mi lesse, per telefono, un intero articolo sul “pensiero unico” di Ignacio Ramonet, su Le Monde Diplomatique), non si tirava mai indietro di fronte a qualsiasi avventura politica e non. A suo modo, un modo un po’ timido, era anche romantico e passionale sebbene la sua (presumo io) rigida educazione (un po’ svizzera, un po’ inglese) lo frenava dall’esibire i suoi sentimenti.
Era capace di scacciare la tristezza e affrontare le contraddizioni del presente con ironia e fiducia.
Come ben disse Cacciari, in ricordo della morte di Asor Rosa, gli amici si appartengono e passano, attraverso tale legame, a contribuire a cambiare il Paese.
Con Bernardo ci siamo appartenuti, forse per troppo poco tempo.
Enzo Scandurra
Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com