Ricordando Bernardo
di Enzo Scandurra
Lascio ad altri, più competenti, di illustrare la figura di architetto e
urbanista di Bernardo; io preferisco ricordarlo come un amico.
Con Bernardo ci conoscemmo per caso a Trapani, nel ’94, entrambi direttori di
dipartimento, fummo nominati (in quanto fuori dal mondo siciliano) periti
consulenti del Gip del Tribunale. Quel giorno, a Trapani, ci salutammo per la
prima volta, poi lui partì per Roma, io rimasi a fare un giro in Sicilia.
Io allora ero sempre un po’ diffidente degli architetti; lui, invece, sempre
cordiale e disponibile.
Facemmo conoscenza più intima, anche con la moglie Gaia, nei seminari estivi
organizzati da Enzo Tiezzi a Ingurtosu. Erano i tempi della scoperta
dell’ecologia, con Marcello Cini, Enzo Tiezzi, lo scultore Cascella e Pino
Longo.
In seguito ci vedevamo con frequenza nella sua casa di Civita di Bagnoregio. Lì
una volta organizzammo un seminario sull’ecologia che durò due giorni, insieme a
Giovanna Ricoveri, Carla Ravaioli, Marcello, Enzo, Magnaghi e un funzionario
dell’Enea di cui non ricordo più il nome.
A quel momento misi definitivamente a fuoco l’immagine di Bernardo: sembrava un
nobile caduto dal cielo in mezzo a degli umani litigiosi, in eterno conflitto.
Lui aveva sempre una postura apparentemente distaccata: sobrio, mai polemico,
riservato, sempre pronto a stemperare i conflitti. Anche quando indossava i
vestiti che sarebbero stati assai meglio a un ragazzo, appariva comunque
elegante, un vero signore!
Poi conobbi il suo dolore e quello di Gaia in occasione della morte della
figlia. Anche in quella tragica vicenda riusciva a contenere il suo dolore
mascherandolo con ironia e una finta rassegnazione.
Era facile diventare suo amico: era sempre aperto alle novità (ricordo una volta
che, emozionato, mi lesse, per telefono, un intero articolo sul “pensiero unico”
di Ignacio Ramonet, su Le Monde Diplomatique), non si tirava mai indietro di
fronte a qualsiasi avventura politica e non. A suo modo, un modo un po’ timido,
era anche romantico e passionale sebbene la sua (presumo io) rigida educazione
(un po’ svizzera, un po’ inglese) lo frenava dall’esibire i suoi sentimenti.
Era capace di scacciare la tristezza e affrontare le contraddizioni del presente
con ironia e fiducia.
Come ben disse Cacciari, in ricordo della morte di Asor Rosa, gli amici si
appartengono e passano, attraverso tale legame, a contribuire a cambiare il
Paese.
Con Bernardo ci siamo appartenuti, forse per troppo poco tempo.
Enzo Scandurra
Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com