Una gran voglia di umano

Comune-info - Wednesday, April 1, 2026
Minneapolis. Foto di Susan Williams

C’è una gran voglia di umano in giro che affratella questo unirsi tra sconosciuti di ogni età e provenienza nelle strade e nelle piazze: ci si unisce in nome di un rifiuto dell’arroganza violenta e sprezzante di chi pretende di comandare imponendo sopraffazione e morte a chi non è suddito, succube o omologato. C’è una necessità che vive nelle voci e nei corpi di chi testimonia con i propri passi la forza della sua convinzione, uscendo per recarsi al seggio, preparando gli slogan, i cartelli, i canti per scendere in piazza per l’ambiente, per la pace, per la democrazia. È una necessità che richiama quella espressa negli anni Settanta da chi aveva a cuore l’evoluzione del nostro sistema in termini di realizzazione dei principi affermati nella Costituzione “volte al cambiamento di un sistema patriarcale e capitalista che, affossando principi elementari di giustizia, libertà, rispetto per le diversità e per l’ambiente, sta trasformando il mondo in un sistema di guerra1” come scrive Lea Melandri su Comune.

È una necessità sorgiva, perché è legata a un’urgenza mossa non dalla paura, come disperatamente vorrebbe chi, abbarbicato al suo potere corrotto, spinge al baratro per impedire riequilibri e rinnovamento, ma dal desiderio. E il desiderio è una guida potente, perché affonda le radici nell’essenza della nostra umanità e ci dà il coraggio, l’ardire, di dare fiducia a una crescente, ancora indistinta, ma persistente, sensazione che ci sia una diffusa voglia di riunificazione di tutti quei dualismi con i quali dissezioniamo la nostra umanità: maschi e femmine, giovani e vecchi, mente e corpo, sessualità e politica, uomo e ambiente e via andare.

È una spinta laica di profonda religiosità, che trascende i credi ma recupera l’essenza del rilegare (re-ligere) non in termini di sudditanza verso la divinità, ma di piena aderenza alla propria essenza umana, in funzione emancipatrice e scardinante dei presupposti del sistema patriarcale e capitalista, da sempre centrato sull’esigenza di dividere per utilizzare, separare per mettere in competizione, distinguere per, appunto, disumanizzare.

Nelle piazze del 28 marzo “contro i re e le loro guerre” c’era una radicale denuncia alle aberrazioni e alle politiche criminali, imperialiste e coloniali di una classe di leader dissennati e feroci. Ma costruita sulla voglia e sulla gioia, sul senso di accoglienza, di inclusione, di appartenenza nutrita nei confronti dell’altro, di qualsiasi genere, età, provenienza, condizione sociale fosse. Una testimonianza di massa per la piena attuazione di quella Costituzione fondata sulla pari opportunità di tutti a godere delle tutele e diritti di cittadinanza e a poter partecipare appieno “all’organizzazione politica economica e sociale del Paese2”, difesa solo pochi giorni prima con il No al referendum contro lo squilibrio dei poteri che ha registrato un’affluenza di 4,6 milioni di votanti (10%) in più di quanto stimato dai sondaggisti. Una marea di voti che, come rileva Andrea Segre, sempre sul nostro, anch’esso irrinunciabile, Comune-info.net “è fortemente giovanile e che spinge finalmente verso una voglia di futuro, sapendo benissimo che per avere un futuro bisogna avere radici salde in principi comuni irrinunciabili come quelli della Costituzione…3” che il movimento non considera un’icona da venerare, ma un patto da realizzare pienamente, perché, continua Segre, il movimento che è emerso come onda potente in questo lungo buio dell’umanità “non vuole la conservazione della democrazia, ma la sua realizzazione progressiva e trasformativa4”.

In questa immagine c’è una radicalità rivendicativa di umanità, che ribadisce la necessità di abbandonare la narrazione sulla paura che ha costruito l’immaginario di precarietà, invasione, chiusura identitaria in cui ci dibattiamo per affacciarci a una constatazione di quanto sia forte, possibile, sperimentata la possibilità invece di nutrire la fiducia, di aprirsi all’altro con serenità, di ascoltarne le ragioni e di mettersi insieme in cammino perché sia il sistema “patriarcale e capitalista” a doversi ripensare, abbandonando la sfrenata e ormai palesemente disumana concezione di ogni essere come strumento e merce.

Nella “rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano “di fatto la libertà e l’uguaglianza” oltre che dei cittadini direi l’intera categoria dei viventi, c’è tutto il sistema produttivo capitalista, che ha nell’opulenza la sua promessa e nella predazione il suo quotidiano. E quello a cui assistiamo, con uno sgomento che sta ritrovando la forza del riscatto, non è l’aberrazione del capitalismo, è la sua essenza strutturale. Perché prima che nella disumanità dei tiranni le ragioni della guerra sono nella struttura del capitalismo che si regge solo distruggendo con la guerra interi paesi e arsenali per far fronte al suo intrinseco bisogno di sfruttare, iper-produrre e buttare.

E allora, uniamo le voci, le lotte, i cori e con “la flotta dei cori in lotta” che ha sfilato al canto di “Nessun Re Nessun altare5ritessiamo le ragioni dell’umano, che sono trasversali, intergenerazionali, interclassiste, interspecie e intergenere e che hanno solo bisogno che la nostra fiducia riprenda respiro per prendere il coraggio di realizzare, progressivamente e trasformativamente la nostra capacità di vivere e convivere pacificamente.

1 https://comune-info.net/una-maggioranza-rumorosa-finora-inascoltata/

2 Art 3 della Costituzione Italiana: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

3 https://comune-info.net/la-massa-che-stupisce/

4 ibid

5 Composizione:

L'articolo Una gran voglia di umano proviene da Comune-info.